Varese

Mimmo Calopresti in cattedra a Cortisonici Lab

Il regista Mimmo Calopresti a Cortisonici Lab

Un laboratorio di idee, un vivaio di nuovi registi e sceneggiatori, una palestra per nuove pellicole, Cortisonici Lab è entrato oggi nel vivo grazie alla presenza del regista Mimmo Calopresti. Il regista ha incontrato i 16 partecipanti, futuri filmaker, presso gli spazi dell’Informagiovani di Varese, alla presenza dei Tre Moschettieri di Cortisonici, Massimo Lazzaroni, Gianluca Gibilaro, Alessandro Ale Leone. La bella esperienza di Cortisonici Lab, giunta alla seconda edizione, è realizzata in collaborazione con l’Associazione Amici di Piero Chiara e con il contributo di Fondazione Cariplo.

Dopo il dibattito alla Feltrinelli e la presentazione del documentario “La maglietta rossa” a Filmstudio, il giorno prima, oggi Calopresti ha incontrato i ragazzi, tra i 20 e i 35 anni, che discutono con il regista i loro progetti. Un dialogo che parte e resta nel mondo del cinema, si sofferma sui suoi retroscena, indaga sui ferri del mestiere, evoca lontane e misteriose prospettive future. Il regista parla con i futuri filmaker mettendo a nudo le sue idee e il suo modo di vedere la settima arte. E subito parla dei grandi che ha incontrato e conosciuto sul set, da Martin Scorsese fino all’amico Nanni Moretti.

La domanda di uno dei partecipanti è un grimaldello. Lui è regista, certo, ma anche attore. “Lo faccio per stare dentro il film direttamente: per questo faccio l’attore”, scherza Calopresti. E continua: “Ci sono registi che lavorano lontano dal set. Come Martin Scorsese quando preparava Gangs of New York, aveva il suo quartiere generale ad un chilometro dal set”. Al contrario di altri nostri maestri del cinema. “Dirigevano i film ad un passo dagli attori. E’ il caso di Monicelli, di Scola”. Calopresti parla del suo cinema come di un gioco di squadra. “Lavoro insieme a collaboratori di cui mi fido. Le mie pelllicole le fanno il mio aiuto regista, la mia segretaria di produzione. Se loro mi dicono che la scena va bene, mi sento sicuro”.

Grandi innovazioni hanno investito il mondo del cinema. Calopresti rivela che sta per realizzare la sua prima pellicola in digitale. “Ma il digitale – dice ai giovani filmaker che lo ascoltano silenziosi, non vola una mosca – comporta una grande possibilità di trasformazione. Colori, sfumature, tutti smanettano e alla fine vediamo spesso sequenze che non corrispondono alla verità”.  Però Calopresti sottolinea: “Non sono un anti-tecnologico, non sono un nostalgico. ma sono consapevole che siamo di fronte ad un cambio d’epoca vero”. Ancora qualche riflessione, qualche considerazione generale, e poi Calopresti guarda ai progetti dei ragazzi. E il lavoro inizia.

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15 aprile 2012
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