Varese

Grossi: tutto è cominciato dalla passione per i cavalli

Un momento del confronto al Cinema Vela

Affollato dagli studenti delle scuole superiori di Varese, il cinema Vela ha visto, questa mattina, l’ultima tappa della manifestazione “Dal libro al film”, promossa dal Premio Chiara e patrocinata dal Comune di Varese, Assessorato Famiglia, Persona e Università e sostenuto da MIV- Cinema Vela.

Sul palco del Vela, dopo la proiezione del film “Cavalli”, hanno preso la parola lo scrittore Pietro Grossi, il regista Michele Rho e lo sceneggiatore Francesco Ghiaccio. I tre ospiti hanno spiegato il passaggio dal volume “Pugni” di Pietro Grossi, un volume che propone il racconto “Cavalli” servito come punto di partenza della pellicola, sia pure con i cambiamenti inevitabili quando le parole diventano immagini, storie, personaggi del grande schermo. Interventi seguiti con attenzione dai partecipanti alla mattinata, in cui lo scrittore vincitore del Premio Chiara si è confrontato con i suoi piccoli lettori.

Abbiamo intervistato lo scrittore Pietro Grossi sulla sua giornata trascorsa a Varese, a contatto con i ragazzi delle scuole superiori della città.

Come sta vivendo questa esperienza varesina?

Con grandissimo divertimento. Mi sembra di essere in una gita scolastica. E poi c’è Bambi Lazzati che è un fenomeno senza fine. Non mi piacciono le presentazione dei libri, ma avere rapporti con le scuole mi piace moltissimo.

Parliamo dei cavalli, ai quali è dedicato un bel racconto e anche il film.

Sono andato molto a cavallo da piccolo. A volte stavo in sella tutto il giorno nel Basso Senese, nella campagna tra Firenze e Roma dove abitavo. Una vera passione che mi è sempre rimasta. Se uno fa il mestiere di scrittore, si deve avere naso per i luoghi in cui le storie si nascondono. La campagna, i cavalli sono stati importanti per quello che poi ho scritto. In ciò che ho scritto c’è questa mia esperienza, ma anche le letture che ho fatto. Come, ad esempio, Cavalli selvaggi, il romanzo dello scrittore statunitense Cormac McCarthy. Ma anche Jack London e Hemingway.

Quale il suo rapporto con la pellicola di Michele Rho che è stata tratta dal suo racconto?

Non ho collaborato alla sceneggiatura. Prima di questo film, un produttore mi aveva proposto di curare sceneggiatura e regia per un film sulla boxe. Il produttore aveva acquistato i diritti del mio racconto, ma la cosa mi pesava sempre di più. Quando l’opzione fu scaduta e non rinnovata da parte del produttore, mi sono sentito molto sollevato. Il mio rapporto con le storie che scrivo finisce quando esce il libro.

E il film come le sembra?

Un bel film, di cui ho letto la sceneggiatura solo a quattro settimane dal primo ciak (sceneggiatura ottima). Un film bello nonostante le tante difficoltà che ha incontrato, dalle intemperie ai pochi soldi disponibili. Quello che più mi piace del film è l’epica del racconto, l’ambizione del film che il regista ha saputo portare sullo schermo con grande bravura.

30 marzo 2012
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