Varese

Il “rompiballe” Travaglio racconta l’Italia del dopo B.

Marco Travaglio

Ancora una volta il giornalista più scomodo d’Italia, il “rompiballe” come lui stesso si è definito, torna a Varese, per salire sul palco del Teatro Apollonio. Questa sera, venerdì 20 aprile, alle ore 21, è il momento di “Anestesia totale”, il nuovo spettacolo del giornalista Marco Travaglio, per la regia di Stefania De Santis, di e con Marco Travaglio, e con la partecipazione di Isabella Ferrari. Musiche dal vivo di Valentino Corvino.

Dopo la fortunata turné di “Promemoria 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà” che con oltre 150 recite in tre stagioni ha riscosso ovunque grandi consensi, il giornalista torinese torna a misurarsi con il teatro. “Anestesia totale” è uno spettacolo totalmente inedito, che prova ad immaginare e a esorcizzare il futuro prossimo venturo dell’Italia post Barzellettiere.

Travaglio ritorna ad appassionare il suo numeroso e affezionatissimo pubblico attraverso lo stile di sempre: grande coerenza, ironia tagliente e un’infallibile memoria del nostro Paese. Palco spoglio, un’edicola, una panchina, un violinista e due microfoni, Marco Travaglio parla e gli altri ascoltano. Racconta un futuro possibile, ancora in bilico tra presente e passato. Al suo fianco l’attrice Isabella Ferrari impegnata – tra l’altro – a leggere riflessioni di Indro Montanelli.

Il dopo B. di si presenta come il passaggio, nel nostro paese, di una misteriosa epidemia, che ha cloroformizzato e lobotomizzato la popolazione riducendola all’anestesia totale. E proprio dall’analisi di queste macerie, dove è la lezione senza tempo di Indro Montanelli a illuminare e ad ammonire, che si cerca di trovare la cura per un Paese in cui cittadini hanno perso logica, memoria, verità e solidarietà. Anestesia totale fotografa il vizio degli italiani, compiacenti con i potenti, cercando di scuoterli dal loro torpore, urla al Paese che non è più possibile essere complici e abituati allo scempio.

“Finalmente è finita: Lui non c’è più. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che le radiazioni restano. Una montagna di scorie tossico-nocive che continueranno a far danni e vittime per decenni. Ci vorrà molto tempo per smaltirle tutte. Soprattutto nella cosiddetta “informazione”.

Gli storici del futuro, studiando gli ultimi vent’anni della storia d’Italia, penseranno ad una misteriosa epidemia che cloroformizzò e lobotomizzò un intero paese riducendolo all’anestesia totale. Come nel romanzo di Saramago “Cecità”: un paese dove tutti, l’uno dopo l’altro, diventarono ciechi.

Il virus è un sistema che è il peggiore per noi cittadini, ma il più comodo per il potere d’ogni colore. Chi vince prende tutto. Non governa, comanda. Il controllato controlla tutto, anche i controllori. Perché mai chi viene dopo dovrebbe smantellarlo? Lui ha fatto il lavoro sporco, chi verrà dopo lo utilizzerà. A meno che i cittadini non si sveglino e scoprano l’antidoto. Ecco: chi assiste a questo spettacolo avrà in omaggio l’antivirus”.

20 aprile 2012
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