Lettere

Ricordando Marrone

Nel Paese della memoria “a orologeria” desideriamo ricordare che oggi 15 febbraio  2012 ricorre il 68° anniversario della morte nel campo di
sterminio nazista di Dachau di Calogero Marrone, capo dell’Ufficio Anagrafe e Affari Civili del Comune di Varese, arrestato il 7 gennaio 1944 su mandato delle autorità repubblichine comunali da ufficiali tedeschi delle SS.

La storia è  nota: Marrone dopo l’8 settembre 1943, in stretto contatto con il gruppo agrigentino di Varese, formato da Salvatore  Di Benedetto, responsabile del Pci nel nord Italia, lo scrittore Elio Vittorini, Maria e Alfonso Montuoro, quest’ultimo assassinato a maggio del ’45 in una marcia di trasferimento dal campo di Mauthausen, iniziò a consegnare a ebrei e antifascisti documenti di identità in bianco per permettere loro di sfuggire alla cattura e portarsi al di là del confine con la Svizzera. In quest’opera di solidarietà, fu tradito probabilmente da un impiegato del suo stesso ufficio.

Messo ai “domiciliari” dal podestà Domenico Castelletti che avviò un’inchiesta amministrativa sul suo operato nell’abitazione di via Chiesa (oggi via Sempione) non fuggì per non scatenare delle rappresaglie contro la famiglia, la moglie e quattro figli. Dal 7 al 25 gennaio 1944 rimase nel carcere dei Miogni sotto il controllo tedesco. Fu brutalmente percosso e intimidito. Non parlò. Dal 26 gennaio  al 20 luglio 1944 fu detenuto a Como; dal 21 luglio al 22 settembre a San Vittore di Milano, dal 24 settembre al 5 ottobre nel campo di polizia e di smistamento di Bolzano Gries. Da lì il 6 ottobre 1944 iniziò l’ultima tappa del suo calvario. Fu deportato a Dachau. Si spense all’alba della libertà, distrutto dagli stenti e dal tifo petecchiale assistito da padre Giannantonio Agosti,  cappuccino di Milano.

Una lapide a Palazzo Estense e un giardinetto dietro il Liceo Musicale ne ricorda l’alta figura di cittadino e di martire. Se qualcuno oggi passasse di lì metta un fiore.

Franco Giannantoni e Ibio Paolucci

15 febbraio 2012
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