Varese

Botta torna a Varese, città indifferente ai suoi progetti

L'architetto Mario Botta

Titolo neo-romantico per celebrare il mezzo secolo di vita dell’Ordine degli Architetti di Varese. Si svolgerà mercoledi 25 gennaio, alle ore 20.30, presso Villa Panza, un confronto tra un’archistar e un sociologo che ha per titolo (leggermente enfatico) “Amiamo Varese? Dialoghi tra architettura e design”, che affronterà la questione dei rapporti tra architettura e società, primo appuntamento di un ciclo di conferenze organizzato dall’Ordine degli Architettti della Provincia di Varese in occasione delle celebrazioni per i 50 anni di attività.

Protagonista della prima serata sarà Mario Botta, grande archistar internazionale, che ha fondato l’Accademia di Architettura di Mendrisio. La presenza di Botta non è nuova a Varese, la città prescelta dalla sua Accademia per uno studio di Varese che poi approdò ad una mostra a Villa Baragiola. Un impegno che non ha avuto, almeno finora, alcuna ricaduta concreta sull’urbanistica della città giardino, un fronte congelato o che si sviluppa su progetti ben lungi dalle raffinatezze messe in mostra dall’archistar a Villa Baragiola. Una mostra, dunque, che è rimasta, come molti avevano previsto, un puro esercizio accademico. Restano universi drammaticamente lontani quello degli amministratori locali e quello delle star dell’architettura. Insieme a Botta, a Villa Panza interverrà anche Paolo Perulli, ordinario di sociologia economica all’Università del Piemonte Orientale e grande esperto di sociologia urbana.

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili
Per informazioni: segreteria@ordinearchitettivarese.eu

 

13 gennaio 2012
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Un commento a “Botta torna a Varese, città indifferente ai suoi progetti

  1. Massimo Giuntoli il 14 gennaio 2012, ore 12:41

    Non posso non domandarmi (e, temo proprio, rispondermi da solo con la più prevedibile delle risposte) se la lontananza non sussista in realtà tra l’universo delle amministrazioni nostrane e quello non tanto delle “archistar” , quanto quello più prezioso e fondamentale del pensiero, della visione, della determinazione di restituire valore ai nostri territori attraverso la ricerca e la sperimentazione di nuovi linguaggi estetici e funzionali, capaci di reinterpretare e di valorizzare in chiave contemporanea il nostro patrimomio storico e urbanistico. Insomma, quell’universo creativo e progettuale capace di innescare processi vitali di rigenerazione urbana, come testimoniano ormai alcuni decenni di storia recente al di fuori dei nostri ben serrati confini nazionali. Non posso che augurarmi di essere smentito.

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