Gallarate

Fondazione Culturale di Gallarate, non paga Pantalone

Teatro Condominio a Gallarate

No, non deve essere il Comune di Gallarate a pagare i creditori della Fondazione Culturale di Gallarate e della sua gestione da profondo rosso dei teatri gallaratesi. O, almeno, così la pensa la Corte dei conti, che con una sentenza ha risposto al sindaco di Gallarate, Edoardo Guenzani, che sollecitava un parere in merito ai rapporti finanziari con la Fondazione 1860 Gallarate Città.

Il Comune di Gallarate aveva espresso la volontà di venire incontro, per quanto possibile, alle richieste di coloro che vantano crediti con la Fondazione, in particolare per quanto riguarda il tfr degli ex dipendenti. A questo punto il sindaco Guenzani ha domandato se fosse ammissibile e legittimo un intervento dell’Amministrazione comunale a ripiano del deficit patrimoniale accumulato attraverso l’erogazione di un contributo straordinario (è stato accantonato un fondo ad hoc da 600.000 euro). Lo stesso sindaco ha pure chiesto se l’erogazione fosse da qualificarsi quale debito fuori bilancio. 

La Corte ha risposto che “l’ente locale può prevedere che, nel corso degli esercizi, erogherà una contribuzione in favore della propria partecipata (in questo caso la Fondazione 1860, ndr), ma detta previsione da parte dell’Amministrazione locale (…) deve essere programmata sulla scorta di un piano industriale e di un piano degli investimenti”. In altri termini  ”l’ente locale non può accollarsi l’onere di ripianare anche occasionalmente le perdite gestionali della fondazione, perché alle stesse deve essere in grado di far fronte la fondazione con il suo patrimonio”.

Non manca un giudizio severo, da parte della Corte, sull’operato del Comune. “La carente attività di controllo dell’amministrazione locale sugli organi dell’ente strumentale, infatti, denota una gestione non sana dell’Amministrazione, in quanto è dovere dell’ente locale di riferimento svolgere un controllo puntuale sulle risorse finanziarie conferite in dotazione agli organismi partecipati”. Non solo: “la Civica Amministrazione è tenuta a valutare con estremo rigore la sussistenza di eventuali responsabilità dei competenti organi (comunali e della fondazione), adottando i provvedimenti conseguenti”.

Insomma, la Corte non ammette “interventi tampone” per ripianare i debiti “senza un programma industriale o una prospettiva che realizzi l’economicità e l’efficienza della gestione nel medio e lungo periodo”. Insomma, questa volta non paga Pantalone. Anche se, come appare chiaro, la situazione dei creditori appare sempre più incerta e senza prospettiva.

20 marzo 2012
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Un commento a “Fondazione Culturale di Gallarate, non paga Pantalone

  1. Valeria rosselli il 21 marzo 2012, ore 15:30

    A rimetterci alla fine sono sempre gli stessi: le persone che hanno lavorato. Che schifo.

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