Varese

Cisl-Anolf: no al balzello sui permessi di soggiorno

Martine Illgen e Sergio Moia

Si era aperto un piccolo spiraglio, a gennaio, con le dichiarazioni del neo-ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, circa la necessità di superare il provvedimento inserito dal predecessore ministro Maroni nel secondo Pacchetto Sicurezza. Poi un ripensamento, che nasceva dal fatto che gli introiti del balzello erano già stati messi nel bilancio. Quindi? Tutto rinviato ad una revisione complessiva dei permessi, ad un riordino della materia. “Ma da allora non si è mai passati dalle parole ai fatti”, lamenta Sergio Moia, segretario della Cisl provinciale di Varese con delega ai problemi dell’immigrazione, insieme a Martine Illgen, che è presidente di Anolf Varese. E’ venuto il momento di abrogare la norma inserita da Maroni, che imponeva un balzello, una sovrattassa agli immigrati per il rilascio o il rinnovo del permesso di  soggiorno. “Il governo Monti è apprezzabile sul fronte dell’emergenza economica – continua Moia -, ma sul punto della sovrattassa non è cambiato nulla”.

In sostanza l’immigrato che voglia avere o rinnovare il suo permesso di soggiorno è costretto a pagare una nuova tassa. “Una tassa iniqua, una misura vessatoria”, la definiscono Moia e la Illgen. Se per queste pratiche si pagavano già 72 euro tra  tesserino, marca da bollo e una assicurata postale, ora gli immigrati devono pagare, in più, per i permessi da tre mesi ad un anno 80 euro, per i permessi da uno a due anni 100 euro, e per i permessi di lungo periodo 200 euro.

Un odioso balzello che ha un suo scopo. Come spiega Sergio Moia, “queste risorse, che il governo Monti non ha ancora annullato, servono a incrementare gli accompagnamenti degli espulsi alle frontiere da parte delle Forze dell’ordine, una misura raramente praticata, oppure per coprire i costi sostenuti dalla Questura per le pratiche relative al permesso di soggiorno”. Ma l’introduzione di queste sovrattasse da parte del governo Berlusconi, comporta conseguenze devastanti. “E’ una misura che può portare ad un rientro nell’illegalità – insiste Sergio Moia -, e spesso comporta la rottura del nucleo familiare, con il capo famiglia che resta qui a lavorare e moglie e figli che tornano a casa. Ritornare qui diventa un passaggio difficile, con una lingua dimenticata, con un percorso scolastico interrotto e abbandonato”.

Insomma, una vera ingiustizia, una misura pericolosa, un modo per appesantire ulteriormente le conseguenze della crisi economica sulle spalle degli immigrati. Per questo Cisl di Varese e Anolf Varese proseguono la battaglia per l’abolizione del balzello introdotto dall’ex ministro degli Interni Maroni.

14 marzo 2012
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