Varese

Carte d’identità elettroniche, super-flop a Varese

Era il 17 marzo 2001 quando il napoletano Paolo Mossetti, assediato dalle tv, ricevette la prima, storica carta d’identità elettronica (Cie). Da quel momento, il nuovo strumento diventò l’emblema del modernismo nella Pubblica amministrazione. L’anno dopo partì la sperimentazione, e tra i 156 Comuni che si fecero avanti c’era anche Palazzo Estense. Una piccola percentuale sui 9000 Comuni italiani esistenti.

Sulla questione ha depositato una interrogazione il capogruppo del Pd in Comune, Fabrizio Mirabelli. E proprio lui ricorda che “si stabilì che i cittadini pagassero questo documento obbligatorio 30 euro, diminuiti poi a 20 (un vero e proprio salasso rispetto al vecchio documento cartaceo che costava 5,75 euro), per un business atteso di circa 200 milioni l’anno”.

Diverse le domande che Mirabelli ha posto all’assessore al Bilancio, Giossi Montalbetti. Dalla risposta di quest’ultimo emerge come la carta elettronica, nel Paese e anche a Varese, sia stato un vero e proprio flop. Sollecitato dalle domande del capogruppo del Pd, l’assessore Montalbetti dichiara che i Comuni emettitori di Cie sono 153, dunque una percentuale irrisoria. E che fino ad oggi, Palazzo Estense ha emesso 20.132 Cie.  Ma poi viene il bello. L’assessore al Bilancio sostiene che “le Cie ad oggi non sono strumento privilegiato per dialogare con la Pubblica Amministrazione”. Non solo: per quanto riguarda Varese, “nessun servizio è connesso alla Cie”.

Qualche problema relativo alla Cie, lo hanno avuto coloro che si sono recati, in vacanza o per lavoro, in un Paese estero. Infatti, conferma Montalbetti, “la Cie è riconosciuta come titolo valido all’espatrio in tutti i paesi dell’Unione Europea, in alcuni non accettano il documento di proroga”. In questo caso, come si può risolvere il problema? “Si risolve il problema – risponde l’assessore – emettendo un nuovo supporto Cie”.

A due domande di Mirabelli, l’assessore non risponde. Ad esempio nessuna risposta alla domanda di Mirabelli che chiede ”quanti soldi abbiano dovuto pagare i contribuenti , nel corso di questi undici anni, tra progetti, consulenze varie, società inutili, spese legali e quant’altro per ritrovarsi con qualcosa che può essere considerato un vero e proprio monumento all’inefficienza della macchina burocratica”.

14 marzo 2012
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