Lettere

Writers e ipocrisia

Scriviamolo in modo sereno e senza polemica. Non Italiani siamo un popolo ipocrita. E’ un’ipocrisia che è causa e cura del male stesso: il costume di levare scudi, di criticare, di scagliare la prima pietra, a prescindere, in modo pregiudizievole, solo perché chi compie un atto ci è antipatico o “nemico”, dimentichi che nessuno è libero da pur il minimo errore.

Nemmeno leggiamo più tra le righe, disposti a rinnegare qualunque libertà, per timore d’essere “segnati a dito”, messi a tacere, emarginati. Eppure, siamo tutti degli emarginati.

L’episodio dei giovani leghisti che imbrattano il muro è paradigmatico. Per un popolo adulto sarebbe di massimo insegnamento, purché si decida di togliersi il paraocchi. Come mio costume, non desidero entrare nel caso legale: esistono articoli dei Codici civile e Penale che contemplano quanto fatto; lo sappiamo ed attendiamo il giudizio dei tribunali. Quanto al fatto di imbrattare un muro è chiaro: in ogni caso, per chiunque, deve essere comminata la pena, previo il ripristino originale. Ma, tolto questo, cosa dovrebbe insegnare l’episodio, dunque, ai cittadini?

Pressoché tutte le cordate politiche varesine hanno elevato peani allo “scandalo”, soprattutto per l’espressione “incriminata” verso il Presidente del Consiglio. Esse sono di memoria molto corta. Non sono mai stato un berlusconiano, e i miei quattro lettori ben lo sanno, ma non posso esimermi, in virtù del senso dell’equità tanto sbandierata (e tradita) proprio da Mario Monti, dal ricordare che furono levati di fronte al Tribunale di Milano, alcuni striscioni nei quali erano rivolti titoli poco cruscanti nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio che si recava dai giudici per discutere problemi privati. Due pesi e due misure? Certo, perché non mi risulta che alcuno dei manifestanti sia incappato in iter giudiziari.

Si solleva, poi, la questione che Attilio Fontana abbia scelto di difendere i “rei”. Si afferma che non lo dovrebbe fare perché è il Sindaco di Varese. Ma Fontana è anche un avvocato ed è nel suo diritto – quello stesso diritto che permette di giudicare i tre rei – di accettare la difesa, come lo è degli “scapestrati” di rivolgersi ad un legale da loro scelto, senza che alcuno di noi debba o possa eccepire. Non siamo forse la “Patria del diritto”? Sì, noi siamo la patria di quel diritto che ereditiamo in parte dai Romani i quali, però, scrivevano anche loro sui muri (Pompei è una delle tante testimonianze). Siamo patria di quello stesso diritto nato e sviluppatosi con Verri, Beccaria, Vico, Giannone e Filangeri, il quale garantisce anche l’autodeterminazione dei popoli ed i principi d’inviolabilità della politica interna delle nazioni.

Però accettiamo bellamente la nomina di un Presidente di un Consiglio che risponde all’Europa, prima che agli Italiani. Ipocritamente, si tacciono le evidenze.

Montanelli scrisse più volte che noi Italiani siamo un popolo di cialtroni, perché improvvisiamo. Siamo anche un popolo di pavidi. Preferiamo, di norma, subire, accettare passivamente tutto. Per la libertà moltissimi nostri predecessori sono anche morti. Forse morire per gli ideali, oggi, è un po’ retorico. Ma una vita “strangolata” da violenze criptiche vestite dalla retorica di un ordine e di un rigore di facciata non è forse la negazione dell’espressione dell’individualità?

Ripeto: l’atto dei giovani leghisti varesini in se è censurabile, ma è indice di un malessere che supera la goliardata o la volontà della semplice offesa. A me ricorda di più, posso sbagliare, l’atteggiamento di Dante che cerca quella Libertà (sì, con la maiuscola) “ch’è sì cara, come sa chi per Lei vita rifiuta”.

Bruno Belli

17 febbraio 2012
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9 commenti a “Writers e ipocrisia

