Varese

Affollato Reguzzoni-Day in terra maroniana

L'onorevole Marco Reguzzoni insieme all'attore Renato Pozzetto

Affollato dibattito, a Villa Recalcati, per la presentazione varesina dell’autobiografia politica del lumbard bustocco Marco Reguzzoni “Gente del Nord”, un vero e proprio Reguzzoni Day in terra maroniana. Un ritorno a casa, per il deputato, che qui ricoprì il ruolo di presidente della Provincia, ruolo che abbandonò prima della scadenza naturale per andare a Roma. Sono giunti nella grande sala della Provincia militanti, amici, qualche personaggio, come l’attore Renato Pozzetto, come il prefetto Giorgio Zanzi (“è qui non in veste ufficiale”, sottolinea l’ex capogruppo alla Camera, parlando di chi ricopriva in Provincia il posto di direttore generale). Non manca neppure Francesco Speroni, eurodeputato e parente di Reguzzoni. Tra il pubblico c’è il segretario provinciale leghista Maurilio Canton. Ma gli altri big del partito non ci sono: qui siamo in terra maroniana. Mancano il presidente della Provincia, Galli, e il sindaco di Varese, Fontana. Dei vertici del Comune di Varese, si affaccia all’evento solo il Difensore Civico Terzaghi. Assenze che confermano come lo scontro nel partito, la divisione tra i lumbard siano tutt’altro che superate.

Non mancano i militanti, che si presentano in Provincia con il volume da fare autografare. Si fanno immortalare accanto a Reguzzoni che, puntuale, fa partire il dibattito, che vede la presenza di tre giornalisti, Lualdi (La Provincia di Varese), Linari (La Prealpina), Giovannelli (Varesenews) e di un politico-avversario, il deputato Pd Daniele Marantelli, che nella sala pare essere il più vicino di tutti a Roberto Maroni. “L’età porta ad essere più moderati, ma chi come me sta nella Lega da tanti anni è perchè vuole fare la rivoluzione”, dice Reguzzoni. “Non sono diventato pompiere: resto un incendiario”. In particolare, “la gente che non fa nulla e che ha privilegi mi fa essere incendiario”. E così esce nel dibattito che Reguzzoni, a Roma, incontrava un usciere che, in corridoio, leggeva il giornale apertamente. “Gente che si porta a casa anche 3-4 mila euro di stipendio”.

Un riferimento che innesca, per quanto riguarda il Carroccio, la sua metamorfosi da partito locale a partito romano, con tanti posti di governo  e sottogoverno, con una miriade di poltrone e stipendi. Reguzzoni si difende, evoca la sua “cura dimagrante” a Villa Recalcati. “Avevo 0,5 persone nello staff del presidente, non ho mai avuto scorte”. Quanto ai risultati, “qualcosa mi pare che lo abbiamo portato a casa: i dicreti sul federalismo fiscale, il fatto che dal 2008 si è registrato un meno 84% di domande di invalidità”. Da parte del “deputato senza titoli”, come Marantelli ama definirsi, certamente il più vivace e polemico al tavolo dei relatori, arriva un rilancio: Marantelli ricorda le pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord, in appalti e opere pubbliche. E giunge l’accusa politica: “La Lega condivide da 12 anni il governo della Lombardia”.

Reguzzoni ribadisce la linea: “Continuo a pensare che Miglio avesse ragione: vogliamo fare la rivoluzione, trasformando uno Stato statalista in un moderno Stato federale”. E poi ribadisce che “nella Lega non c’è spazio per le divisioni, non voglio correnti, né mai le farò, tutti uniti con Bossi”. Non manca la convinzione che è stato un bene andare a Roma lasciando Villa Recalcati: “sono giunto per scoprire alcune carte, per portare avanti le rivendicazioni dei Contadini del Tessile, Belloli e Della Vedova”. Poi conclude: “Varese mi manca, e occasioni come queste mi portano a casa”. Da Pozzetto, presentato da Reguzzoni come “l’uomo del Nord per eccellenza”, un simpatico intervento. “Leggerò il libro, ma se farà cagare te lo farò sapere”.

24 marzo 2012
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