Varese

Non aprite quelle porte. Linea dura del Comune

E’ ancora freddo, freddissimo, e spesso il riscaldamento gira a mille. Un fatto che, nel caso dei negozi, spesso si abbina al fatto che le porte vengono lasciate aperte. Un invito ad entrare, un modo per mettere in mostra i prodotti, ma anche un grande spreco di energia. E i Comuni scendono in campo sul fronte delle misure anti-smog.

Questa mattina, nella riunione di giunta, anche il Comune di Varese ha deciso di usare il pugno di ferro con gli esercizi commerciali di Varese, predisponendo controlli severi e continui. E imponendo sanzioni nel caso di mancato rispetto degli obblighi. Per il riscaldamento resta il limite dei 20 gradi (con tolleranza di 2 gradi in più), parametri fissati dal Pirellone. Ma ora Palazzo Estense ha deciso che anche le porte devono restare chiuse, per evitare uno spreco di energia. Chi non osserverà il divieto, dovrà pagare delle belle multe. Una scelta controversa, già messa in atto a Milano dal sindaco Giuliano Pisapia. Risultato: una vera sollevazione dei  commercianti e delle loro associazioni, che hanno anche imboccato la strada dei ricorsi legali e della richiesta dei danni.

“Avvieremo in questi giorni controlli sul livello della temperatura all’interno dei negozi e sulle porte dei negozi stessi – spiega l’assessore alla Tutela Ambientale del Comune, Clerici -. Un’ordinanza sindacale fisserà questo divieto, che non va preso per una forma persecutoria nei confronti dei commercianti, ma come un atto di lotta contro l’inquinamento”.

7 febbraio 2012
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