Varese

L’assessore Specchiarelli alla guerra dei cinghiali

L'assessore Specchiarelli

I cinghiali sono un problema, sì sono un problema nella provincia di Varese. I goffi e forti animali da noi sono tanti, si moltiplicano e, soprattutto, combinano un sacco di guai. Come sottolineava in una nota odierna la Coldiretti varesina, “i danni ammontano, ogni anno, ad oltre cinquantamila euro, di cui solo una parte sono risarciti alle imprese agricole della provincia di Varese. Il problema cinghiali esiste e il settore primario è il più colpito. Allo stato dei fatti, purtroppo, non possiamo che rilevare preoccupati l’insufficienza delle misure finora adottate”, dicono presidente e  direttore della federazione provinciale Fernando Fiori e Francesco Renzoni.

E proprio di contromisure anti-cinghiale si è parlato oggi a Villa Recalcati con l’assessore all’Agricoltura e alla Caccia, Bruno Specchiarelli, contro cui sembrano puntare le critiche e le polemiche non solo di Coldiretti, ma anche dei cacciatori. Cuore della controversia, proprio i cinghiali. L’assessore leghista spiega che esiste un Piano triennale di abbattimento dei cinghiali in provincia. Un abbattimento affidato ai capi caccia che, per quest’anno, non hanno fatto interamente il loro dovere: avrebbero dovuto abbattere 1500 cinghiali, mentre le loro doppiette si sono fermate a mille. “Non voglio abbassare la guardia – dice Specchiarelli -. E per la prima volta sono stato costretto a fare intervenire il nucleo faunistico per completare il lavoro”.

Che è successo? Perchè i cacciatori hanno “tradito” l’assessore? Non è chiaro il motivo per cui i cacciatori si sono limitati. L’assessore non esclude che abbiano voluto inviargli un segnale. “E magari – continua uscendo dalla sala in cui si è tenuta la chiacchierata – me li troverò sotto la finestra con fischietti e striscioni”. Eppure Specchiarelli non fa passi indietro: “appena sciolta la neve, i cinghiali scenderanno a valle e faranno un sacco di danni”. Qualcuno, continua l’assessore, vorrebbe evitare questa possibilità “pasturando” in vetta, in modo che gli animali, trovando cibo, non sentano il bisogno di scendere a valle: ma Specchiarelli, due anni fa, ha firmato un divieto di pasturazione agli ugulati. A questo punto viene da chiedersi perchè il mondo venatorio alzi il tiro contro l’assessore. La ragione è, secondo lo stesso Specchiarelli, il fatto che, con l’abbattimento programmato, i cacciatori paventino il rischio di non avere più animali da cacciare. Poi i cacciatori ribattono: la caccia al cinghiale è difficile, si svolge in montagna, tra i boschi, è lunga e faticosa.  

C’è poi un problema di risarcimento danni provocati dai cinghiali. Risarcimento che viene coperto, per il 90%, dalla Provincia e per il restante 10% dagli stessi cacciatori. I cacciatori sono in provincia 3500 e ognuno di loro deve pagare 64.56 euro alla Regione all’anno, oltre alla concessione governativa di 173 euro. Una cifra tale che, dicono i cacciatori, trasferita dalla Regione alla Provincia, dovrebbe convincere quest’ultima a coprire interamente i danni. “Le cose non stanno così – replica Specchiarelli -. Quelle risorse non ci vengono trasferite interamente: sono solo 143 mila euro i ristorni che ci arrivano. E dunque, non è possibile coprire da soli i danni”.

17 febbraio 2012
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