Lettere

L’antenna al Castello

Non ci s’indigna più. Questo è il vero problema. Un problema che attraversa, ugualmente, il quotidiano in tutti gli aspetti, dalla società alla politica, dalla cultura allo sport. Non si è più in grado di indignarsi, di ribellarsi, di esprimere a gran voce, senza secondi fini, quanto non sia corretto, giusto, egualitario. Tutto ci piove addosso con un’indifferenza 
che è soltanto il riflesso di una società violata, violentata e ferita nell’animo.

La violenza sessuale è visibile, quella morale no, ma è più sottile e perversa: scava dentro, svuota, uccide la personalità. Uccide, in altre parole, l’essenza dell’individuo, del singolo, dell’Uomo. Si diventa numeri, pedine in balia di un giocatore superiore al quale non abbiamo nemmeno chiesto di diventare il pezzo di una scacchiera. Indignarsi è vivere. Subire è morire.

Purtroppo, mi accorgo di appartenere al minimo gregge degli indignati cronici: provo un impulso quasi fisico nell’aderire alla denuncia di un’ingiustizia, al dolore degli umiliati ed offesi, ai processi truccati, agli scandali nazionali e locali, ai soprusi della politica, ai tempi biblici della giustizia che trattiene in carcere per mesi, o per anni, persone al cui carico sono ancora oscuri e traballanti gli indizi…

Considero un dovere civile potere protestare – nei limiti delle leggi, questo resti chiaro – firmare delle petizioni, indignarsi esprimendolo, soprattutto per coloro che pensano le medesime cose, ma temono di esporsi, hanno paura, Ma paura di che? Lo considero, ripeto, un dovere civile: è l’intellettuale (brutta parola che uso per comodità e per comprenderci) che deve fare da campanello d’allarme quando gli altri tacciono (anche se io non desidero pormi tra gli intellettuali, ma tra coloro, però, che hanno la capacità di far sentire la voce, in qualche modo).

Ecco che, pertanto, leggendo della sciagurata scelta della Giunta comunale varesina di permettere – salvo la concessione della Soprintendenza – la posa di un’antenna per la telefonia mobile sulla torre dello storico Catello di Masnago, non posso trattenermi dal rammaricarmi della pochezza d’individui che abbiano festosamente accettato la proposta dell’Assessore Stefano Clerici che, se fosse stato più cauto e riflessivo, avrebbe dovuto rispondere direttamente al gestore che non avrebbe mai portato sul tavolo della Giunta un atto che ricorda quello scempio che fu permesso sopra l’Hotel del Campo dei Fiori, dove un esempio eccellente di Liberty lombardo fu trattato come ciarpame. Ora, pare proprio che la presente Giunta tenga nella stessa considerazione gli edifici storici che, prima ancora della Soprintendenza, dovrebbe tutelare.

Pertanto, faccio un appello al buon senso degli amministratori stessi di Giunta e, per quanto possano, ai membri del Consiglio comunale, sia coloro che appartengono alla maggioranza, sia alle opposizioni, affinché si adoperino così da non attendere nemmeno il parere della Soprintendenza, ma sia abrogata direttamente la scelta da coloro che, forse obnubilati dal momento, l’hanno sottoscritta. Ritengo che sia importante riflettere su questo, anche per un solo attimo. Balzac, infatti, affermava che “Si comincia a vedere il male ed a tollerarlo. Poi, si comincia con l’approvarlo e si finisce col commetterlo”.

Bruno Belli

21 marzo 2012
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10 commenti a “L’antenna al Castello

  1. Claudio il 21 marzo 2012, ore 20:33

    La cultura dei carrocciari.
    Eccoli i politici eletti e rieletti sulla promessa di restituire alla città il suo “valore” etico-economico-naturalistico disperso dalla vecchia politica corrotta. Ma non sono che un branco di inetti, nepotisti, cortigiani e cadreghisti raccomandati degni della peggiore specie, che della menzogna, dell’arroganza e della scurrilità ne ha fatto la loro peculiare caratteristica.
    Politici portavoce dei valori del NOSTRO territorio, di salvaguardia del NOSTRO patrimonio (a tutti i costi considerato distinto da quello degli altri, peggiore, malsano e contagioso) che rivendicano la pretesa di voler programmare un futuro separato e qualificato per la gente del Nord. Ma di quale futuro parlano questi carrocciari? Hanno solo in mente quello fatto di opportunismo e di becero mercimonio, dove cultura, intelligenza, competenza e serietà sono solo degli optional…

  2. sandro sardella il 22 marzo 2012, ore 23:13

    .. Cultura .. consapevolezza del proprio patrimonio storico culturale .. .. oggi sono
    favolette per bischeri sognatori .. oggi per i danèè .. le saccheggiate casse pubbliche .. abbisognano di mercinomi del quale vergognarsi .. ma ormai c’è
    limite alla vergogna ??????????????? … il silenzio di iniziative.. di un programma di attività per il Castello di Masnago .. denota una miopia-cecità politica culturale ed economica devastante .. un patrimonio valorizzato dalla collocazione di un’antenna .. ???????????????????
    Bravi .. i conti della serva “tornano” …………. bah !!!!!!!!!!!!!!!

