Varese

I “Sei personaggi” di Pirandello all’Apollonio

Un momento dello spettacolo

Ritorna la stagione di Prosa al Teatro Apollonio di Varese, martedì 3 aprile, alle ore 21, con uno dei capolavori di Luigi Pirandello,  ”Sei personaggi in cerca d’autore”, nella messa in scena della Compagnia del Teatro Carcano fondata dal compianto Giulio Bosetti, con Antonio Salines, Edoardo Siravo, Silvia Ferretti, Nora Fuser e Marina Bonfigli. La regia è quella che era stata curata dallo stesso Bosetti.

“Sei personaggi in cerca d’autore” è il dramma più famoso di Luigi Pirandello, è considerata la prima opera della trilogia del teatro nel teatro che comprende “Questa sera si recita a soggetto” e “Ciascuno a suo modo”. L’opera fu rappresentata per la prima volta, con esito tempestoso, il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma dove molti spettatori contestarono la rappresentazione al grido di “Manicomio! Manicomio!”.

La terza edizione del 1925 fu importante per il successivo successo di questo dramma in cui l’autore aggiunse una prefazione nella quale chiariva la genesi, gli intenti e le tematiche fondamentali del dramma.

Su un palcoscenico una compagnia di attori prova la commedia “Il giuoco delle parti”. Irrompono sei individui, un Padre, una Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina, personaggi rifiutati dallo scrittore che li ha concepiti. Essi chiedono al Capocomico di dare loro vita artistica e di mettere in scena il loro dramma. Dopo molte resistenze la compagnia acconsente alla richiesta e i personaggi raccontano agli attori la loro storia perché possano rappresentarla. Il Padre si è separato dalla Madre, dopo aver avuto da lei un Figlio. La Madre, sollecitata dal Padre, si ricostruisce una famiglia con il segretario che lavorava in casa loro e ha da lui tre figli: la Figliastra, la Bambina e il Giovinetto. Morto il segretario la famiglia cade in miseria, tanto che la Figliastra è costretta a prostituirsi nell’atelier di Madama Pace, dove la Madre lavora come sarta. Qui si reca abitualmente il Padre. Padre e Figliastra non si riconoscono e l’incontro viene evitato appena in tempo dall’intervento della Madre.

Tormentato dalla vergogna e dai rimorsi, il Padre accoglie in casa la Madre e i tre figli. Ciò provoca il risentimento del Figlio e la convivenza diventa insostenibile.

Tra gli attori e i Personaggi si apre ben presto un contrasto insanabile. Gli attori, nonostante gli sforzi, non riescono a rappresentare il dramma reale dei Personaggi, i loro sentimenti fondamentali, il vero essere di ciascuno: il dolore della Madre, il rimorso del Padre, la vendetta della Figliastra, lo sdegno del Figlio. Sulla scena tutto appare falso.

Questa incomunicabilità, che rende la vita autentica irrappresentabile, culmina nella scena finale in cui la storia finisce in tragedia, senza avere la possibilità di comprendere se essa sia reale o no: la Bambina annega nella vasca del giardino e il Giovinetto si spara.

3 aprile 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi