Varese

Dopo anni si rifà una vera mostra. Grazie a Lavit

Da sinistra, Botta, Longhini, Orlandi e Lavit

La vera notizia, nel caso della imminenti “Sculture rosse in città” che si posizioneranno tra noi, è il fatto che tutto nasca da un privato, nel caso specifico Alberto Lavit, fotografo e animatore dello Spazio Lavit, sia riuscito a mettere in moto, con pazienza, ostinazione, coerenza, un grande evento d’arte a Varese, come da anni non si vedevano. En plein air saranno esposte otto grandi figure di ferro, dipiente di rosso (e non di verde-padano, per fortuna) realizzate da Giuliano Tomaino, rinomato artista ligure. Un percorso che non viene allestito al chiuso di un museo, di un’accademia, di una galleria, ma in una piazza, piazza Monte Grappa, cuore pulsante della città. Con una chicca: un cimbello luminoso sarà issato sul campanile del Bernascone (il cimbello era un uccello di richiamo dei cacciatori). Tanto, da un privato, a Varese, non ci potevamo attendere. Una proposta culturale che dovrebbe fare impallidire le afasiche istituzioni locali.

Oggi la mostra, firmata dalla nuova, dinamica Associazione Culturale Parentesi, che vede la brava Laura Orlandi tra i protagonisti, è stata presentata in Comune. E anche la presentazione è stata anomale: una piccola, colta, accattivante lezioncina tenuta dall’archistar Mario Botta, che della mostra è il curatore (la coppia tra architetto e artista era già stata sperimentata a La Spezia). Poco hanno parlato Lavit, l’Orlandi e l’assessore Longhini, anche loro affascinati dalle parole dall’architetto ticinese, il quale ha letto Giuliano Tomaino come un grande artista capace di ricreare, nella città, “grandi immagini archetipiche che suggeriscono uno sguardo nuovo sulla città”. Come ha detto, invece, Tomaino, si tratta di sculture che si rivolgono “a coloro che normalmente non entrano nei musei, ma che invece passano ogni giorno nelle piazze”.

A completare l’evento all’aperto, reso possibile, oltre che dall’impegno di Lavit, anche dal contributo di due sponsor, Ubi-Banca Popolare di Bergamo e Ficep, anche una mostra ospitata presso lo Spazio Lavit di via Uberti 42, a cura della Orlandi, dal titolo “I conti del carbonaio”, che propone pitture, sculture e opere grafiche.

10 aprile 2012
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18 commenti a “Dopo anni si rifà una vera mostra. Grazie a Lavit

  1. alberto lavit il 11 aprile 2012, ore 09:26

    sei un grande!
    grazie andrea
    ti aspetto
    buon lavoro libero ed indipendente

  2. carlo scardeoni il 11 aprile 2012, ore 14:35

    Alberto Lavit, nonostante il vuoto culturale istituzionale, è tra le poche persone a Varese che si occupa costantemente e coerentemente di cultura.
    Grazie per l’importante mostra che ci stai offrendo.
    Carlo Scardeoni

  3. Daniele Zanzi il 11 aprile 2012, ore 15:21

    Finalmente qualcosa di bello e positivo per la città!

  4. ombretta diaferia il 11 aprile 2012, ore 15:27

    portare l’arte tra la gente è un’azione importante.
    complimenti!

  5. alberto lavit il 11 aprile 2012, ore 16:29

    Più che le parole sono i pulpiti da cui arrivano a far piacere . Grazie anche a nome dell’associazione parentesi che ho l’onore di presiedere, vi aspettiamo anche in galleria!!!

  6. Giovanni il 12 aprile 2012, ore 15:06

    Grazie, con i miei più vivi complimenti.

  7. Paolo Franchini, Varese il 12 aprile 2012, ore 16:04

    Attendo nella più totale confusione questa eccitante invasione di giganti forme rosse con cui Giuliano Tomaino, anche con il supporto dell’architetto Mario Botta, colorerà il cuore di Varese sino a inizio giugno.

    Trovo il tutto sensazionale, ma non posso non ripensare, infatti, alle parole del grande Bruno Munari che un giorno, dalla tivù, esclamò senza paura che “Quando tutto è arte, niente è arte”.

