Salute

Cellulari, un libro su ciò che le lobby non dicono

Scrivere “antenna” non è più un tabù, come si comprende dal primo libro pubblicato in Italia sul tema in maniera tanto puntuale e diffusiva da Riccardo Staglianò: “Toglietevelo dalla testa. Cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono” (edizioni Chiarelettere – gennaio 2012). Una lettura che mi ha fatto riflettere su come in questi giorni anche in città, come in tutto il mondo, si concentra l’attenzione sul dito (ovvero le stazioni radiobase) e non sulla luna (ciò che il dito indica!). Una pistola puntata alla tempia di ogni cittadino, non solo dell’ex manager Innocente Marcolini: “Sentivo un gran calore stando al telefono tutto quel tempo. Non avrei mai pensato che quel fastidio mi avrebbe rovinato la vita.”

“Toglietevelo dalla testa” si presenta così al lettore, che magari si ferma alla quarta di copertina perdendosi l’happy and di quarant’anni di lavoro in difesa dell’uomo distratto dal progresso: Maggio 2011 – il sisma lionese: l’OMS classifica i cellulari tra gli agenti cancerogeni 2b; Giugno 2011 – scossa di assestamento italiana: presso la camera dei deputati si tiene il primo convegno “Telefonia mobile, wifi e wimax: un pericolo per la salute?” organizzato dall’Associazione malattie da intossicazione cronica e/o ambientale; Agosto 2011 – la sentenza: il Tribunale di Brescia stabilisce che il tumore alla testa di Innocente Marcolini è legato all’uso eccessivo del telefonino.

Ma consiglio vivamente di non fermarsi alle conclusioni, bensì di intraprendere questo viaggio gutemberghiano sulle tracce della notizia scientifica più confusa degli ultimi venticinque anni. Sarà un viaggio dove scoprire che ognuno di noi può prendere la decisione se limitare o no la propria esposizione alle onde elettromagnetiche. E per scegliere è notorio che ci si debba informare. Magari non proprio come un epidemiologo, un ingegnere o come la mitica Nora Volkow (la capa del NIDA americano) o David Carpenter (firmatario nel 1987 della ricerca che stabilì per la prima volta la connessione tra aumento delle leucemie infantili in bambini che vivevano sotto i pali o vicini a centraline elettriche).

Sfruttare l’uscita di questo primo libro italiano sul tema, vuol dire volere per la prima volta capire cosa sia accaduto negli ultimi quarant’anni sulle nostre teste e cosa stia avvenendo nella nostra testa, come ci avverte Keith Black, primario di neurochirurgia in Los Angeles: “Si tratta di un’antenna a microonde. Ci cuociamo il cervello quando ci teniamo attaccato il ricevitore.”

Prima del 2011 era impensabile parlarne senza sentirti dire “torna nelle caverne” o “è un compromesso con il progresso”. Compromesso? E quale sarebbe l’altra faccia della medaglia che non si vede? E’ della fine dello scorso anno la trasmissione di Report sul tema, quella che esordiva invitando tutti a leggere il libretti di istruzione del cellulare (quanti dei 5,2 miliardi di possessori di schede sim sul pianeta tengono cellulare, iPhone, BlackBerry&c. a 1,5-2,5 cm dal corpo?) per scoprire che i produttori ti avvertono di tenerlo a distanza dal corpo, proprio come l’industria del tabacco sigla sui pacchetti di sigarette “fumare fa male”: per difendersi da future cause. Infatti, già nel 1999 The Guardian denunciava “I Lloyd’s di Londra rifiutano di coprire i produttori di telefoni cellulari contro i rischi alla salute che possono derivare dai loro apparecchi”. Basterebbero queste poche notizie per cominciare a far frullare di più il nostro cervellino, tanto elettrizzato dalle emissioni di queste protesi umane (che in realtà invece di allungare l’azione, la riducono!).

Forse servono però anche dei numeri? Bene, al già citato dato dei 5.2 miliardi di schede telefoniche mobili attive su 6.9 miliardi di teste del globoterracqueo, c’è il dato nostrano: l’Italia è in cima alla classifica Eurostat con 152% di Sim (meglio di noi solo gli Emirati Arabi Uniti…); il campionato mondiale di possessori di smartphone continuiamo a vincerlo noi Italiani (28% contro il 17% del secondo: USA!).

Staglianò, infatti, esordisce consigliando ai responsabili di tale vitalità comunicativa il Decalogo per un uso sicuro del cellulare ed un glossario per districarsi nella nutrita lista di sigle riconducibili a istituti scientifici, organismi istituzionali e, ovviamente, lobby. Proprio per ricordarci che “Siamo una repubblica fondata sul lavoro” dei rivenditori di cellulari! Come lo stesso recente decreto sviluppo dimostra: il Consiglio d’Europa chiede di “riconsiderare le basi scientifiche per gli standard attuali sulle esposizioni a campi elettromagnetici” e di “ effettuare procedure di valutazione del rischio appropriate per tutti i nuovi apparecchi, prima di metterli sul mercato”, mentre l’articolo 12 del decreto sviluppo italiano snocciola condoni, esclude cellulari, tablet ed altri apparecchi per la navigazione mobile dai limiti di esposizione definiti per le stazioni radio base (20 V/m per metro e 6V/m per aree sensibili, dove le persone trascorrono più di quattro ore al giorno), stabilisce che balconi, terrazze e cortili non sono più soggetti a “valori di attenzione”, e che gli “obiettivi di qualità” vanno calcolati come media nelle 24 ore e non più come limite massimo comunque invalicabile.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che le compagnie telefoniche stanno per introdurre reti di quarta generazione (per le cui licenze hanno versato nelle casse dello stato 3 miliardi di euro), quindi, invece di piantare nuovi e costosi ripetitori, potranno montare più antenne su quelli che ci sono già, potendo sforare i limiti perché li hanno rialzati. Ma il Consiglio Superiore di Sanità suggerisce al Ministero di sposare un principio di precauzione per tutti, e in particolar modo per i bambini! Insomma, Staglianò registra su carta la svolta storica epocale dell’Istituto Superiore di Sanità che per la prima volta si distacca dall’allarmante negazionismo degli ultimi quarant’anni.

Come fare per bloccare un’antenna, quindi? Semplice, basta non acquistare un servizio che ancora non è reale, ma che lo può diventare solo se gli operatori possono dire che proprio voi l’avete richiesto, quindi, che si tratta di una “opera di urbanizzazione primaria”. Sono in arrivo nuove 20.000 antenne nelle nostre città, solo se noi lo vogliamo. L’economia dell’elettrosmog gira solo se noi la scegliamo. Ma per scelta pensavo si intendesse valutare le possibili soluzioni reali, non divenire cavie della più grande industria dopo quella del tabacco.

“Toglietevelo dalla testa” è un libro che deve almeno essere sfogliato in libreria da tutti coloro che comprendono esserci qualcosa di poco convincente in tutti questi totem che conquistano anche le torri storiche delle città. Per ricordare che, citando AnaÏs Nin (o Talmud), “Non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo.”

Ombretta Diaferia

7 aprile 2012
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