Gallarate

Caroli al Maga: finiamola con le mostre Blockbuster

Flavio Caroli al Maga di Gallarate

Ieri è stato il grande giorno per il Maga di Gallarate: la presentazione del critico d’arte Flavio Caroli, presto presidente della Fondazione che gestisce la grande struttura gallaratese. E’ intervenuto a parlare del perchè ha accettato l’incarico, accanto al sindaco Guenzani, all’assessore alla Cultura Nicosia e alla direttrice Zanella. Già responsabile scientifico delle mostre di Palazzo Reale a Milano, incarico che fu costretto ad abbandonare nel 2004 tra non poche polemiche, dentro il cda della Triennale di Milano, docente di design al Politecnico di Milano, ora è arrivato a Gallarate. Ma soprattutto Caroli è oggi un’incona televisiva, grazie alle sue numerose presenze a “Che tempo che fa”, la trasmissione di Fabio Fazio su Rai3.

Nel pomeriggio di ieri il battesimo del critico al Maga. Come spiega il sindaco Guenzani, il presidente Crespi le dimissioni le ha annunciate, ma non ancora rassegnate. Ma c’è un accordo tra gentiluomini che sarà rispettato. Si tira via veloci su Crespi, che al di là delle capacità personali o delle sue idee, segnala un peccato d’origine del Maga: il soffocante rapporto tra cultura e politica. Sì, il Maga nasce proprio con un presidente espressione del berlusconismo, collaboratore del ministro Bondi e di Marcello Dell’Utri. Il Maga, quando nasce, è pesantemente agganciato alla politica. Con l’ingresso di Caroli, si potrebbe assistere ad un’inversione di marcia, e questo sarebbe un bene. Così come è un bene che, a Gallarate, al contrario di Varese, si punti su un direttore scientifico di museo di grande autorevolezza e autonomo dalla struttura comunale. L’incarico di presidente della Fondazione non è remunerato.

Sono due mesi che Caroli è in contatto con i vertici del Comune, e la scelta che è maturata in lui è chiara. “Mi ha indotto il mio senso del dovere a venire qui – dice Caroli -. Se qualcuno può offrire qualcosa per uscire dalla crisi, è giusto che lo faccia”. Una ricetta in controtendenza, quella che porta il critico a Gallarate. “Basta con le mostre Blockbuster, impacchettate ed importate. Scegliamo una via diversa, quella della qualità, costruendo le mostre qui, pezzo per pezzo”. 

Tre i capitoli fondamentali del lavoro che Caroli svolgerà al Maga per i quattro anni del suo mandato: “esplorazioni nella storia dell’arte”, “maestri del nostro tempo” (e qui Caroli cita Anselm Kiefer, Antony Gormley, il pittore e regista Julian Schnabel) e un capitolo dedicato ai giovani (questo ultimi sono diventati, per il critico, “miti della nostra società”).  Caroli resta sul generico, però, quanto a ciò che organizzerà al Maga, rinviando all’appuntamento del 14 febbraio quando scoprirà le carte sulle mostre.

Un territorio, Gallarate, che può trovare nella qualità il segno distintivo, smarcandosi dalla vicina Milano dove, dopo la sua uscita di scena, “si segue la quantità rispetto alla qualità”, dice Caroli tranciando giudizi ingenerosi sulle ultime mostre di Palazzo Reale (come quella su Cezanne). Ma poi azzarda anche un primo abbozzo di idea per una mostra: una mostra dedicata ad un personaggio fondamentale ma mai valorizzato come Emile Bernard, pittore e grande amico di Van Gogh e Gauguin. Ma tutto per ora resta a livello di ipotesi: dei progetti concreti si parlerà più avanti. E solo allora potremo capire quanto Caroli potrà davvero contribuire ad un vero rilancio del Maga.

18 gennaio 2012
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