Luino

Tra nonsense e oscenità, delude Villaggio al Chiara

Paolo Villaggio e Massimo Boldi al Teatro Sociale di Luino

Paolo Villaggio, Premio Chiara alla Carriera 2012, arriva al Teatro Sociale di Luino in ritardo. Il teatro è pieno, ma non ci si pesta i piedi come nell’anno mirabilis di Andrea Camilleri, con le forze dell’ordine che bloccavano le porte di accesso alla sala. L’attore genovese arriva sul palco, accompagnato dall’amico Massimo Boldi che, invece, con la figlia, è arrivato puntuale. Grandi applausi all’ingresso in teatro, immortalato dai flash dei fotografi.

Sale sul palco e siede su un improbabile divanetto colore arancio shocking, che però non sembra disturbarlo. Resta visibilmente colpito, invece, dalla conduttrice dell’evento, la bella e brava Claudia Donadoni, che introduce gli ospiti e che, da quel momento, sembra affrontare le dodici fatiche d’Ercole a tenere sulla carreggiata un incontro che, almeno nella prima parte, devia inarrestabilmente verso il cazzeggio, parole a ruota libera, con discorsi senza né capo né coda. Con la povera Donadoni che non continua a provare a restituire un filo logico alla chiacchierata, ma si tratta proprio di uno sforzo superiore alle sue possibilità. Il pubblico ride, ma le risate sembrano sempre più figlie dell’imbarazzo che del divertimento.

Villaggio dà la stura al dialogo senza senso che occupa l’intera prima parte dell’incontro, facendo una serie di domande alla Donadoni. Villaggio domanda alla Donadoni se è sposata, e lei risponde che è fidanzata. Da quanto? Da dieci anni, risponde la conduttrice. Con chi? Con Matteo, che è in sala. Occhio di bue su Matteo, che è poi Inzaghi, direttore dell’emittente locale Rete55. Villaggio domanda, domanda, domanda. Il discorso vira pericolasamente su battute cxhe oscillano tra la stupidità e l’oscenità. Villaggio parla di una donna “con due grandi tette, ironia zero, che quando beveva un fondo di vino bianco si denudava”, cita l’onanismo di alcuni suoi ammiratori, inizia a ragionare sulle donne politiche non attraenti, viene fatto il nome della Bindi. E poi della Camusso. “No, la Camusso no, da giovane era una strafiga”, dice Villaggio. E ancora: Villaggio domanda alla Donadoni se preferisce un uomo deficiente ricco o un povero ma col senso dell’umorismo. E lei risponde: povero con sense of humour.

A questo punto il dialogo è diventato ingestibile, con i protagonisti che tirano fuori dal cappello le battute più imbrobabili, gli argomenti più banali. Villaggio chiede a Inzaghi (che ignora essere un giornalista) cosa farebbe se si accorgesse di essere guardato dal buco della serratura. Poi se la prende con gli uomini che parlano come poeti per conquistare le ragazzine: “Attente a questi poeti che hanno solo un chiodo fisso: tendono solo alla sodomia”. Ma il vertice si tocca quando Villaggio chiede a Boldi se è vero che a Luino dei ragazzi hanno avuto una relazione con una capra. Ma dopo numerosi e vani tentativi di stoppare queste parole in libertà, finalmente la Donadoni lancia un filmato con alcuni spezzoni di film e di programmi tv di Villaggio. Con gli organizzatori, gli Amici di Piero Chiara, Romano Oldrini e Bambi Lazzati, che tirano un sospiro di sollievo.

Si rientra sul palco e a questo punto viene presentato il giornalista Diego Pisati, che Villaggio crede sia extracomunitario, e sembra non persuadersi del contrario. A questo punto Villaggio parla del comico, dei grandi comici, Stanlio e Olio, Alberto Sordi, Totò, “comici che senmbrano avere una età mentale giovanissima, privi di sessualità, i quali sono cosìè amati da tutti perchè ricordano a tutti l’età più felice, l’infanzia”. Ma il tempo stringe, Villaggio deve imbarcarsi su un aereo per Milano. Dunque passerella di politici e assessori sul palco per dare a Villaggio la targa del Chiara alla carriera, che l’attore riceve dalle mani di Ettore Mocchetti, direttore di Ad.

