Lettere

Vorrei che Varese ricordasse

Come molti varesini ricordano e , forse, alcuni ignorano, il mese di aprile per la nostra città è stato, molti anni fa, un tragico mese. Mi riferisco all’anno 1944 quando ancorché verso la fine del conflitto la nostra città fu teatro di due nefasti avvenimenti: il primo proprio il primo di aprile, l’altro il 30, l’ultimo giorno del mese.

Alle 23,50 del primo giorno Varese fu meta degli invisibili bombardieri della RAF che seminarono morte e distruzione in una azione terroristica che aveva come intento la distruzione delle officine “Macchi” non più solo produttrici dei velivoli da caccia MC 202 e MC 205.

La costruzione dei caccia era stata quasi totalmente decentrata presso alcune sedi della periferia: Valle Olona, Gurone, Cocquio e Luino. L’incursione notturna inglese mancò l’obiettivo.

Nel 1944 la Macchi era stata designata per la produzione di parti e componenti per i velivoli Me209 e Me262 Messerschmitt e faceva parte del programma RuK per la costruzione e progettazione di prodotti bellici come le officine Breda di Sesto San Giovanni, produttrice degli MC202 varesini oltre che di componentistica dei velivoli da caccia Focke Wulf tedeschi.

Erano entrambi state individuate come bersaglio nell’operazione ”Strangle“ tesa a minare la logistica tedesca in ogni attività per tagliare loro ogni fornitura bellica.

La seconda incursione, quella americana con le fortezze volanti B17 del “ 99° e 463° Bomber Groups” forte di 72 velivoli, avvenne alla fine del mese, di domenica dalle 12,06 per dieci lunghi, interminabili minuti centrando l’obiettivo in una operazione che si rivelò più distruttiva rispetto a quella inglese del primo intervento.

La stessa mattina, dalle 11,55 alle 12,05, con i gruppi “301° e 483° Bomber Groups” altri 72 B17 bombardavano la Breda. Facevano parte della stessa missione: la ”Operations order N. 513“.

Ebbene le 99 vittime dei due interventi ( 18+81), il cui numero aumentò con il passare dei giorni, non sono ricordate, contrariamente a quanto è avvenuto in altri luoghi ugualmente colpiti dai bombardamenti come per esempio a Dalmine (BG).

Vorrei si dedicasse a ricordo di quei caduti una targa, o perché no, una piccola opera, da innalzare (suggerirei) ai piedi del colle Campigli, martoriato di bombe, laddove esisteva in via Sanvito la graziosa stazione della funicolare dalle carrozze azzurre che dall’8 novembre del 1911 sino al 30 di quell’aprile del ’44 collegava la stessa via al grande complesso del Kursaal, e dove , di scuro dipinto, il Palace Grand Hotel in un meraviglioso Liberty, unica opera ancora esistente sul colle, venne utilizzato come ”Ospedale Militare Territoriale“.

Penso che per il capoluogo de ”La provincia con la ali” sia giusto e doveroso ricordare. 

Giovanni Zappalà

18 aprile 2012
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