Varese

La passionale Medea della Villoresi all’Apollonio

Pamela Villoresi

Una stagione di Prosa, quella del Teatro di Varese, che continua a proporre spettacoli di qualità, molto apprezzati dai varesini, che rispondono bene alle proposte del cartellone. Giovedì 9 febbraio, alle ore 21, al Teatro Apollonio approda una messa in scena che certamente è una delle punte di diamante della stagione di Prosa: parliamo della “Medea” del tragico greco Euripide, una produzione Associazione Teatrale Pistoiese, Argot Produzioni, Teatro dei Due Mari. Protagonista assoluta è l’attrice Pamela Villoresi, mentre la regia è firmata da Maurizio Panici. Tra gli interpreti David Sebasti, Renato Campese, lo stesso Panici, Silvia Budri Da Maren, Andrea Bacci, Elena Sbardella.  

Sul palco dell’Apollonio arriva dunque un grande capolavoro del teatro classico, con l’attrice toscana che riporta in vita uno dei suoi personaggi più famosi, quello di Medea, vittima di pulsioni fatali, capace di compiere il gesto più terribile: uccidere i propri figli.

La tragedia di Euripide è uno dei pochi grandi testi classici ad essere incentrato su un personaggio femminile. Medea è la donna che aiutò gli Argonauti a conquistare il vello d’oro, che tradì il padre e la patria per amore di Giasone. Scoperto il tradimento di Giasone, ucciderà prima la donna rivale con delle vesti avvelenate e infine i suoi stessi figli per punire Giasone, reo ai suoi occhi di aver anteposto l’ambizione politica all’amore.

Medea è una delle figure più complesse della classicità, certamente la più moderna, la più perturbante, quella che più di ogni altra porta in luce le pulsioni ancestrali legate alla passione e all’amore, la forza del desiderio. Un personaggio grandioso che rivive grazie alla Villoresi, donna in preda alle pulsioni evocate da un lungo abito rosso fuoco.

In questa versione, Medea si muove in una scenografia astratta, frutto del lavoro attento del pittore Michele Ciacciofera. Le musiche di Luciano Vavolo raccolgono suggestioni antiche ricollocandole con sensibilità contemporanea. Come dice il regista, “Medea la barbara, Medea la sapiente – e per questo invisa ai potenti della sua nuova città – è la scintilla che sovverte e scuote l’istituzione familiare, la gerarchia: attraverso un atto emotivo e non razionale mette in discussione la pace sociale invocata da Giasone e Creonte. Raccontare ancora una volta Medea è narrare da un lato quanto le passioni possano essere devastanti se non controllate, ma dall’altro come gli uomini attraverso sofisticati ragionamenti giustifichino scelte di comodo per il raggiungimento di una posizione sociale più alta all’interno di una comunità”.

8 febbraio 2012
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