25 marzo 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

11 commenti a “Tra nonsense e oscenità, delude Villaggio al Chiara

  1. Jane Bowie il 26 marzo 2012, ore 14:12

    A correre dietro ai dinosauro per forza si pestano delle cacche giganti.

  2. tredag il 26 marzo 2012, ore 14:33

    Ma questo premio Chiara, sponsorizzato dalla Provincia (ergo pagato con i nostri soldi), non sarebbe opportuno rivederlo da cima a fondo?. Per fare arrivare quattro guitti in odore di naftalina si spendono tanti soldi e non si fa cultura. Pretendere di farla con Villaggio, Boldi o Pozzetto vuol dire essere proprio alla frutta. Non si fa nemmeno pubblicità alla Provincia di Varese in quanto questo premio non oltrepassa i confini del torrente Arno. Tenere in vita qualcosa che serve solo ai quattro che ci girano intorno mi sembra uno spreco inutile di denaro che potrebbe essere utilizzato in attività culturali degne di tale parola. Certo che se è l’unica attività della Provincia di Varese che in questa spesa trova la sua ragione di essere tenuta in vita allora non c’è niente da fare. L’anno prossimo invitiamo il mago Otelma per i suoi scritti sul futuro. Almenoi ci farà sapere, con le sue divinazioni, quando verrà definitivamente archiviato.

  3. Acacia il 26 marzo 2012, ore 16:40

    I giornalisti che non hanno “gratificazioni” particolari non hanno il tempo di mettere
    il naso dentro i conti della Provincia di Varese e del Comune di Varese anche solo
    nelle voci inerenti alla voce Cultura,
    Quanto costa il Premio Chiara alla collettività, in un anno solare? Chi percepisce emolumenti, a quanto ammontano i rimborsi spese…..?
    Deserti come il Museo di Villa Mirabello, forse considerato bene privato dagli/lle addettti/e, Il Museo Bertoni…. quanto costano? Forse basterebbe andare a chiedere
    i bilanci ai direttori degli stessi dinosauri- L’assessore alla cultura dei rispettivi enti Provincia e Comune di Varese dovrebbe convocare una conmferenza stampa e dare,,,,, I NUMERI. Finalmente. Che il popolo bue sappia quanto vien munto.
    Lo so, è impossibile.
    Saluti-

  4. Bruno Belli il 26 marzo 2012, ore 16:45

    Probabilmente, il problema del Premio Chiara non è il premio in sè,
    E’ lo stesso che investe la “cultura ufficiale” del Capoluogo – Varese.
    Mi chiederei, infatti, che cosa intendano gli Amministratori comunali e provinciali, oltre che gli Organizzatori degli appuntamenti ritenuti i più prestigiois, per cultura.
    Poi, passerei al secondo ed ultimo punto: posto che ci siamo tutti intesi sul termine “cultura”, si devono omaggiare solo coloro che sono abili nel “bussare”, “incantare”, “proporsi autoincensandosi” o chi, con i fatti, denota una reale competenza in un settore nel quale tanto si cresce quanto più si coltiva l’interesse per la ricerca, il dialogo, la crescita sociale?
    Ma non sono un utopista: per arrivare a certi cambiamente, dovremmo cambaire la “genetica” dei Varesini, cui io, tra l’altro appartengo. E per cambiarla, serve continuare a scavare come la classica goccia fa con la pietra.
    Ergo, tra un paio di secoli, i nostri pronipoti forse vedranno una città migliore, sempre che noi non ci stanchiamo di fare la goccia…

  5. El Grinta il 26 marzo 2012, ore 16:55

    Viva Villaggio!

    forse ai più è sfuggito l’atteggiamento di Villaggio che viene fatto passare per un personaggio stravagante che invece ha giustamente dissacrato un “quadretto” preparato ad arte e forse non gradito.

