Varese

Zappalà: penso sia giusto e doveroso ricordare

Il poeta e storico Giovanni Zappalà

Abbiamo ricevuto da Giovanni Zappalà una lettera su quei lontani giorni del ’44. Una lettera che contiene la proposta di Zappalà, poeta ed autore del volume “Varese e Cuvio anni ’40″ (pubblicato da Pietro Macchione), di porre sul Colle Campigli una targa a memoria dei caduti dei bombardamenti. Pubblichiamo la lettera:

Come molti varesini ricordano e , forse, alcuni ignorano, il mese di aprile per la nostra città è stato, molti anni fa, un tragico mese. Mi riferisco all’anno 1944 quando ancorché verso la fine del conflitto la nostra città fu teatro di due nefasti avvenimenti: il primo proprio il primo di aprile, l’altro il 30, l’ultimo giorno del mese.
Alle 23,50 del primo giorno Varese fu meta degli invisibili bombardieri della RAF che seminarono morte e distruzione in una azione terroristica che aveva come intento la distruzione delle officine “Macchi” non più solo produttrici dei velivoli da caccia MC 202 e MC 205.
La costruzione dei caccia era stata quasi totalmente decentrata presso alcune sedi della periferia: Valle Olona, Gurone, Cocquio e Luino. L’incursione notturna inglese mancò l’obiettivo.
Nel 1944 la Macchi era stata designata per la produzione di parti e componenti per i velivoli Me209 e Me262 Messerschmitt e faceva parte del programma RuK per la costruzione e progettazione di prodotti bellici come le officine Breda di Sesto San Giovanni, produttrice degli MC202 varesini oltre che di componentistica dei velivoli da caccia Focke Wulf tedeschi.
Erano entrambi state individuate come bersaglio nell’operazione ”Strangle“ tesa a minare la logistica tedesca in ogni attività per tagliare loro ogni fornitura bellica.
La seconda incursione, quella americana con le fortezze volanti B17 del “ 99° e 463° Bomber Groups” forte di 72 velivoli, avvenne alla fine del mese, di domenica dalle 12,06 per dieci lunghi, interminabili minuti centrando l’obiettivo in una operazione che si rivelò più distruttiva rispetto a quella inglese del primo intervento.
La stessa mattina, dalle 11,55 alle 12,05, con i gruppi “301° e 483° Bomber Groups” altri 72 B17 bombardavano la Breda. Facevano parte della stessa missione: la ”Operations order N. 513“.
Ebbene le 99 vittime dei due interventi ( 18+81), il cui numero aumentò con il passare dei giorni, non sono ricordate, contrariamente a quanto è avvenuto in altri luoghi ugualmente colpiti dai bombardamenti come per esempio a Dalmine (BG).
Vorrei si dedicasse a ricordo di quei caduti una targa, o perché no, una piccola opera, da innalzare (suggerirei) ai piedi del colle Campigli, martoriato di bombe, laddove esisteva in via Sanvito la graziosa stazione della funicolare dalle carrozze azzurre che dall’8 novembre del 1911 sino al 30 di quell’aprile del ’44 collegava la stessa via al grande complesso del Kursaal, e dove , di scuro dipinto, il Palace Grand Hotel in un meraviglioso Liberty, unica opera ancora esistente sul colle, venne utilizzato come ”Ospedale Militare Territoriale“. Penso che per il capoluogo de ”La provincia con la ali” sia giusto e doveroso ricordare.
Giovanni Zappalà

30 aprile 2012
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3 commenti a “Zappalà: penso sia giusto e doveroso ricordare

  1. cittadino superpartes il 30 aprile 2012, ore 16:26

    Egr sig Zappala’, e’ giusto ricordare cio’ che accadde nella nostra citta’ in quel tragico mese del 44. il sacrificio di cittadini non in armi che hanno pagato con la vita la tragica follia della guerra voluta da un regime dittatoriale.Da tutto cio’ si tragga insegnamento e monito.

  2. Jane Bowie il 1 maggio 2012, ore 12:58

    Sono cittadina britannica residente in Italia, totalmente a favore del ricordo delle vittime civili di azioni militari in OGNI caso. Come dice giustamente il “cittadino superpartes” erano vittime di una tragica follia, esattamente come tutti i cittadini non in armi britannici, francesi, tedeschi e così via bombardati reciprocamente e sistematicamente per diversi anni durante la guerra. Certo che era terrorismo: il bombardamento di civili è svolto proprio per inculcare terrore nella popolazione civile, che sia di Varese, di Dresden, di Glasgow, di Coventry… Questa è un’opportunità per portare insieme i popoli i cui cittadini hanno sofferto (sono stati uccisi uomini e donne civili durante bombardamenti anche a mio paesello scozzese di poche migliaia di residenti) e ricordare l’alto prezzo che la popolazione civile paga quando i governi la porta in guerra.

  3. norma bombelli il 1 maggio 2012, ore 19:17

    Caro Zappalà, quei giorni dolorosi io non li ricordo, ero piccola, ma non per questo meno coinvolta. Ancora ricordo il dolore di una mia carissima amica quando mi raccontò di suo padre, operaio alla Macchi, quando suonò l’allarme e tutti cercarono riparo, questo padre, abitando a Casciago e pensando alla sua famiglia prese la bicicletta e si diresse verso casa, sicuro di arrivare dai suoi figli per proteggerli, ma all’altezza di Masnago, dopo uno scoppio, l’oda d’urto, scaraventò a terra quell’uomo, che non tornò più a casa. La mia amica ancora oggi ne porta le conseguenze, i ricordi non si spengono, e dunque è giusto ricordare, anche come dici tu.

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