  8. Luisa Oprandi il 15 aprile 2012, ore 12:56

    L’arte in piazza e a portata di sguardo. Bravi Alberto e Laura per questa scelta culturalmente rilevante e di grande apertura.

  9. sandro sardella il 15 aprile 2012, ore 14:12

    noantri che si vive tra ballisti .. che tra un’ampolla e un po d’arrangiarsi c’hanno
    ciulato per vent’anni et ancora strascichi .. un pooco d’arte è quasi unguento su un corpo un tantino piagatopiegato .. la strada la piazza è incontro/scontro/confronto .
    alla faccia del reato smarronato di “clandestinità” .. figure rosse in Varese per ricordare .. forse .. anche .. che il sangue che scorre è per tutti rossorosso .. e, che
    l’arte un poco arricchisca la mente & i corpi .. e che altri colori stemperino il grigiore
    & il rancore .. com .. plimentiiiiiiiiiiiiiiiiiii ……

  10. Protassio Virtussio il 17 aprile 2012, ore 11:58

    Ahhhhhhh! Aria fresca
    In una città TROPPO verde, finalmente un po’ di ROSSO
    Basta solo che i barbari (purtroppo non solo sognanti ma fin troppo ingombranti) che ci governano da vent’anni non colgano anche questa occasione per farsi pubblicità.
    Complimenti a chi fa qualcosa, di buono, per la propria città

  11. alberto lavit il 17 aprile 2012, ore 15:26

    scrivete scrivete anche ad altri giornali (col permesso di andrea g.) e fate parlare la città, fatela discutere chissamai che qualcosa di rosso resti per sempre.!!!

  12. Paolo Franchini, Varese il 17 aprile 2012, ore 16:30

    Sono sempre più confuso… Il punto, quindi, è il rosso? Per capire: se il maestro Tomaino avesse scelto il Pantone 137, niente ciclopiche cinciallegre?

  13. Ernesto Malnati il 17 aprile 2012, ore 16:46

    La speranza è l’ultima a morire.
    Ma a Varese esistono i giornali?
    Se ci fossero veramente quotidiani indipendenti, la città sarebbe ben più viva ed i cittadini (finalmente informati) sarebbero un po’ più svegli.
    Finché si leggono notizie come quelle pubblicate dalla Peralpina (blitz a Varese per due aragoste gravide) mentre tutto va a rotoli, ti prende la tristezza.
    Grazie Varese Report che, almeno, non censura.
    Grazie Lavit, da abbracciare!
    Rosso di sera, bel tempo si spera. Ed il bel tempo verrà!

  14. alberto lavit il 17 aprile 2012, ore 16:51

    a qualcuno piace il rosso a qualcuno piace il verde a tomaino non interessa la politica a tomaino interessa il fatto che è il primo colore che si usa da bambino, che è vivo, che è primario. a me piace anche per il fatto che è per metà anche colore di varese.

  15. Ernesto Malnati il 17 aprile 2012, ore 16:56

    Caro Franchini, il punto non è SOLO il rosso.
    Il rosso è comunque vivo
    Il rosso fa discutere
    Il rosso si nota
    Il rosso si contrappone
    Arte rossa in una città morta e indifferente ha comunque suscitato interesse e discussioni.
    Non è anche questo lo scopo di qualunque espresione artistica?
    Di verde, a Varese, ne abbiamo visto decisamente troppo.

  16. ombretta diaferia il 17 aprile 2012, ore 17:25

    aggiungerei anche di bianco…

  17. Paolo Franchini, Varese il 17 aprile 2012, ore 17:34

    Parlar di rosso mi va sempre bene.
    D’altronde, sono uno che scrive storie in cui, spesso, qualcuno tira il famigerato calzino… Ci lascia le penne, per rimanere in tema di fringuelli e ghiandaie.
    Li chiamano gialli o noir, ma sono romanzi e racconti dove il rosso la fa da padrone. Il rosso è vita, amore e morte. Il rosso è sangue, fuoco, passione.
    Il rosso è rosso, insomma.

  18. ombretta diaferia il 20 aprile 2012, ore 19:06

    orfani i libri in piazza
    emigrano in altri spazi
    magnificando gli orazi
    dell’arte rossa che impazza

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