Politica

Morto presidente Scalfaro. Elogi, ma non da Maroni

Oscar Luigi Scalfaro

Il grande Oscar Luigi Scalfaro è morto questa notte a Roma. Nato a Novara il 9 settembre del 1918, Scalfaro fu eletto in Parlamento nel 1946 e fu ininterrottamente deputato fino al 1992, quando, da presidente della Camera, fu eletto Capo dello Stato, carica ricoperta fino al 1999.

Storico esponente della Democrazia cristiana, attualmente era senatore a vita, aderente al Partito Democratico. Con Sandro Pertini ed Enrico De Nicola, Scalfaro ha ricoperto tutte le tre più alte cariche dello Stato, visto che fu anche provvisoriamente presidente del Senato all’inizio della XV Legislatura, fino all’elezione di Franco Marini. Il suo ultimo grande impegno è stata la difesa della Costituzione.

Nel corso del settennato al Quirinale, Scalfaro assistette allo sgretolamento della Prima Repubblica determinato dall’inchiesta su Tangentopoli, scontrandosi ripetutamente con Berlusconi dopo la vittoria del Polo delle Libertà nel 1994. Quando Berlusconi mise mano alla lista dei ministri, Scalfaro si oppose fermamente all’indicazione di Cesare Previti, avvocato del premier, indagato ma non ancora condannato, al ministero della Giustizia. Previti fu “spostato” alla Difesa e sostituito da Alfredo Biondi nel ruolo di Guardasigilli.

Dopo sei mesi, nel dicembre del 1994, il governo Berlusconi fu costretto alle dimissioni dal ritiro del sostegno della Lega. Scalfaro, invece di sciogliere le Camere, come chiesto insistentemente da Silvio Berlusconi, avviò le consultazioni per verificare se vi fosse in Parlamento una maggioranza alternativa per formare un nuovo esecutivo. Berlusconi gridò al “ribaltone”, ma Scalfaro applicò la Costituzione.

Nuova occasione di scontro fu la legge sulla “par condicio”, termine impiegato proprio da Scalfaro in più di una pubblica esternazione, per affermare l’esigenza della parità delle armi comunicative sulle reti televisive per tutti gli attori politici. La legge fu vista come un modo per mitigare lo strapotere mediatico di Berlusconi. Nel 1993 scoppiò lo scandalo Sisde, relativo alla controversa gestione di fondi riservati. Un’inchiesta della magistratura fece emergere fondi “neri” per circa 14 miliardi. Uno degli indagati, Riccardo Malpica, ex direttore del Sisde, affermò che Mancino e Scalfaro gli avrebbero imposto di mentire e che il Sisde avrebbe versato ai ministri dell’interno 100 milioni di lire ogni mese. La sera del 3 novembre 1993 Scalfaro si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo una partita di Coppa Uefa, per un messaggio straordinario alla nazione. Fu il discorso del “Non ci sto!”. Il presidente della Repubblica parlò di “gioco al massacro”.

Grandi elogi dell’ex presidente della Repubblica. Fa eccezione il Carroccio. Intervistato dai giornalisti, l’ex ministro degli Interni è stato di poche parole. “Del presidente Scalfaro ho tanti ricordi - ha detto Roberto Maroni -, da quando era presidente della Camera per pochi giorni e poi da presidente della Repubblica”.  Un giudizio stringato che si differenzia dalla maggioranza dei giudizi del mondo politico, dalla destra al centro alla sinistra.

I funerali si terrano domani alle 14 in forma privata nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, a Roma.

29 gennaio 2012
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