Varese

A Villa Panza si fa cultura. E mancano gli assessori

L'artista Christiane Löhr a Villa Panza

E’ davvero un peccato che, in un’occasione così interessante e raffinata, non fossero presenti né il presidente della Provincia, Dario Galli, né il sindaco di Varese, Attilio Fontana, e neppure i loro assessori alla Cultura, Francesca Brianza per la Provincia e Simone Longhini per il Comune. Una distrazione? Una dimenticanza? Scarso interesse? Chissà. I politici, quando si fa davvero cultura, danno forfait. E’ accaduto questa sera a Villa Panza, dove la sala principale straripava di varesini attenti e incuriositi per l’evento in corso. Per chi amministra Varese, Villa Panza, di proprietà del fai, dovrebbe essere considerata il cuore della cultura presente sul territorio. E invece no, spesso viene ignorata da Comune e Provincia.

Un doppio evento, quello di stasera a Biumo Superiore. La scultrice Christiane Löhr, già protagonista di una personale a Villa Panza allestita due anni fa insieme a Giuseppe Panza di Biumo, ha donato due opere alla Collezione Panza. Due fragili costruzioni realizzate con materiali naturali che hanno per titolo “Drei Quader” (Tre cubi) e “Bogenform und kleine Erhebung” (Forma d’archi e piccola elevazione). Opere che, per chi conosce la scultrice, evocano parecchio i giardini Zen, fragili architetture che si possono considerare vere e proprie installazioni, collocate al primo piano della Villa.

Ma a rendere ancora più avvincente l’appuntamento, che è stato introdotto dal vice presidente esecutivo del Fai, Marco Magnifico, e dalla direttrice della Villa, Anna Bernardini, un dialogo, una conversazione assolutamente impagabile tra la stessa artista, tedesca, allieva del grande Kounellis, e il critico d’arte Germano Celant, grande studioso di arte contempoeranea. Un mix di intelligenza critica e di informazioni sul mondo dell’arte degli ultimi cinquant’anni. Era presente anche Giuseppina Panza, figlia del collezionista.

“Costruzioni fragili, monocromatiche, con una monocromia che non è quella pesante anni ’60: non quella artificiale del colore, ma quella data da  elementi naturali – ha detto Celant -. C’è poi una fragilità, che evoca la minimal art, che richiama il vuoto, un richiamo che viene dall’Oriente. E nella fragilità si percepisce anche una cultura al femminile”. Poi Celant ha sottolineato come nella scultrice “c’è un modo di pensare l’arte non come qualcosa di immobile, congelato, ma come un rischio di vita”.  Parole suggestive, a cui ha risposto l’artista, nel suo italiano austero e spigoloso. La Löhr si è soffermata sul dialogo che le sue opere instaurano con i materiali e con lo spazio, dando vita a risultati vicini all’arte araba e all’arte gotica. celant ha concluso il dialogo ricordando i “gesti primari” che stanno alla base delle opere dell’artista: “gesti globali, che possono essere compresi da tutti”. Poi domande dal pubblico, ancora considerazioni, e poi la visita alle due opere.

Qualità alta, contenuti abbondanti, preziosi spunti di riflessione. Tutto questo si è visto questa sera a Villa Panza. Con tanto pubblico, e con nessun politico.

15 febbraio 2012
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4 commenti a “A Villa Panza si fa cultura. E mancano gli assessori

  1. laura Pasquali il 15 febbraio 2012, ore 11:25

    Ero presente anch’io alla conferenza, peccato che l’audio fosse pessima forse perchè i microfoni erano mal regolati o tenuti a una distanza sbagliata.L’articolo è scritto con linguaggio preciso e scelto e contiene osservazioni interessanti.
    Si poteva dire di più sulle opere che stupiscono per la fragilità di quelli che sembrano piccolissimi fiori di campo in contrasto con le strutture geometriche da essi simulate. Cordiali saluti

  2. chiara il 15 febbraio 2012, ore 18:56

    Bravi i “padroni di casa” Magnifico e Bernardini;
    Meravigliosamente avvincente la lectio magistralis di Celant;
    Ironiche, raffinate, enigamtice e modeste le parole della Lohr;
    Commovente l’intervento sentito della figlia di Panza.

    Fiera di far parte del gruppo-guide di Villa Panza.
    Una serata di gran cultura…
    Grazie!

  3. a.g. il 15 febbraio 2012, ore 20:38

    Tutto bello…un po’ un atto riparatorio rispetto all’abominio di Hermés…

  4. ombretta diaferia il 17 febbraio 2012, ore 12:07

    Villa Panza resterà sempre il cuore pulsante della cultura di questa città.
    Perché era il desiderio del Conte e chi ne ha ereditato il peso culturale sa bene come sostenerlo.
    grazie sempre per tanta cura…

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