  1. daniela il 18 febbraio 2012, ore 08:49

    Io penso che sia più ipocrita trovare delle giustificazioni pseudofilosofiche per un atto di vandalismo. I tre giovanotti padani sono stati sorpresi ad imbrattare un muro pubblico e devono pagare una sanzione. Più giusto ancora sarebbe se fossero condannati a cancellare la scritta. Se io o Lei fossimo colti in flagrante a fare delle scritte del tipo “Bossi buff…” o “Maroni buff…” sui muri della casa del sindaco, dubito che egli sarebbe disponibile a difenderci in tribunale. Credo, poi, che sia gravissimo che il segretario cittadino della Lega Nord abbia fatto un appello pubblico alla mobilitazione dei militanti della Lega Nord per recarsi in Consiglio comunale come a tentare di intimidire, con la loro presenza, i consiglieri. Questo, e la sua lettera, purtroppo, lo conferma, é un mondo capovolto. Chi imbratta i muri sostiene che, in fondo, è un reato che non va perseguito perché ci sono reati ben più gravi. Lo stesso sostiene chi passa con il rosso o non emette lo scontrino fiscale. E gli esempi sarebbero davvero tantissimi. L’Italia è nelle condizioni che é anche e soprattutto per questo. Nessuno è disponibile ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Il principio di una convivenza civile non può essere che io sono legittimato a rubare perché gli altri rubano più di me. Per quanto mi riguarda, credo che sia importante ristabilire , al più presto, un principio di legalità, partendo dalle piccole cose. Difendendo gli imbrattatori che insegnamento dà il sindaco a questi giovani? Che le regole possono essere calpestate impunemente? Che basta fare parte di un partito per farla sempre franca? Che basta gridare di più per avere sempre ragione? Non credo che questa sia retorica ma solo buon senso. Il sindaco si sarebbe comportato da buon capofamiglia se avesse condannato l’episodio dando, metaforicamente, qualche sano scappellotto ai tre giovani vandali.

  2. bruno belli il 18 febbraio 2012, ore 13:53

    E chi ha detto, cara Daniela, che i writers non dovrebbero pagare? Evidentemente, o ha letto con fretta quanto ho scritto, oppure dimostra di avere soltanto delle pregiudizievoli.
    Ho affermato semplicemente (senza pseudo filosofia) che è nel diritto di costoro – come di chiunque altro di noi fosse stato trovato in flagranza – potere ricorrere all’aiuto di un legale e che un legale abbia il diritto di scegliere chi difendere, sia che vesta una carica pubblica, o no.
    Altrimenti si cade nello stesso errore dei writers. Si pretenderebbe che non possano ricorrere ad un difensore, e sarebbe una restizione della libertà, fatto garantito dalla Costituzione.
    Quando il Sindaco Fontana scese in piazza /come sindaco) a trainare il tir – ricorderà l’episodio – fui il primo ad additare il fatto e non in modo ipocrita. Si trattò di un editoriale (prima pagina) de “La Prealpina” (7 settembre 2011)
    Lei, con il suo commento, lecito, per altro, conferma il fondo del mio pezzo: l’impossibilità, oggi, degli Italiani, poco colti in tutto, purtroppo, di giudicare serenamente un fatto, e di leggere tra le righe.
    E su questo non ci piove…

  3. cittadinosuperpartes il 20 febbraio 2012, ore 10:01

    Egr Sig Belli……….si gli Italiani sono come Lei le descrive, ipocriti ma sopratutto, opportunisti. Da un episodio seppur censurabile, come Lei dice dal codice civile a quello penale riceveranno la giusta sanzione.Ma fa specie che si sia creata una grande polemica per un episodio che in citta’ e’ ricorrente basta guardarsi attorno nei giardini Estensi dopo pochi giorni dall’imbiancatura dei bagni i baldi writers lo avevano gia’ tapezzato dei loro geroglifici. Allora e’ il nome Monti che ha destato scandalo e qui gli ipocriti difendono la dignita’ del primo ministro Gli opportunisti rimarcano che nessuno lo ha eletto, la verita’ e’ che di questa classe dirigente tutta e’ spazzatura e con l’avvicinarsi della primavera bisognerebbe fare pulizia di fino per rimettere in ordine la casa degli Italiani.

  4. giorgio taietti il 20 febbraio 2012, ore 12:53

    L’ipocrisia e l’opportunismo credo siano la cifra di quegli italiani che stanno sempre alla finestra, senza fare mai niente, per criticare, poi, quello che fanno gli altri. E’ risaputo che il PD, non da oggi, ha lanciato una campagna contro le scritte sui muri. Tutte le scritte sui muri. Può essere una campagna condivisibile o meno ma basta leggere i giornali per rendersene conto. Sono state presentate parecchie interrogazioni in merito. Il fatto é che tale denuncia ad alcuni sembra fare comodo quando riguarda i cosiddetti geroglifici dei writers non quando riguarda le scritte politiche. Ora, io mi domando: nel 2012, i militanti politici hanno ancora bisogno di scrivere i loro messaggi sui muri pubblici e privati della nostra città? Se tutti facessero così come diventerebbe la nostra città? Per i writers ordinari deve esistere la gogna mentre per quelli politici devono essere assegnate delle medaglie? Per quanto riguarda, poi, il nome del varesino Monti, mi chiedo cosa sarebbe successo se, invece del suo nome, fosse stato scritto quello di Bossi o di Maroni.

