Varese

Cava ex Nidoli, Amici della Terra scende in campo

Sulla cava ex Nidoli, scende in campo anche il presidente dell’associazione Amici della Terra, Arturo Bortoluzzi, che entra nel merito delle ragioni che devono portare la Regione Lombardia a stralciare la cava dal piano cave. Ecco l’intervento di Bortoluzzi:

L’Assessore della Regione Lombardia, banalizzando, dice che c’è una lotta tra chi vuole costruire strade e ferrovie e chi non vuole e che sta , dalla parte di chi vuole attuare. Noi assumiamo un altra posizione: di strade e ferrovie c’è bisogno (anche perché la accessibilità di un luogo è alla base della sua innovazione) ma queste non vanno fatte comunque ma tenendo sempre contro dell’esistenza di valori di parallela importanza che vanno non solo preservati ma valorizzati sempre e comunque. Questo significa che se delle opere debbono essere fatte queste e debbano avere un saldo ambientale pari a zero. Ci vuole una maggiore inventiva e capacità da parte della classe politica che vuole rendersi protagonista di opere che possano favorire la innovazione territoriale e non bisogna sempre scegliere la strada più semplice.

Abbiamo la convinzione di ritenere che le dichiarazioni della Italinerti siano eccessivamente partigiane. La Provincia di Varese ha dimostrato di possedere un’eccessiva autonomia e una non condizionabilita dallà società civile che in moltissimi casi ha assunto una posizione autonoma rispetto a quella di questo ente pubblico. Portiamo, per esempio, la questione dell’inquinamento del fiume Olona, dove Presidente e Assessore all’Ecologia hanno assunto posizioni diametralmente opposte a quanto predicato dalle associazioni. Non corrisponde così a verità quanto riportato dalla Italinerti.

La provincia di Varese ha raggiunto l’unanimità di voto perché, ha verificato in maniera lampante una compromissione delle risorse naturalistiche preziose e cospicue esistenti in Valle della Bevera in conseguenza dell’attuazione del piano di recupero della cava Italinerti di Cantello prevista nel piano cave. Fa sorridere poi che i cavatori vogliano circondarsi di una patina verde.

Se davvero volessero tramutarsi in ambientalisti gli amministratori della Italinerti allora rinuncino al guadagno e lascino intatta la collina di Tre scali a Cantello. La posizione della Provincia di Varese e’ interprete, nella sua opposizione al vigente piano cave, di una chiara e preoccupata voce della maggioranza popolare.

Il TAR si è pronunciato favorevolmente perché possa essere attuato il Piano di recupero della cava Italinerti di Cantello previsto dal Piano Cave. Questa decisione può, però, essere resa inefficace da una deliberazione favorevole allo stralcio assunta dalla Giunta regionale che da un anno nicchia.

Ci sono ampie ragioni che considerano non giustificato il piano di recupero della cava. In primo luogo, manca la pericolosità della stessa per persone e mezzi e manca una ferita naturale da ricomporsi fatto che si è già verificato in naturalmente.

In secondo luogo, c’è un’ampia possibilità di realizzare, con il piano di recupero, uno scempio ambientale in un’area oggetto di Plis per le sue valenze naturalistiche e per sua pregiata biodiversità.

In terzo luogo, c’è un evidente possibilità di contaminazione delle risorse idriche che abbeverano al 70% il Comune di Varese. Contaminazione fatta anche presente dal gestore dell’acqua varesina, Aspem (http://www.youtube.com/watch?v=yMkwKZq-z4I).

In quarto luogo, la accertata presenza di arsenico nella terra presente in Valle della Bevera ne sconsiglia la utilizzabilità.

In quinto luogo, non c’è stato quell‘ossequio all’informativa della popolazione di cui esplicitamente dice la convenzione di Aarhus (http://www.nembro.net/agenda21locale/doc/1998%20%20Convenzione%20di%20Aarhus.pdf).

In sesto luogo, basta leggersi la sentenza cd Gavi (http://www.amblav.it/Download/Consiglio_di_Stato-Sentenza_n2001-2006.pdf) e una raccolta delle recenti sentenze di diritto amministrativo, per rendersi conto come la giurisprudenza tuteli gli aspetti di rilevanza ambientale in massimo grado anche solo in presenza di un fondato timore di una loro compromissione (non quindi di una certezza) e anche vanificando le regole.

Regole a cui la Giunta regionale Lombardia pare, con poca lungimiranza, appellarsi per giustificare il suo immobilismo. Regole assunte in un tempo in cui vigeva la credenza (poi scientificamente sconfessata) della riproducibilità dei valori naturali. Ci sarebbe pertanto una ragionevolezza atta a raccomandare una decisione regionale.

Per queste ragioni che abbiamo citato in rapida è parziale sintesi, ho chiesto che la Giunta regionale Lombardia, in primo luogo per urgente sollecitazione del suo Presidente, voti lo stralcio richiesto dalla Provincia di Varese e che, anche, predisponga per l’approvazione del Consiglio una specifica Legge volta a invogliare e sostenere la produzione del materiale necessario che possa sostituire quanto attualmente viene cavato. Materiale che ha costi più bassi e utilizza maggior personale per la sua messa in opera. L’Italia è in questa attività un fanalino di coda della comunità europea.

In questo frangente serve una decisione politica che scavalcando delle vetuste e inadeguate regole tecniche, faccia in modo che possa trionfare una volontà popolare, che molto chiaramente è contraria a che il territorio non sia valorizzato e, invece, venga trattato come se fosse un formaggio a buchi da martoriarsi a piacimento.

Arturo Bortoluzzi

Presidente

amici della terra Varese onlus

11 febbraio 2012
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