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Regione, liberalizzazione dei taxi in salsa lombarda

Il mantenimento della disciplina del servizio taxi in capo alle Regioni e agli Enti locali, una regolamentazione concertata del servizio, la fissazione di tariffe massime a tutela dei consumatori, l’extraterritorialità come principio condiviso e l’incremento delle licenze, in relazione a comprovate ed oggettive esigenze di mobilità, per garantire un servizio adeguato.

Questi i punti principali dell’accordo sottoscritto oggi a Palazzo Lombardia dal presidente, Roberto Formigoni, e dall’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, con i rappresentanti dei 26 sindacati dei tassisti lombardi che, insieme, hanno detto no all’Authority unica nazionale. Per due motivi: che la materia taxi è di competenza regionale e degli enti locali, e perché questa strada ha portato in Lombardia a risultati soddisfacenti.

“E’ un accordo che nasce dal grosso lavoro fatto in questi anni – ha detto il presidente Formigoni – e ci ha portato a costruire un sistema lombardo che è efficiente e trova la soddisfazione di tutti: degli operatori e dei cittadini. Per questo lo abbiamo già inviato al Governo perché lo possa prendere a modello”. “Un’intesa che nasce dall’esperienza – ha sottolineato Cattaneo -. Oggi il servizio in Lombardia costa meno della media europea e funziona meglio: le auto ecologiche sono il 65% del parco e il 45% dei tassisti parla una lingua straniera. Questo grazie a una regolamentazione che abbiamo condiviso, da 14 anni a questa parte, con le categorie nella prospettiva dell’apertura al mercato e delle liberalizzazioni, che devono essere concordate”.

Regione Lombardia ha avviato da oltre un decennio una liberalizzazione del servizio taxi concertata con gli Enti Locali e i rappresentanti delle Associazioni di categoria attraverso l’istituzione del bacino aeroportuale lombardo, attualmente costituito da 41 Comuni appartenenti a 3 province e da oltre 5.300 operatori su un totale regionale di 6.072 (pari ad oltre un quarto delle licenze nazionali). Tale modello – che si caratterizza per l’esercizio dell’attività nel bacino con reciprocità di carico e scarico clienti, per l’aumento del numero di licenze basato su oggettive esigenze del territorio, per un meccanismo di adeguamento annuale delle tariffe legato alla qualità del servizio e al recupero dei costi di settore, per la definizione di turni di servizio per garantire un’adeguata offerta – ha permesso di ottenere significativi risultati in termini di miglioramento della qualità del servizio portando la città di Milano al 4° posto assoluto in Europa secondo l’EuroTest 2011.

Il primo punto dell’accordo prevede il mantenimento della disciplina del servizio taxi in capo alle Regioni e agli Enti locali, nel rispetto del titolo quinto della Costituzione e non a un’autorità nazionale. “In secondo luogo – ha spiegato Cattaneo – il tassista è un lavoratore autonomo e tale deve rimanere, quindi ci deve essere una licenza per ogni tassista, con la possibilità di rendere flessibili i turni, di avere una seconda guida, ma evitando il cumulo delle licenze che avrebbe l’effetto di concentrare il mercato, di creare oligopoli e di trasformare il lavoro autonomoin lavoro subordinato”.

Il terzo punto dell’intesa riguarda il mantenimento di tariffe massime a tutela dei consumatori costruite con parametri oggettivi, come già ora accade in Lombardia e queste tariffe possono essere ritoccate solo a fronte di un miglioramento del servizio. “Possono essere anche ritoccate al ribasso – ha sottolineato Cattaneo – ma sempre nel rispetto della remunerazione dei costi e dell’attività. Non vogliamo costi che creino lavoro nero o marginale, perché questo provocherebbe il crollo verticale del sevizio e una situazione meno gestibile di quella attuale”.

Il quarto punto dell’intesa prevede che sia garantito il principio della extraterritorialità, come avviene da oltre 10 anni in Lombardia. Dal 1998, infatti, 42 comuni hanno diritto di reciprocità: il tassista di Bergamo o di Varese può cariare o scaricare passeggeri a Milano come fosse di Milano e viceversa. Un autista oggi non sta solo nel suo Comune: se fa parte del bacino aeroportuale, come è il caso dell’88% dei taxi in Lombardia, opera già al di fuori dei confini del Comune in un’area molto più ampia che coincide con quella di tre Province e 42 Comuni.

“Questo è il modello lombardo – ha detto Formigoni – che realizza il massimo di liberalizzazione possibile a vantaggio degli utenti e dell’economia. Proponiamo con convinzione il modello lombardo a tutta Italia e al Governo nazionale. Qui le cose funzionano da tempo, con l’accordo di oggi si liberalizza nella direzione giusta. Il governo nazionale utilizzi il modello lombardo per tutta Italia”.

L’accordo prevede infine che Regione Lombardia e le associazioni di categoria dei taxi si impegnano a sostenerlo nelle idonee sedi politiche e legislative e a farsi parte attiva presso gli operatori del servizio affinché venga assicurato il normale svolgimento scongiurando il pericolo di incidenti, blocchi della circolazione e anomalie operative, con i conseguenti disagi all’utenza.

20 gennaio 2012
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