  3. Emiliano Ciprietti il 23 marzo 2012, ore 16:24

    Sembra proprio che il calpestio della ormai ex-città giardino sia divenuto uno “sport” popolare presso i nostri politicanti locali, i quali dimostrano un’ignoranza – non saprei trovare un termine diverso – davvero inarrivabile con queste pessime trovate, figlie a quanto pare del loro unico “credo”: il dio denaro, quello che non si bestemmia mai.
    Proprio pochi giorni fa pensavo: “toglieranno mai le antenne al Sacro Monte e all’ex-albergo del Sommaruga al Campo dei Fiori”? Che domande! Eccomi servito con questa geniale idea della nuova antenna sulla torre del castello di Masnago.
    Altro che ricostruire il Teatro, un polo culturale, o tante altre belle idee: macchè, una bella antennona che va a deturpare uno dei monumenti storici più importanti di Varese. Faccio inoltre notare che poco lontano, in Via don Minzoni, parallela di Via Campigli e Via Vela – ove abitavo fino pochi anni fa’ – è già sita un’antenna di proporzioni assai notevoli. Dunque, mi sfugge il senso della scelta di metterne una nuova a meno di mezzo chilometro di distanza da un’altra
    Abbiamo superato ogni decenza, e spero che i varesini “deturpati” al momento di votare – ma si può avere ancora fiducia e andare alle urne? – si ricordino anche di questo nuovo regalo.

  4. abramo il 25 marzo 2012, ore 12:43

    avete mai pensato che le antenne vengono istallate proprio per soddisfare le richieste dei cittadini?
    pensate a quanti cellulari e chiavette avete nelle tasche e capite perché gli operatori salgono anche sulle torri

  5. bruno belli il 25 marzo 2012, ore 19:25

    Per Abramo@: siccome Lei mette il post al mio intervento, mi sembra che la Sua affermazione stia con quanto espresso come i classici cavoli a merenda…
    Infatti, mi sono riferito alla “violenza”, in questo caso, verso un’opera d’arte.
    Poi, che vi siano anche altre conseguenze in relazione alle antenne è altrettanto vero come lo è quanto Lei afferma in proposito al fatto che maggiore è la richiesta da parte dell’utenza, maggiori siano i ripetitori.

    La questione, quindi, da parte mia, è sicuramente da ascriversi innanzi tutto, all’ubicazione, così come lo sono le antenne issate sul vecchio storico Albergo del Campo dei Fiori.

    P.S. Ho un solo celluare, e, a differenza di molti, lo utilizzo esculsivamene per effettuare o ricevere chiamate, per null’altro.
    Certo, anche l’uso d’ogni utensile, talvolta dipende dalla “cultura” della società…ma questo è un altro discorso che si potrà affrontare a parte.

  6. Emiliano il 25 marzo 2012, ore 23:40

    Non c’è dubbio che sia così, ma arrivare a scegliere un luogo storico come questo rasenta davvero una mancanza di rispetto e cultura pressochè totali.
    Masnago poi non è in alta montagna o in una valle profonda: la ricezione telefonica è perfetta ed era già molto migliorata con l’antennone di cui sopra. Certo, magari in qualche scantinato non si prende bene, ma… dubito occorrano opere invasive e deturpanti di questo tipo.
    A meno, ovviamente, che l’antenna sia diventato caratteristica monumentale del patrimonio paesaggistico varesino secondo i nostri amministratori…

  7. ombretta diaferia il 26 marzo 2012, ore 15:46

    caro signor belli, non è questione di luna o dito o di indignazione.
    Stiamo accettando la cultura che porta sulle torri edilizie o piezometriche stazioni radiobase.
    La mia personale cultura in merito è riassunta nelle parole del maestro Tomaso Kemeny ” “…l’impero del brutto devasta la natura in nome di una pretesa migliore qualità della vita…”.
    La mia qualità della vita sta personalmente peggiorando in questa città anche a causa di beni di urbanizzazione primaria come questi. Sia da un punto di vista della mia personale necessità di scambio con la natura che mi dà vita, sia da un punto di vista paesaggistico: non sono più in grado di passeggiare nel Brutto Varesino fatto di cemento, parcheggi, antenne e gru!
    Se i nostri amministratori agiscono contro il nostro volere, non fanno il bene della città.
    E non mi riferisco solo a quello all’Ambiente, perchè questo aspetto riguarda l’Assessore all’Urbanistica, la Giunta tutta, i consiglieri ed il Sindaco, a cui inviai anche una lettera in merito subito dopo la rielezione, ma giace senza risposta… scritta, le azioni poi le vediamo.
    Si tratta di un piano di urbanizzazione, possiamo conoscerlo?

