Varese

Lo sfogo di Nidoli: “contro di noi una guerra politica”

L'imprenditore Antonio Nidoli a Villa Recalcati

Seduto al tavolo di Villa Recalcati, documenti ben organizzati sotto mano, vestito scuro e cravatta. Antonio Nidoli parla della cava che solleva critiche e polemiche da anni. “Come la presentiamo?”, chiede un giornalista. “Rappresntante della Italinerti”, risponde, una delle società del Gruppo Nidoli. E il proprietario della cava nell’ochio del ciclone, parte subito con la sua contro-conferenza stampa, che segue di pochi minuti quella dei vertici di Villa Recalcati.

“Iniziamo col dire che non abbiamo mai scavato in modo abusivo. Questa cava di recupero è stata inserita nel Piano cave e Italinerti non ha mai mancato di confrontarsi con tutti, Comuni e associazioni comprese”, dice Nidoli. Secondo lui “si è alzato un polverone su questa cava, del tutto immotivato”. Nessun rischio, a detta di Nidoli, sul fronte dell’inquinamento dell’acqua. “L’Arpa l’8.11.2011 ha escluso rischi di inquinamento né dal lato della val Bevera né dal lato di Valsorda – dice il rappresentante della Italinerti -. E due giorni dopo, il Comitato consultivo regionale ha respinto la richiesta di stralcio della Provincia perchè non sussistevano ragioni tecniche. Un’ammissione fatta, del fresto, in quella stessa occasione, dall’assessore Marsico. Per non parlare anche della relazione dell’Aspem del 4.11.2010, che a sua volta ha escluso rischi”. 

E dunque? Perchè tanto casino? “Perchè si è spaventata la gente, i cittadini”, dice Nidoli. Ma chi ha creato allarme? “I comitati, ci hanno descritto come avvoltoi che volevano guadagnare  sulla pelle della gente. E i politici sono andati dietro a loro”. Una guerra tutta politica, insomma, è questo il teorema di Nidoli. Che aggiunge: “La nostra presenza ha come obiettivo quello di recuperare la cava: su questo siamo sempre stati disponibili al dialogo, e abbiamo anche ridotto da un milione e mezzo di metri cubi a un milione e 250 la quantità di terra da cavare”. Il punto d’arrivo sarà un’area recuperata, verde e a disposizione di tutti, dice Nidoli. ”Non siamo mai stati contro l’ambiente – chiude con una punta al veleno -, come dimostra il fatto che alla Lipu la mia famiglia ha donato una parte della Palude Brabbia. Non è un atto da nemici dell’ambiente”.

9 febbraio 2012
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