Gallarate

Libro di Ichino, una presentazione blindata

Il porfessor Pietro Ichino

Il professor Pietro Ichino ha scritto un volume dal titolo “Inchiesta sul lavoro”, che è stato pubblicato dalla Mondadori. Ichino è personaggio noto: autorevole giuslavorista, è stato eletto senatore nelle file del Partito democratico. Posizioni sul mercato del lavoro, quelle di Ichino, che comprendono anche il taglio dell’articolo 18 e per questo non sono mancate dure contestazioni a Ichino, che da anni gira sotto scorta.

Ha presentato il suo libro a Gallarate. Un’iniziativa che, promossa da un pezzo di Pd, ha sollevato citiche e polemiche. In particolare da parte del sel di Gallarate. “Ichino presenta il suo libro a Gallarate. In un’assemblea blindata. Ichino scrive un libro sul lavoro, sulle riforme necessarie (o almeno che lui reputa tali). Si fa le domande – continua Sel – e si dà le risposte. Manco a dirlo ha ragione lui. Un pezzo del PD, fra cui l’assessore alle attività produttive che presenta la serata anche nella veste, -lo afferma lui stesso- di assessore, organizza la presentazione”.

Continua Sel: “A intervistare il professore, un giornalista de Il Sole 24 Ore. A porre le domande solo interventi programmati. Tutti uomini e tutti di una certa età, benché naturalmente si parli dei giovani. Il mondo del lavoro, chi vive sulla propria pelle (nella carne e nelle ossa direbbe Vendola) l’esito delle proposte è escluso. E’ ammesso solo un breve intervento della Cgil verso la fine, ma che sia veloce e per favore che non insista troppo su quell’impiccio dell’articolo 18, che pare ormai essere causa della crisi e del suo perdurare”.

Per Sel Gallarate, “una bella contraddizione per gli organizzatori che affermano di volere proporre un ragionamento aperto e che invece scambiano la parzialità delle proprie proposte per la verità assoluta, indiscutibile, insomma un vero e proprio ideologismo. E così non è possibile domandare perché togliere il diritto a non essere licenziato senza giusta causa (perché si è iscritti al sindacato, perché si pretende che le leggi sulla sicurezza vengano rispettate, perché si denuncia una molestia sessuale) dovrebbe favorire l’ingresso del lavoro dei giovani. Non è possibile domandare se non appare una contraddizione, un po’ nascondersi dietro un dito, l’affermare che deve tornare la centralità del lavoro a tempo indeterminato quando nel contempo si trasforma quel contratto in un lavoro precario. Né si può chiedere come mai in Campania o in Calabria dove nessuno gode più dell’articolo 18, lo asserisce lo stesso Ichino, resti una insopportabile disoccupazione. Non è possibile chiedere lumi sulla proposta di diritto unico, che si sostanzia nell’abbassare i diritti al livello di chi meno ne ha. Una giustizia all’incontrario”.

“Né alcuna lavoratrice – dice Sel – ha potuto chiedere se il modello scandinavo continuamente evocato che garantisce un’occupazione femminile decisamente diversa da quella italiana contempla i punti di quell’accordo FIAT, che ha trovato il sostegno del Professore, secondo cui parte della retribuzione è legata all’effettuazione di un certo numero di ore, dal cui calcolo sono esclusi i permessi retribuiti previsti dalla legge, come i permessi per l’allattamento o per la legge 104, che definisce i permessi per i lavoratori disabili o di chi si prende cura di disabili (attività di cura che quasi esclusivamente è di “spettanza” femminile)”.

“Si è fatto attenzione che nessuno dei noiosi lavoratori con posto fisso potesse far notare che le banche concedono mutui solo a quei lavoratori condannati alla monotonia – dichiara Sel -. E nessun precario ha potuto raccontare il brivido che si prova quando il contratto non è rinnovato. I giovani non hanno potuto scoprire se oltre ad un tetto di stipendio massimo si vuole definire anche un tetto minimo, spiegando la propria condanna a lavorare gratis per fare esperienza e imparare, come se 20 anni di scuola non fossero serviti a niente.  Chiedere se il cambio di lavoro tanto facile in Scandinavia, dove pare che un operaio diventi giardiniere in 6 mesi, un professore carpentiere e una casalinga manager, prevede che i laureati debbano adattarsi ad un lavoro che non centra niente con quanto studiato. Se ciò non equivale ad affermare che è meglio cercarsi un lavoro subito senza “perdere tempo” per lauree, master, esperienze all’estero”.

Conclude Sel Gallarate: “Anche non potendo interloquire nella serata, un consiglio lo vogliamo dare: è bene che la politica non solo parli di lavoratori, ma impari a parlare con i lavorati, che parli non solo di giovani, ma con i giovani”.

11 febbraio 2012
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