Milano

Gli alberi in bianco e nero e a colori di Schwarz

Arturo Schwarz alla mostra

“Quando vedo un albero provo un’emozione come davanti a qualcosa che respira e parla, a qualcosa d’umano.” E’ affidata alle parole di Joan Mirò la presentazione della mostra fotografica per occhio e anima di Arturo Schwarz. Ed all’aneddoto attribuito ad Eric Satie, che amava visceralmente un albero di Fontainebleau tanto da abbracciarlo e sussurrargli “tu almeno non hai mai fatto male a nessuno”.

Sintomi di una cultura forte e naturale del collezionista, saggista e poeta che portò in Italia il surrealismo ed il dadaismo (suo il libro su Man Ray dove per primo ne rivelò il vero nome, Emmanuel Radnitzky).

Una cultura che risuona nelle parole di Schwarz “Anch’io amo gli alberi e non mi stanco mai di fotografarli. Forse perché è viva in me la valenza simbolica dell’albero. Questo essere stupendo è un axis-mundi: collega la terra (elemento ctonio femminile) al cielo (elemento uranico maschile). Sta per la coniunctio oppositorum: la conciliazione degli opposti – anzi, per il superamento della polarità nella nuova armonia della coppia innamorata”. Un amore, naturale avulso da qualsiasi catastrofismo “E’ in atto, ma non voglio parlare in negativo dell’ambiente che ci dà vita, voglio mostrare solo l’immagine illuminante, ciò di cui non possiamo fare a meno.”

L’esposizione che la Galleria Blanchaert di Milano ha dedicato ad Arturo Schwarz nell’ambito del Photofestival 2012 (visitabile fino al 24 aprile dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19) è una carrellata di sguardi schwarziani che fermano la figura proiettata nella volta celeste. Tutti i 31 esemplari in mostra, infatti, ritraggono alberi giovani e, soprattutto spogli, a parte la “Bambina timida” che spiega Schwarz “è timida proprio perché è l’unica vestita!”

Il fil rouge di questa personale è proprio il profilo che ricorre nei 22 esemplari in bianco e nero del 1976 e nei 9 a colori del 2012: tante piccole dita che tendono verso le bianche volte, sempre senza veli (o meglio senza foglie) di cui l’autore ne rimarca la scelta: “A me ha sempre affascinato il ricamo che disegnano i rami nel cielo”.

Sicuramente i ricordi del 1976 sono più incisivi e spiazzanti nella ricerca grafica, ma soprattutto per l’utilizzo del raffinato bianco e nero, mentre quelle scattate poche settimane fa a Praga, risentono delle tecniche fotografiche attuali, in primis il colore stesso. Sono, infatti, più accoglienti e romantiche, forse frutto di un’età ormai saggia, benché estremamente ricca e dinamica dal punto di vista intellettuale. Sono anche più “sociali” in queste famiglie di giovani alberi in macchia i cui rami annunciano la stagione della nuova vita e tra cui fanno capolino anche case, chiese e lampioni.

E’ intrisa anche della storia personale dell’autore l’esposizione dal titolo “La dimensione illuminante dell’albero”: Arturo Schwarz è nato nel 1924 in una famiglia di origine ebraica, da padre tedesco e madre italiana, ha vissuto in Egitto fino al 1949, quando ne fu espulso e si trasferì in Italia, stabilendosi a Milano. Numerosi i suoi libri e saggi sulla kabbalah, sul tantrismo, sull’alchimia, sull’arte preistorica e tribale, sull’arte e la filosofia dell’Asia e sull’anarchia, che si sono alternati e mescolati alla sua importantte attività di collezionista d’arte (Marcel Duchamp, André Breton, Man Ray, Jean Arp e, soprattutto dadaisti e surrealisti). È membro della board of governors dell’Università di Tel Aviv, della Bodalerle Accademy of Art and Design di Gerusalemme e del Tel Aviv Museum of Art; è membro fondatore e honorary fellow dell’Israel Museum di Gerusalemme e del Tel Aviv Museum of Art, oltre ad essere membro fondatore della Università Ben Gurion del Negev.

Un uomo dalle salde radici che ama ammirare e, quindi, esaltare i risultati del lavoro certosino, inarrestabile ed invisibile della natura: quei rami spogli che tendono al cielo sembrano essere forme sinuose di un nudo umano, di donna sicuramente, giovane e delicata nella sua fioritura. Ma anche al destino che, insensato quanto passato, ha perseguitato l’autore. E’ impossibile non pensare, davanti alla carrellata dei ventidue documenti storici in bianco e nero, alla solitudine umana nei campi di concentramento, a quelle figure esili impresse nella memoria di uno dei periodi più bui della storia umana: fisici anoressici che resistono, proprio come gli alberi, ad ogni oltraggio; fusti confinati in una volta celesta lattescente; timide fronde che con il loro ricamo ornamentale parlano di vita. Resistente. Dal 1976 al 2012.

Ombretta Diaferia

15 aprile 2012
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2 commenti a “Gli alberi in bianco e nero e a colori di Schwarz

  1. arturo schwarz il 15 aprile 2012, ore 22:10

    Grazie, carissima Ombretta, per il Tuo commento lucido e poetico.

    Un abbraccio

    Arturo

  2. ombretta diaferia il 16 aprile 2012, ore 12:43

    Caro Arturo,

    non devi ringraziare me, ma il direttore di questa testata, una delle poche libere ed indipendenti che persegue ancora un’etica della comunicazione e che dà spazio alle mie umili riflessioni ed azioni.

    E penso che anche Andrea Giacometti concordi nel ringraziare te per la tua attività che illumina chi cerca di fare cultura, ponendo sempre l’arte al centro e non gli orgogli personali. Senza il tuo percorso “La dimensione illuminante dell’albero” non avrebbe avuto ragion d’essere alcuna riflessione.

    In bocca al lupo per questo nuovo passo in sguardi…
    od

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