Lettere

Macchione, le bombe e la targa

Ho letto con molto interesse le diverse e contrastate puntate del giornale Varesereport sulla proposta di ricordare con una targa le vittime dei due bombardamenti subiti da Varese nell’aprile del 1944.  I fatti sono semplici: in entrambe le circostanze la città e i suoi abitanti pagarono un  elevato contributo di sangue e dolore.

Quanto alle responsabilità, come sempre in questi casi, esse sono plurime e complesse. Da una parte ci sono quelle del fascismo e della Rsi che vollero la guerra, ma non seppero proteggere in modo adeguato la popolazione civile. Dall’altra c’è la strategia alleata con l’uso (talvolta? spesso?) eccessivo del bombardamento aereo. Gli storici hanno fatto luce da tempo su entrambe le circostanze.

Nel caso di Varese si voleva distruggere l’Aeronautica Macchi, ma si scelse di farlo, la prima volta con un bombardamento notturno ad alta quota che mancò il bersaglio; e la seconda con un bombardamento diurno in un giorno festivo che, però, si saldò con il calcolo cinico delle autorità locali di non sgomberare l’attiguo ospedale militare di Colle Campigli.

Già nel 1944 la città si attenne a un saggio criterio di giudizio: le vittime innocenti non hanno un colore politico. Quando le autorità cercarono di strumentalizzare    l’episodio la popolazione se ne mostrò indignata. Anche la Resistenza non lo utilizzò a fini propagandistici. I morti furono pianti e onorati come cittadini.
Al di là di queste precisazioni di fondo, Le scrivo per due motivi precisi.

Il primo è per dirLe che i nomi delle vittime sono ricordati già da una lapide che si trova all’ingresso del Cimitero di Masnago. Qualora fosse incompleta, la si può integrare con i nomi mancanti, affidando alla stessa la memoria perpetua di quei fatti ed anche le future cerimonie di ricordo. Inoltre, essendo da un anno visitabile il rifugio antiaereo scavato sotto villa Mirabello, perché non trasformarlo, anche in ricordo delle vittime, in un luogo della memoria, in un simbolo degli ideale di pace? Si potrebbe, ad esempio, coinvolgendo le organizzazioni interessate, tenerlo aperto ogni anno nel mese di aprile.

Il secondo è per dare testimonianza dell’assoluta buona fede e correttezza di Giovanni Zappalà che, avanzando al Sindaco Fontana la proposta di una targa, altro scopo non aveva che quello di dare un prosieguo alla testimonianza civile, umana e antifascista già espressa (2009) nel suo volume “Varese e Cuvio Anni Quaranta”, in cui ha descritto l’emozione e l’angoscia di un fanciullo varesino al cospetto dell’orrore di quei bombardamenti.

In un tempo in cui c’è sempre più bisogno di “memoria” e di impegno diretto, Zappalà ha fatto la sua parte e io intendo dargliene merito. Anzi esprimo l’auspicio che molti altri facciano lo stesso riempiendo i tanti “buchi” ancora presenti nella storia della nostra città e provincia.

La ringrazio per l’attenzione e per le interessanti “battaglie” che conduce.

Pietro Macchione

29 aprile 2012
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