Varese

Van de Sfroos, un cantautore lontano dai miti lumbard

Davide Van de Sfroos all'Apollonio

Nessuna bandiera leghista, nessuno striscione padano. C’è solo, in prima fila, quello, favoloso, dei “Luserte Pirati da Vares”. Al concerto di Davide Van de Sfroos di ieri sera al Teatro Apollonio, nessun strascico alle dichiarazioni leghiste di ieri sulla cittadinanza al cantautore, con lenzuolo di benevenuto appeso al balcone della sezione cittadina del Carroccio. C’è il solito pubblico, che riempie il teatro per poco più di metà. Un pubblico interclassista e inter-generazionale. Ma tutto lo spettacolo si snoda lontanissimo dal mondo della politica, agganciato ad un improbabile ed esile trama di un ufficio in cui c’è pure una stagista, impersonata dalla bravissima Roberta Carrieri.

Ma lo spettacolo “Best of Tour teatrale 2012″ stenta a decollare, e certamente non è uno tra i migliori degli ultimi anni per l’autore laghée. Troppe parole introducono i brani, troppi momenti estranei alle canzoni che tutti i fans attendono e che li fanno accendere all’istante. A produrre questo misteriso effetto sono i “must” del cantautore lacuale: “Akuaduulza”, “La balada del Genesio”, “Yanez”. Per non parlare del bis, dopo la chiusura del sipario, che offre due super-pezzi, ”La ballata del Cimino” e  “La Curiera”, che fa esplodere, come sempre, l’Apollonio.

Uno spettacolo, insomma, incoerente e lento, a tratti persino un po’ noioso. Nonostante alcune improvvise trovate geniali: è il caso del monologo in cui Van de Sfroos racconta che il suo gruppo, dopo 12 anni di avventure, “è una sorta di corporazione in difesa dei ricordi, contro i ladri di sogni”. La ballata del cantautore laghée conquista, col suo carico di immagini e ritmi. Ma troppi monologhi e troppe parole spezzano il ritmo, e fanno dimenticare quell’epopea di povera gente, avventurosa e negletta, che dobbiamo a Davide Va de Sfroos il merito di avere fatto uscire allo scoperto.

Ma al di là dei limiti dello spettacolo, resta forte l’impressione che il cantautore sia lontano mille miglia dal mondo lumbard e padano. Lontano dalla grigia e piatta Padania sognata dai “barbari sognanti”. Prova ne sia un pezzo, riproposto anche ieri sera, dal titolo “Dove non basta il mare”, suggestiva canzone multietnica inserita nell’album “Yanez”, che celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un brano che accoglie nel testo versi cantatati in friulano, siciliano, calabrese, greco. Una canzone bellissima, che vola alto, oltre i ristretti confini lumbard. E che guarda con simpatia ad un mix di culture e lingue che ai cultori della Padania fa venire i brividi nella schiena.

20 aprile 2012
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Un commento a “Van de Sfroos, un cantautore lontano dai miti lumbard

  1. Enzo Cantoni il 20 aprile 2012, ore 19:02

    Ma che sciocchezze scrivete? Davide è un grande poeta e nessun leghista ha mai associato il suo lavoro con le nostre idee.
    Sono un militante storico ex assessore ecc. e sono affascinato dalla sua poesia e dal suo amore per il nostro passato e sarei imbarazzato se fosse un modesto cantore di partito. Lasciate che gli artisti siano liberi e smettetela di innescare ridicoli teoremi. E guardate che il mix di culture è una vostra invenzione perchè lui canta le nostre tradizioni e le accomuna a quelle degli altri popoli. L’appiattimento culturale ed il mondialismo tenetevelo per voi….

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