  5. cittadinosuperpartes il 20 febbraio 2012, ore 17:53

    Sig Taietti…….credo che Lei si riferisca al mio scritto, l’appellativo ipocrita ed opportunista fa riferimento a tutti coloro che da questa vicenda, ne vogliono trarre vantaggi politici, e spunti polemici, da qualsiasi parte o colore politico.Lei si e’ affrettato nel farci sapere che il PD da sempre ne e’ contro, e che a riprova a gia’ avviato una campagna in tal senso. Le ricordo che anche l’ass Piatti della Lega prese queste posizioni, ricordo che anche l’ex ass Daula del PDL propendesse, per la linea dura Sulla carta tutti dicono la stessa cosa, ma alla prova dei fatti quali sono i controlli messi in campo? Credo nessuno, che iosappia, si occupavano le Gev di questo, con una certa attenzione, hanno pensato bene di tagliarle i fondi, da qui la forte convinzione, che ipocriti ed opportunisti mai termini furono piu’ appropriati
    Cordiali Saluti

  6. bruno belli il 20 febbraio 2012, ore 17:58

    Non so se la frase del sig. Taietti “gli italiani che stanno alla finestra senza fare mai niente…”: sia riferisce a me:Mi va bene; non ho la pretesa che tutti conoscano il mio operato diretto. Ma non “operano” solo i politici nella società e per la società, giacchè Lei tira in ballo l’evidentemente “suo” PD.
    A livello nazionale, infatti, il Pd “subisce” ogni diktat di Monti come se fosse il nuovo Evangelo di Marx (con la differenza che Monti profetizza per i Banchieri e non per i metalmeccanici, ad esempio).
    A livello locale, mi scusi, ma ho l’impressione – vedendo i consiglieri del suddetto PD – di trovarmi di fronte a soggetti cui, in ogni caso, l’accomodamento pacioso sia il fine ultimo della loro politica.
    Ho l’impressione, in altre parole, che anche il PD varesino (quantomeno quello “ufficiale”) navighi nella “mediocritas” così’ bene ritratta da Jacopo Ferretti: “un’ acqua senza sale; // non fa nè ben nè male”.

  7. marcello il 21 febbraio 2012, ore 07:04

    @cittadinosuperpartes: se gli assessori D’Aula (PDL) e Piatti (Lega) hanno promesso tolleranza zero riguardo le scritte sui muri e non hanno mantenuto la loro promessa suggerisco di mandarli a casa. Mirabelli non ha avuto la possibilità di fare l’Assessore, quindi, non si può metterlo sullo stesso piano di D’Aula e Piatti. Mettiamolo alla prova e, poi, giudichiamo. Io che sono un cittadino comune, al di fuori dei giochi politici, la penso così.
    @bruno belli: ma perché Lei pensa che tutti i lettori che commentano i suoi scritti si riferiscano a Lei? Ho già notato, in altre occasioni, che Lei è allergico alle critiche. Quanto a Monti, sta facendo più lui in pochi mesi per il futuro dell’Italia e degli italiani che Berlusconi e Bossi in dieci anni. Se, poi, manterrà quello che ha annunciato, cioè di utilizzare parte del denaro recuperato dall’evasione fiscale per diminuire il carico fiscale a chi le tasse le paga, allora, sarà una vera e propria rivoluzione!

  8. gu il 21 febbraio 2012, ore 11:47

    Molto pertinente il giudizio di merito sul pd, davvero sul pezzo.
    Abbelli…

  9. bruno belli il 21 febbraio 2012, ore 18:13

    Due nessi logici:
    per @marcello: perchè, di solito, chi commenta uno scritto, commenta sullo scritto e sui contenuti di quello stesso scritto. Almeno, la logica imporrebbe che sia così.
    Accetto sempre le critiche, purchè non siano frutto di “partigianerie”, come sembrano quelle del sig. Taietti: io, infatti, non avevo nominato, nell’intervento, alcun partito in modo specifico. Per quanto riguarda il presidente del Consiglio, ognuno è libero di pensare diversamente sul suo operato.
    per@gu: certo che è pertinente. E’ sempre una questione di logica. La medesima cordata è una, da Roma a Varese (almeno, così dovrebbe). Le direttive dovrebbero essere le medesime, altrimenti si ammetterebbe una diversità che ne idintificherebbe una possibile scissione.
    Che il PD, poi, a qualunque livello, non riesca ad esprimere chiaramente una linea ben precisa, è altrettanto vero, come, del resto, non la sa esprimere alcuna espressione “politica” attuale.

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