Lettere

Non è la solita antenna

Facendo seguito ai diversi articoli pubblicati sulla stampa locale relativi all’installazione di un’antenna per telefonia mobile presso il Castello di Masnago si ritiene opportuno e doveroso fare alcune precisazioni. Innanzitutto occorre premettere che, secondo le disposizioni di legge vigenti, i gestori del servizio di telefonia mobile (che, vale la pena ricordarlo, è dichiarato un“pubblico interesse”)

presentano ogni anno il proprio piano di espansione della rete in funzione delle richieste di copertura da parte degli utenti, soprattutto in questi ultimissimi anni in cui la trasmissione dati da smartphone e tablet sta crescendo in maniera vertiginosa.

Nel caso di Masnago, il gestore del servizio di telefonia, che aveva già precedentemente indicato la necessità tecnica di coprire l’area di ricerca corrispondente alla zona del Castello, ed in posizione altimetrica dominante, ha individuato la torre del Castello quale soluzione ottimale. La Giunta è stata quindi chiamata ad esprimersi in maniera preliminare rispetto all’avvio di un qualsiasi procedimento amministrativo, in ragione della proprietà comunale, e non privata, dell’immobile in questione. Tenuto conto di quanto previsto nel Regolamento comunale che disciplina gli impianti di radiotelelcomunicazione, approvato dal Consiglio Comunale di Varese, in merito ai molteplici interessi pubblici che indirizzano verso la localizzazione ditali impianti su aree di proprietà dell’Amministrazione comunale, la Giunta si è dunque espressa in merito, non limitandosi a concedere il mero affitto dell’immobile, bensì a subordinare tale assenso alla tutela degli altri interessi pubblici, ovvero il vincolo storico-monumentale dell’immobile e del parco pubblico.

Dunque il nulla osta alla concessione d’uso in locazione dell’immobile è espressamente subordinato al rispetto di alcune condizioni inderogabili che vincolano, ancorché in via preliminare, qualsiasi provvedimento successivo di natura amministrativa. Non si deve immaginare la classica antenna che siamo abituati avedere sui tralicci o sui tetti delle case: la  Giunta comunale ha posto la condizione che la singola antenna sia quasi impercettibile, in quanto inserita sulla sommità della torre, all’interno di un “piccolo contenitore” a forma di merletto, corrispondente per tinta e dimensioni a quelli del castello,e rigorosamente posizionato sul lato prospiciente la strada e non rivolto verso il parco, e comunque subordinando il tutto – come ovvio – al nulla osta daparte della Soprintendenza per i beni architettonici ambientali, cui spetterà l’ulteriore valutazione nel merito. Quindi non solo non è ancora stato avviato alcun procedimento amministrativovolto all’installazione dell’antenna in questione, ma, paradossalmente, qualora le condizioni impartite dall’Amministrazione comunale non dovessero offrire le adeguate garanzie di mimetismo dell’impianto a tutela del bene vincolato, senza il nulla osta della Soprintendenza, il problema non si porrebbe nemmeno.

È evidente che a quelle condizioni il gestore, per ottemperare alle sue esigenze di copertura della rete per gli utenti del quartiere di Masnago, avrebbe dunque la necessità di cercare una soluzione alternativa sopra il tetto o nel giardino di qualche casa situata nelle immediate adiacenze del castello, con un palo di qualche decina di metri a supporto dell’antenna. In tal caso, senza vincoli monumentali e su area privata, nemmeno l’Amministrazione comunale avrebbe il potere legittimo di impedire tale impianto o di dettare prescrizioni così vincolanti. Quindi, quale sarebbe la soluzione meno sgradevole e a minore impatto ambientale?

