Varese

Giorno memoria, elogio di Paschi ebreo resistente

Da sinistra, Scardeoni, Paschi e Giannantoni

Davvero non retorica e non banale la prima iniziativa dedicata da Varese al Giorno della Memoria. Presso Filmstudio 90, è stato presentato un volume dedicato alla figura di Arturo Paschi dalla figlia Rossella con il titolo “Il segretario di Nino” (pubblicato da Arterigere). Una presentazione che, in realtà, è stata una lunga riflessione sulla memoria e il suo valore. L’incontro, introdotto dall’editore, Carlo Scardeoni, ha visto protagonista l’autrice del volume, che ha proposto un percorso di ampio respiro, partendo dal padre, ebreo triestino impegnato nella Resistenza, ma approdando a latitudini lontane e suggestive.

La memoria è stata il filo conduttore del brillante intervento di Rossella Paschi, che ha unito fili apparentemente lontani, eppure vicinissimi. La memoria come anima stessa del Novecento: il ricordo delle deportazioni degli ebrei in terra di Francia, quelle che colpirono la grande scrittrice di radici ucraine Irene Nemirovsky. “A Parigi si suole dimenticare ogni cosa”, diceva con rammarico dell’oblio, Irene. Ma anche la memoria delle Madri di Plaza de Mayo, che con fermezza etica e impegno civile hanno continuato a ricercare i loro parenti inghiottiti da una feroce dittatura fascista. E poi Trieste, l’Adriatico, i nodi complicati della memoria collettiva: il fascismo nella Venezia Giulia, la tragedia delle foibe, la Shoah della Risiera di San Sabba, l’unico campo italiano con i crematori.

Un viaggio nella memoria in cui il padre Arturo Paschi riaffiorava di continuo. Ma senza ostentazione, senza retorica. Con la fulminante affermazione, che da sola vale un intero libro sulla Resistenza: “Mio padre era orgoglioso di avere fatto la Resistenza senza sparare un solo colpo”. Un uomo che, come ha ricordato la figlia, dopo la guerra si battè perchè ci fosse una riconciliazione tra popoli diversi nella cosmopolita Trieste.

Ad illuminare la figura di Paschi resistente è stato, con la consueta passione civile, lo studioso varesino Franco Giannantoni, che ha seguito la pubblicazione del volume. Giannantoni ha ripercorso l’avventura che ha visto Paschi protagonista del passaggio in Svizzera di tanti militari stranieri. Con il sostegno dell’ingegner Nino Baciagaluppi, che risiedeva a Caldè sul Lago Maggiore, Paschi recuperava gruppi di sbandati, dava loro vestiti, li riforniva di documenti falsi, facendoli espatriare in Svizzera.  Il “segretario di Nino”, come si intitola il libro, dimostrò, insieme ad altri civili, come la famiglia milanese Cucchi, che la Resistenza fu combattuta da un popolo, e non solo da professionisti delle armi. “Un concetto di Resistenza importante – ha concluso Giannantoni – che forse troppo tardi abbiamo proposto ai giovani, che spesso hanno finito per allontanarsi da una lettura semplicistica e retorica della Resistenza”.

26 gennaio 2012
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Un commento a “Giorno memoria, elogio di Paschi ebreo resistente

  1. Grinch il 28 gennaio 2012, ore 13:38

    Anche a Varese si suole dimenticare ogni cosa, altrimenti non avrebbero mai intitolato un giardino al fascista e razzista Giovanni Gentile.

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