    Con Lui ( Il Premiato ) sul placo un luinese d.o.c. Massimo Boldi ( NON, e MAI, Premiato ). Già qui ci si chiede se è stato uno sgarbo verso quest’ultimo o solo una grossolana disattenzione. Ad intervistarlo una bellissima e bravissima attrice, ancora ci chiediamo perchè non un giornalista ( itolato).

    Secondo voi cosa avrebbe dovuto fare Villaggio? Cio che ha fatto. Ovvero iniziare lui ad intervistare ospiti e platea, per ribaltare la situazione e sfuggire ad una paludata passerella di politici, sponsor e organizzatori, che autocelebra il premio ma non l’ospite. E cosi si è preso spazio, ma a modo suo.

    Poverbiale il Pronto Soccorso gironalistico di Diego Pisati al grido: aiuto! c’è un giornalista in sala? Che è riuscito a strappare qualchè verità dalle labbra di Villaggio al 90°, segnando il gol della bandiera sul fischio dell’arbitro.

    Prima di andar via, ( aveva ragione Totò: signori si nasce ) lancia l’invito agli organizzatori di conferire il prossimo Premio a Massimo Boldi ( invito esposto con il condizionale, nel dubbio, non espresso casualmente, di una edizione del Premio Chiara l’anno prossimo ).

    Saluti

    El Grinta

  6. a.g. il 26 marzo 2012, ore 17:25

    Un giudizio che sopravvaluta un siparietto mediocre e volgare. Almeno fosse stato divertente….

  7. Franz Kranz il 27 marzo 2012, ore 09:36

    Premio Kiara essere sempre più kome film di Korazzata Potemkin.

  8. Dioniso il 28 marzo 2012, ore 18:22

    Innanzitutto c’è da chiedersi chi abbia partecipato (dei commentatori) all’appuntamento in oggetto, in secondo luogo quanti di questi abbiano assistito alla Conferenza stampa del mese scorso presso Villa Recalcati, dove I NUMERI sono stati più volte rimarcati! Insieme al fatto che, l’anno prossimo probabilmente il Chiara non sarà più il tanto acclamato (e su questa nota ipocrita sono d’accordo) “meraviglioso evento culturale della Provincia”.
    La personalità di un premiato è la prima pillola essenziale dell’evento e non dev’essere, in alcun modo, racchiusa all’interno di rigide scalette, per quanto queste possano essere utili in una giornata come quella di domenica.
    Il Premio Chiara va ben aldilà dell’Arno e lo confermano le iniziative e gli eventi che propone per chi almeno da qualche anno lo segue con passione.
    Forse il punto è proprio questo, stiamo perdendo di vista lo scopo essenziale dell’Associazione: fare cultura e diffonderla con passione, cercare, scovare e promuovere iniziative che, si spera, siano di spessore e, a loro modo possano contribuire a fare di questa Provincia una terra viva e generatrice di nuove speranze.

  9. Paolo Franchini, Varese il 29 marzo 2012, ore 11:36

    Non entro nel merito della questione, ma preciso al signor Dioniso che (come riportato nel sito ufficiale) l’Associazione Amici di Piero Chiara “ha, per statuto, lo scopo di porre in atto ogni iniziativa ritenuta efficace per tener viva la memoria dello scrittore Piero Chiara e valorizzare la cultura, i luoghi e i monumenti di Varese e della sua provincia e del Canton Ticino, spazi amati da Chiara e da lui privilegiati nelle sue opere”.

  10. Dioniso il 29 marzo 2012, ore 12:31

    Sig. Franchini, ineccepibile commento… nulla da obiettare, non aggiunge, nè toglie, al mio commento precedente.

  11. Paolo Franchini, Varese il 29 marzo 2012, ore 16:40

    Beh, insomma… Rimane solo un dettaglio non trascurabile: Piero Chiara. Per l’appunto, forse, sempre più un dettaglio. Purtroppo.

Rispondi