Stefano Clerici

Assessore alla Tutela Ambientale

Comune di Varese

27 marzo 2012
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6 commenti a “Non è la solita antenna

  1. bruno belli il 27 marzo 2012, ore 16:53

    Egregio Assessore Clerici,
    ho letto con attenzione il Suo intervento – questa lettera che, a mezzo Comunicato stampa – Lei ha fatto emettere.
    Mi permetta di sollevare un’unica obiezione: entrando nel merito, Lei non ha detto alcunchè di più rispetto a quanto già i cittadini informati sapessero (veda il punto relativo alla Soprintendenza).
    Mi permetto di ricordare solo un punto che ho espresso pubbicamente e che potrà trovare su qeusta stessa testata, se vorrà leggere, essendo proprio nella rubrica cui la sua lettera è stata inserita.
    In ogni caso, e comunque, nemmeno si sarebbe dovuto portare in Giunta questo progetto, chè resta squalificante per la città in merito alla valorizzazione del patrimonio artistico culturale (che, tradotto in soldoni, è anche valore economico, se si sapesse elaborare un progetto intelligente su tale patrimonio) e getta una certa diffidenza nei confronti delle scelte che Voi amministratori fate.
    Infatti, tale patrimonio dovrebbe essere tutelato in primis da chi amministra la “cosa pubblica”, mentre qui sembra che si debba “far cassa” per un importo che, in relazione al solo castello, si aggira – mi pare di aver letto – sui 15000 euro.
    Che siano tempi di vacche magre, d’accordo, ma da qui a “svendere” il patrimonio violandolo con un oggetto che – qualunque ne sia la forma- c’entra punto con l’immobile, ce ne dovrebbe correre.
    Piuttosto, meglio sarebbe arginare, allora, certe spese di bilancio che il Comune potrebbe benissimo accantonare, prima tra tutti l’affitto e le uteunze per il Santuccio che, di fatto, non è gestito direttamente dall’Amministrazione pubblica.

    Eccellenti membri della Giunta Comunale di Varese: meglio sarebbe se, “motu proprio”, abrogaste questa decisione, prima dell’esito emesso dalla Soprintendenza.
    Sarebbe una dimostrazione di saggezza e di serietà, caratteristiche che, altrimenti, qualche individuo sprovveduto potrebbe dichiarare come a Voi mancanti.
    Mediatiamo. Meditiamo.

  2. Roy1 il 27 marzo 2012, ore 23:21

    la soluzione meno sgradevole sarebbe usare una lingua diversa: “in posizione altimetrica dominante” … “il mero affitto dell’immobile” … “ottemperare alle sue esigenze di copertura della rete”.
    Premio Chiara alla carriera per Clerici!

  3. ombretta diaferia il 28 marzo 2012, ore 07:48

    caro assessore,

    come ben sa “impercettibile” è un aggettivo che in questo campo può riguardare solo le onde elettromagnetiche emesse dalle antenne e assorbite dai nostri corpi, stranamente fatti di cellule…!

    ribadisco, come già nelle osservazioni che “drizza le antenne” vi ha sottoposto in relazione alle 41 richieste del piano di localizzazione 2012, che mi aspetto da questa Amministrazione una presa di posizione a difesa dei propri cittadini-consumatori!
    Gli operatori hanno venduto il servizio dati (vedi chiavette around you!) senza averlo effettivamente. Quindi ora, dopo aver venduto un servizio che non avevano, corrono ai ripari chiedendo nuove istallazioni.
    Non è il caso che la Giunta rifletta su come tutelare i propri amministrati, invece di pensare lontanamente a macchiarsi nuovamente di uno scempio (ambientale, paesaggistico, sanitario e culturale) che vi bolla come “amministratori senza cultura”?
    Son sempre dell’idea che sopra di me ci debba essere qualcuno di superiore che conosca le parole di Kemeny “l’Impero del brutto distrugge la natura in nome di una promessa di qualità della vita?”
    Dove sarebbe questa qualità della vita, nelle onde elettromagnetiche che ci fan star connessi a internet?
    Necessita un indirizzo di Giunta su questi temi.

