Politica

Non ci resta che il porcellum. No della Corte ai referendum

La Corte Costituzionale ha bocciato i due quesiti in materia elettorale che puntavano ad abrogare la legge del 2005, il cosiddetto “Porcellum”. La Consulta “ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica)”, dice un comunicato. “La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge”, aggiunge la nota, ovvero 20 giorni.

Per i promotori giuidati da Antonio Di Pietro e Arturo Parisi, il referendum, che è stato firmato da oltre 1,2 milioni di persone, avrebbe dovuto riportare in vita il precedente sistema elettorale del 1993, il “Mattarellum”: un misto di uninominale maggioritario, al 75%, e di proporzionale di lista, al 25%.

Al contrario, i critici dei referendum sostenevano che entrambi i quesiti – il primo che proponeva l’abrogazione completa della legge del 2005, e il secondo che lo abrogava per parti – erano inammissibili, perché se approvati avrebbero lasciato un vuoto normativo.

Tranne Di Pietro, che parla di “una pericolosa deriva antidemocratica, in cui manca solo l’olio di ricino”, più pacati i giudizi degli altri partiti. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice che “adesso tocca al parlamento agire, e da domani saremo impegnatissimi nel portare a buon fine il processo di riforma della legge elettorale”.  “Prendiamo atto con rispetto della sentenza della Consulta – dice Franco Frattini per il Pdl -, ma la sostanza del problema è politica e certo non tecnica”. “Ora la legge elettorale va cambiata altrimenti si offenderebbe il sentimento democratico dei cittadini”, commenta il leghista Roberto Maroni.

12 gennaio 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi