Varese

Colle Campigli, targa per vittime degli anglo-americani

Un'immagine dei bombardamenti del '44

Una targa per ricordare a Varese le vittime dei bombardamenti anglo-americani. Dopo la targa a Gentile, ministro fascista ricordato davanti al Liceo Cairoli, ora è il momento di una targa che, lunedì 30 aprile, alle 11, sarà scoperta al Colle Campigli, sotto il Palace, e che, pur senza nominare il fatto che i bombardamenti fossero di marca “anglo-americana”, sottolinea il fatto che gli Alleati fecero delle vittime tra la popolazione civile. Anglo-americani non liberatori dai nazi-fascisti, ma esercito straniero che faceva vittime tra i civili. Proprio il 30 aprile del ’44 avvenne il secondo e più doloroso bombardamento (il primo era avvenuto tra l’1 e il 2 aprile).

A collocare la targa sarà sempre lo stesso assessore comunale, Stefano Clerici, che aveva promosso l’iniziativa per ricordare il ministro fascista Giovanni Gentile. Sarà lui ad inaugurare la targa al Colle Campigli. Certamente non dimenticherà – o, almeno, lo speriamo –  di ricordare che gli attacchi aerei degli Alleati puntavano a distruggere le officine Macchi, fucina di aerei per i nazi-fascisti. E che gli Alleati hanno reso possibile la Liberazione del Paese dalle truppe occupanti del Reich nazista e dei loro scherani repubblichini protagonisti di violenze inenarrabili nella tragica notte di Salò.

Tutto questo sarà certamente ricordato dall’Amministrazione comunale di Varese, che non può correre il rischio di mattere sullo stesso piano l’esercito nazifascista e l’esercito anglo-americano. Il Comune di Varese, insomma, non può equiparare chi, nonostante tutto, stava dalla parte giusta, della libertà e della democrazia, e chi, al contrario, stava dalla parte sbagliata, della tirannide e dell’oppressione delle libertà democratiche.

27 aprile 2012
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7 commenti a “Colle Campigli, targa per vittime degli anglo-americani

  1. cittadinosuperpartes il 27 aprile 2012, ore 18:17

    E gia’ gli alleati buttarono le bombe sulle nostrecitta’ mentre i nazifascisti su Londra buttavano le caramelle!!!

  2. bruno belli il 27 aprile 2012, ore 20:36

    Se su Gentile mi sentivo di difendere l’aspetto dell’intellettuale, pur con i suoi errori (e ne spiegai il motivo, in modo sereno), credo che questa decisione rasenti il ridicolo, quando non sia grottesca.
    Che cosa avrebbe dovuto fare l’esercito alleato, se era intervenuto per scacciare i Tedeschi che, non dimentichiamolo, in quei momenti, rastrellavano tutto e tutti?
    Avrebbero dovuto fare intervenire Madre Teresa di Calcutta o Gandhi? Già, si sa come i Tedeschi rispettavano l’Individuo…
    Consiglierei, tanto per non citare qualche italiano, che i nostri amminsitratori si leggano l’autobiografia del pianista polacco Wladyslaw Szpilman, (quella da cui Polanski trasse il suo splendido film), armandosi anche di uno stomaco corazzato, ad esempio per i passi come quello dell’uccisione a bastonate sulle reni del bambino che oltrepassa il muro del ghetto.
    Ah beata (o perversa) ignoranza!!!

  3. Adriano il 27 aprile 2012, ore 21:05

    i nazifascisti per quel motivo sono stati giustamente condannati.
    Gli “alleati” non mi risulta abbiano pagato per Dresda.
    Né per Hiroshima.
    Nè per Nagasaki.
    Nè per le tante città italiane devastate.
    O sbaglio?

  4. Roy1 il 28 aprile 2012, ore 00:11

    Stefano Clerici dovrebbe serenamente dichiarare la sua fede politica e il Sindaco Fontana informare i cittadini che la sua Giunta comprende un nostalgico del regime, tanto nessuno si stupisce più nemmeno del grottesco. Forse potrebbero farlo, quando ovviamente saranno informati, l’ambasciatore statunitense e quello britannico: già, quello a cui, nello storico discorso, Mussolini disse, alla folla scioccamente e tragicamente entusiasta, di avere consegnato la dichiarazione di guerra. Vuoi vedere che Varese-is-not-Italy riesce a creare l’incidente internazionale?

  5. bruno belli il 28 aprile 2012, ore 00:37

    Credo che l’unica differenza stia semplicemente in un fatto: i primi (nazifascisti) mossero una guerra offensiva ed invasiva verso altre popolazioni per conquista – tra l’altro sotto le discutibili idee di Hitler chiaramente e tranquillamente propugnate nel “Mein Kampf” – gli altri (gli alleati), intervennero di fronte all’effettivo pericolo di un’ondata dittatoriale che si poneva il fine di “governare” l’Europa intera, anche di quei paesi cui non interessava alcunchè di trovarsi in casa propria governanti estranei.
    Di certo, come sempre, in guerra non è mai possibile difendere con giudizio salomonico le atrocità che si perpetrano da entrambe le parti contendenti.
    E, lo ripeto fino alla nausea, la Storia dovrebbe essere conosciuta per evitare di ricorrere nei medesimi errori a distanza di anni; così come nel correre a fare la gara per dimostrare chi sia il più bravo, il punito, eccetera.
    Dopo, restano solo ferite che non giovano ad alcuno e mantengono separati gli uomini.
    Scrisse già Tacito, nel I secolo dopo Cristo: “dove fanno un deserto lo chiamano pace”. Forse su quest’ultima frase sarebbe lecito meditare con un po’ di serietà.
    Ed anche di concreta saggezza.

  6. Giovanni il 29 aprile 2012, ore 01:09

    Sono, indirettamente, venuto a conoscenza che il comune di Varese ha condiviso e approvato la mia proposta per la posa di una targa-ricordo delle vittime dell’aprile ’44, come fatto da anni in altre città colpite dai bombardamenti.
    Coloro che mi conoscono, attraverso i miei scritti, le poesie, gli articoli, sanno che mi sono sempre schierato contro ogni violenza e contro ogni guerra.
    Non sono antiamericano o qualsivoglia altro schieramento.
    Gli eminenti personaggi che mi hanno onorato della prefazione, che delle note, poi, nel mio libro-diario “Varese e Cuvio- anni ’40″ lo testimoniano, come i fatti che in esso sono riportati. Punto.
    Giovanni Zappalà.

  7. Generale Poletti il 3 maggio 2012, ore 10:53

    Mio nonno, a proposito dei bombardamenti sui capannoni dell’Areonatica Macchi che stavano proprio lì sotto e che erano il vero obbiettivo del bombardamento in quanto fabbrica bellica, mi raccontava che il bombardamento avvenne nel giorno di domenica( sarà vero?) in quanto il gen. Poletti, a capo dell’operazione, di chiara origine lombarda, voleva fare meno vittime possibile nella città dove era nato un suo antenato. Qualche storico è in grado di confermare o correggere.

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