    Perché tutti coloro che non condividono quest’istallazione non agiscono per dire ai propri amministratori che non ci stanno?

    E’ molto semplice: basta unirsi, scriverlo e protocollarlo!
    Gli amministratori devono dare risposta e chiarire il perché pubblicamente!
    Amministrano noi cittadini o altro?

    Ed una critica i muove sempre per tendere al meglio.
    Come una crisi, che portà sempre nuove opportunità.

  8. Bruno Belli il 26 marzo 2012, ore 16:35

    Gentile sig.ra Diaferia, io concordo con Lei pienamente, anche se mi spiace averLa trovata un po’ piccata per il post aggiunto ad un’opinione espressa in modo molto qualunquistico.
    Il discorso è affatto ampio: noto solo che, su Varesereport, ho lanciato per tre volte il sasso nello stagno e tutte le volte si sono mossi commenti di diverso tipo e mi pare di avere avuto l’onore di almeno 4 lettori.
    Il che prova, da una parte, che proprio “pirlate” non le sparo e che, pertanto, la città ha bisogno di qualcuno libero da vincoli partitici che solleciti le coscienze, tramite i mezzi di informazione, cosa che si è fatto poco o nulla in questi anni e che, al momento, riconosco quale solo merito di Varesereport.
    Ho affermato che firmo sempre le petizioni che ritengo buona causa. Credo che, in questo caso, Lei sia più adatta di me a renderLa concreta, perchè possiede delle comptenze sull’elettrosmog che io non ho.
    Ognuno ha il Suo ruolo.
    Fosse da farsi una petizione per un Teatro serio in città, sarei io stesso l’estensore, ma…un poco alla volta. Non disperiamo.
    Quindi ribadisco: se Lei e chi ha competenza per una petizione seria che comprenda il problema, in relazione al piano urbanistico, intende proporla, La invito a prendere contatto con me.
    Dopo la Sua, sono disposto a mettere, per secondo, la mia firma.

  9. ombretta diaferia il 26 marzo 2012, ore 19:24

    Gentile Signor Belli,

    non sono piccata con lei, ma in generale sulla cultura mancante, a cui contribuisce indubbiamente la poca informazione.
    Ed è su ciò che cerco di lavorare a vantaggio della nostra comunità.

    Pensi che mi sono ritrovata senza un bosco intero con cui respiravo (nulla di importante quindi!) e senza neppure sapere che sarebbe avvenuto: nessuno si è disturbato di avvertire che ci saremmo trovatii con la casa che tremava per abbattimenti non autorizzati (risolti con la classica “cattiva comunicazione tra uffici!).
    Vede che è sempre un problema d’informazione.
    E nell’epoca in cui viviamo è un po’ paradossale.

    Quello che posso fare è invitare i cittadini ivi residenti a riunirsi intorno ad una richiesta esplicita di chiarimento.

    Se poi desidera che io e lei ci prendiamo in carico anche questa possiamo farlo.
    Ma le ripeto che il problemi non sono i cittadini, bensì gli amministratori che giocano a gestirecome un’azienda il Comune (vedi derivati & c.), a distruggere l’ambiente naturale e consumare suolo per meri interessi economici (vedi oneri d’urbanizzazione).

    Ma noi dagli amministratori vorremmo attenzione alle richieste di qualità della vita, non di incassi facili con multe, parcheggi, oneri di urbanizzazione…

    E le assicuro che tutti coloro che son giunti a Varese da tutta l’Italia il 21 marzo per la giornata mondiale della poesia, sostenuta per l’ottavo anno di seguito dalla Commissione Nazionale Italiana dell’UNESCO, hanno espresso la stessa impressione: “Varese è solo cemento?”.
    Ed a girare in centro non li si può biasimare. Ma ho riparato conducendoli negli angoli più caratteristici, parlando loro di origini antiche e mostrando testimonianze del patrimonio ambientale e culturale.

    Con sempre immutata stima
    una cittadina più seccata che piccata
    od

  10. Fantoni Mariella -Varese il 28 marzo 2012, ore 06:15

    Da tempo,ahimè!,si sta diffondendo un virus epidemico : “la distruzione dell’ambiente” ,per sete di lucro,per carenza di intelligenza,sensibilità e rispetto.
    Nulla ci appartiene,ricordiamolo!,tranne la coscienza.
    Con profondo rammarico
    mariella fantoni

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