Economia

Univa tra ruolo sociale e modello Marchionne

Il presidente Giovanni Brugnoli

Non è facile il passaggio proposto, nel corso della conferenza di inizio anno, dal presidente dell’Unione industriali di Varese, Giovanni Brugnoli. Non è facile, come dice lui, che gli industriali “si rafforzino sul territorio come un attore sociale, andando oltre il ruolo di semplice parte sociale”. Un protagonismo nuovo, che punta, sono sempre parole del presidente, ad una “azione capace di stimolare politiche condivise volte allo sviluppo della provincia”. Un obiettivo che, insomma, fa “scendere in campo” Univa (che è Confindustria) per affrontare tematiche non strettamente legate alla promozione dell’industria manifatturiera locale.

Una posizione nuova, molto in linea, però, con la possibilità accarezzata dal mondo confindustriale, o da sue parti autorevoli, di giocare un ruolo anche di attore politico in questa delicata fase di crisi della politica e dei partiti. Uno scenario che non pare del tutto estraneo a questo nuovo ruolo auspicato dagli stessi industriali varesini. Ieri il presidente Brugnoli ha presentato alcune iniziative di indubbio interesse che riguardano il piano sociale. Due progetti: un “Progetto giovani” e un “Progetto Welfare territoriale”. Nel primo caso uno stage retribuito di tre mesi riservato a 50 ragazzi tra i 18 e i 25 anni, che verranno selezionati tramite bando (a tale proposito la giunta Univa ha stanziato già 100 mila euro). Nel secondo caso, convenzioni con Onlus e cooperative che permettano ai lavoratori di acquistare servizi a prezzi agevolati, un progetto condiviso con le forze sindacali.

Un’evoluzione molto interessante, quella profilata ieri nella conferenza stampa di Univa. Ma non semplice, come si diceva all’inizio. La crisi resta forte, come indica la stessa Univa nella sua congiunturale, e le imprese restano allarmate, soprattutto le nostre piccole e piccolissime imprese. E’ una questione di sopravvivenza, di restare sul mercato. Di tali preoccupazioni Univa è ben consapevole, e cerca di dare risposte pertinenti. Una risposta è quella riguardante un progetto relativo all’internazionalizzazione delle nostre imprese. Una quarantina di imprese sarà coinvolta in missioni estere verso i Paesi Bric. Un export di imprese, con un tutoraggio d’eccellenza da parte di imprese di casa nostra con consolidata esperienza dei mercati esteri. Brugnoli dice che non di solo missioni si tratta: nasceranno reti di imprese, le imprese saranno seguite nel loro radicamento all’estero.

Una proposta che evoca la scelta operata spesso dalle imprese, a cui Marchionne ha offerto un marchio autorevole: la delocalizzazione, una scelta copposta ad una presenza fattiva sul territorio. Una parola, “delocalizzazione”, che, pronunciata ieri, ha subito allarmato i vertici Univa, che immediatamente hanno ribattuto, per voce del direttore Gandini, che “nel nostro territorio c’è un forte radicamento da parte delle imprese industriali, e non registriamo fenomeni di disamoramento verso il territorio”. Poi Gandini ammette che “coloro che hanno preso questa strada (della delocalizzazione, ndr.) hanno confermato la loro presenza anche inm provincia di Varese, anzi in qualche caso implementando la loro presenza locale”. Una precisazione interessante. Resta però l’impressione che sia sempre più sottile il confine tra apertura di nuovi mercati, supportati da associazioni come Univa, e delocalizzazione lontana dal territorio. Anche se parlare di Marchionne in casa Univa, è un po’ come parlare di corda in casa dell’impiccato.

7 febbraio 2012
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