Varese

Maroni racconta il “c’era una volta” della Lega

Da sinistra, il rettore Dionigi, Maroni e Spartà

Primo ospite del corso di Teorie e Tecniche del linguaggio giornalistico, tenuto dal giornalista varesino Gianni Spartà all’Università dell’Insubria, l’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni. Un’aula affollata di studenti, professori e giornalisti, che ascoltano la lezione tenuta dal politico leghista sulla comunicazione politica.

Una lunga conversazione che Maroni ha tenuto in maniche di camicia, e facendo spesso ricorso a slide e immagini proiettate su uno schermo. “Volevo fare il giornalista, ma non essendoci riuscito ho fatto il politico”, esordisce l’ex ministro, che subito dichiara: “Il primo asset della Lega è l’identità”. Un’identità sostenuta da simboli, gadgets, manifesti, scritte sui muri. Tra gli slogan che meglio esprimono l’anima del movimento Maroni segnala la recente espressione “barbari sognanti”, mutuata dallo scrittore triestino Scipio Slataper.

Dalle parole di Maroni esce un Carroccio duro e puro, “identitario”, che forse esisteva alle origini, ma che oggi appare un’immagine sfuocata, dopo tanti anni di governo e di permanenza nella palude berlusconiana. Maroni parla di un Carroccio che ama “il carattere popolare e popolano dei manifesti”. Una Lega che si esprime il suo credo su poveri fogli di carta, come le poche copie dei due numeri del foglio delle origini  ”Nord Ovest”, realizzato da lui e Bossi nel lontano 1980. Un partito che “si basa sui volontari”, in cui la comunicazione “rinsalda le truppe”.

La Lega che, al suo apparire, “rompe” con la geografia politica tradizionale, racconta l’ex ministro: veicola uno scontro non più orizzontale, come quello tra Dc e Pci, ma verticale, tra Nord e Sud. E che chiede il voto su base territoriale, esprimendosi con manifesti e graffiti murali contro “Roma ladrona”. Certo, Maroni evoca anche la pagina Facebook, ma non appare così suggestiva come i vecchi manifesti. Nessun riferimento, nel suo intervento, alla tv, singolare silenzio per chi ha governato accanto al re delle tv, Silvio Berlusconi.

Insomma, davanti ai giovani studenti dell’Insubria Maroni sostiene, ancora una volta, la diversità della Lega, partito anomalo e fuori dagli schemi tradizionali, capace di rotture, che si affaccia alla politica con messaggi nuovi e “rivoluzionari”. Un “c’era una volta” in piena regola, che non fa i conti con i cambiamenti intervenuti nel frattempo, le divisioni interne, le correnti che si scontrano, maroniani e cerchiomagisti, le inchieste che colpiscono uomini ai vertici (emblematico il caso Boni in Regione Lombardia), le minacce nei confronti dei sindaci “eretici” come Tosi. Di tutto questo, nessuna traccia nell’intervento di Maroni all’Insubria. Che tradisce l’emozione quando, riferendosi al Maroni Day all’Appollonio di Varese, ammette: “un comizio affollatissimo, in cui ho provato le emozioni degli inizi, non accade sempre”.

14 marzo 2012
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