    grazie per la cortese attenzione.
    od

  4. realtà il 28 marzo 2012, ore 12:43

    Allora togliamo anche i caloriferi dal Castello perché anche quelli non c’entrano con l’immobile. E togliamo le prese elettriche che assieme ai caloriferi elargiscono un impatto visivo assai poco congruo. Mah… Caro Assessore, qui c’è chi viaggia di fantasia e che ha immaginato la sommità del Castello come il tetto dell’Hotel al Campo dei Fiori: un bosco di pali e di antenne. Se un’antenna come quella che lei descrive l’avessero fatta all’estero, nessuno avrebbe urlato allo scandalo (che non esiste) ma anzi avrebbero lodato l’abilità nel portare a casa dei soldi specie in tempi di vacche magre. Io procederei. Poi lascerei alla soprintendenza il compito di dire sì o no. Questa è saggezza. Il resto sciocchezze.

  5. bruno belli il 28 marzo 2012, ore 16:31

    A @realtà (?).
    E’ proprio chi ragiona come Lei – tra l’altro pusillanime ed ipocrita, giacchè non ha nemmeno il “coraggio” di firmarsi con il proprio nome e cognome – una delle cause principali per le quali siamo arrivati ad una politica che non ha misura nè senso delle cose.
    Io non viaggio di fantasia, ma Lei, caro “Realtà” di malfede sì: essa traspare da ogni parola che ha utilizzato, banalizzando e dispregiando un discorso che potrà anche non essere condiviso, ma almeno rispettato. Credo che, infatti, quanto ho scritto sia l’opinione di più persone di quanto non creda.
    L’ignoranza che ha investito la classe politica – e non solo – degli ultimi 20/25 anni ha portato ai risultati che tutti abbiano sotto gli occhi e che paghiamo con moneta sonante.
    La stessa ignoranza che ha permesso ad imporvvisati vari – negli anni scorsi (e non solo) – di gestire la spesa pubblica, senza prevedere concrete politiche di sviluppo, tanto per l’intera pensiola, quanto per Varese.
    La stessa ignoranza che ha provveduto a far si di “demandare” ad alcuni tecnici al governo di fare un lavoro che non è mai stato fatto – nel bene e nel male – per accaparrarsi voti o temendolki di perderli alle prossime tornate elettorali.
    La stessa ignoranza che permette espressioni da Lei usate con serietà – mentre all’estero che Lei cita, provocherebbero, invece, ilarità – come “l’abilità di portarsi a casa dei soldi, specie in tempi di vacche magre”.
    E che? Gli amministratori pubblici sono imprenditori od esattori?
    Ecco l’altro grande punto dell’ignoranza politica diligata con il berlusconesimo che ha lasciato ancora gli strascichi che ci porteremo ancora a lungo sulle nostre spalle!!!
    E proprio qui sta il “busillis”. Si crede che gli amministratori pubblici debbano essere degli imprenditori e che lo Stato, le Regioni, le Città siano delle aziende. Certo, con i risultati che tutti sappiamo, dove ogni cittadino è un numero e non un cittadino, un individuo, un essere pensate, un soggetto cui la dignità non deve essere sottratta da terzi.
    Caro “Realtà”, sia realista Lei!
    Perchè un’ipocrita non è mai un realista, semmai potrebbe essere un ottimo lacchè!

  6. Emiliano il 28 marzo 2012, ore 22:00

    Visto che si è parlato anche di stati esteri sarebbe utile sapere da qualche persona informata, se è già capitato che qualche vecchio castello o maniero sia utilizzato come “puntaspilli”… pardon porta-antenne.
    Dopo di che potremo valutare anche il caso del nostro castello di Masnago, augurandoci – come precisato dall’assessore Clerici – che non diventi come il tetto dell’Hotel Campo dei Fiori.
    Comunque, alla faccia della tanto decantata “Land of tourism”: ma dove?
    Rivedetevi qualche vecchio filmato o fotografia della Varese d’inizio secolo e piangete, amici varesini, politici inclusi: è l’unica cosa rimasta da fare…

    Grazie per l’attenzione.

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