Varese

Frontalieri, sui ristorni i sindacati suonano la carica

Da sinistra, Caro, Molteni e Lenna

Continua ad essere aperta, anzi apertissima la questione dei ristorni dei frontalieri che restano ancora bloccati. La conferma è giunta dai sindacati che, questa mattina, alla sede della Camera di commercio di Varese, hanno presentato un vedemecum rivolto ai frontalieri per spiegare come funzionano le cose al di là del confine. Ma prima lo stop della Confederazione elvetica, poi lo slalom di Barroso, presidente della Commissione europea, in visita ad Ispra. Resta il problema, e i sindacati si mostrano preoccupati.

Il fenomeno dei lavoratori frontalieri resta ampio. Come conferma Marco Molteni, che rappresenta il sindacato nella giunta camerale, “il Ticino registra un assorbimento di una quota del 10-12% di forza lavoro frontaliera, con il 44% di varesini, certamente la quota più consistente. Tuttavia oggi spesso non sono più lavoratori che operano in settori tradizionali come edilizia e commercio, ma lavoratori di settori tecnici, scientifici, finanziari”. Un mondo del lavoro molto diverso da quello italiano. “Là non si discute di articolo 18 – dice Molteni -, perchè non c’è. Si può avere un contratto e il giorno dopo essere licenziati”.

Al centro dell’attenzione, la questione dei ristorni, che resta congelata da mesi. I sindacati criticano duramente il comportamento del governo Berlusconi, che ha stoppato il dialogo con la Svizzera. “E il governo attuale - aggiunge Molteni – non ha ancora affrontato seriamente la questione”. “E’ necessario andare avanti nella trattativa – è l’opinione di Osvaldo Caro della Cisl -. La convenzione che regolava i ristorni risale al ’74, che prevedeva di dare risorse ai Comuni di provenienza dei frontalieri, perchè potessero realizzare strutture a sostegno di lavoratori che ogni sera tornavano a casa loro”.

Chiarissimo Paolo Lenna, segretario della Cgil provinciale di Varese, che ha messo i puntini sulle i. “Non ci interessano le polemiche strumentali sollevate dalla Lega dei Ticinesi. Per noi resta un problema tra Stati, un problema che deve essere affrontato dal governo italiano e da Berna. Un confronto che sblocchi al più presto i ristorni”. A tale proposito il cislino Osvaldo Caro lancia l’ipotesi di un tavolo istituzionale tra Varese e Como per monitorare il fenomeno dei frontalieri. Conclude Molteni: “si deve riprendere il dialogo, senza stop e senza ricatti. E i ristorni devono essere versati direttamente ai Comuni, senza che prima girino per 3 anni in un circuito tra Roma, la Lombardia, i Comuni”.

19 marzo 2012
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