Varese

Maroni day, va in scena il Carroccio delle divisioni

Bossi prende la parola a Varese

Grande la mobilitazione dei militanti leghisti per essere presenti al Maroni day. Sotto le pareti della Caserma Garibaldi, quella dove sarebbe dovuto sorgere il nuovo teatro, sono parcheggiati pullman. E tanti hanno preso d’assalto il parcheggio delle Corti. Bandiere, magliette, striscioni, foulard con il Sole delle Alpi, c’è tutto l’armamentario delle manifestazioni lumbard.

Gli organizzatori tengono fuori i militanti fino ad un’oretta dall’inizio. Si aprono le porte e i militanti fluiscono nella grande sala teatrale. C’è grande attesa per l’intervento di Maroni. E’ diffusa la speranza che partecipi anche il Senatur. In realtà, in sala ci sono i maroniani. I tanti, dirigenti, amministratori, semplici militanti, che si riconoscono nelle posizioni espresse dall’ex ministro degli Interni. A guardare da fuori, sembra di assistere alla formazione di una corrente, un grande gruppo di pressione che si accinge a confrontarsi con le scadenze congressuali. Un po’ come accadeva nei tanto aborriti partito della prima Repubblica. 

Si notano alcune assenze: non c’è in sala Maurilio Canton, segretario provinciale del Carroccio, che pure alla vigilia si era dichiarato possibilista sul fatto di andare alla kermesse maroniana. Ma non c’è neppure Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda, finito nel terremoto della polemica tra Maroni e Bossi, senza essersi schierato decisamente con Maroni. Naturalmente non c’è Reguzzoni né i reguzzoniani, che hanno pensato di stare ben alla larga dalla manifestazione varesina di ieri sera. Insomma, il Carroccio appare più diviso che mai. Nonostante tutti si affannino, dentro il partito, a negarlo a parole. E Bossi? In base al suo intervento sul palco dell’Apollonio, si capisce che sceglie di non scegliere. Guarda avanti e traina il partito verso i congressi.

19 gennaio 2012
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