Varese

Marrone dimenticato da tutti, Comune compreso

Calogero Marrone

Sessantotto anni fa, all’alba del 7 gennaio 1944, il capo dell’Ufficio Anagrafe e Affari Civili del Comune di Varese, Calogero Marrone, 54 anni, di Favara di Agrigento, veniva arrestato nella sua abitazione di via Chiesa (ora via Sempione) da ufficiali del Comando Doganale di Frontiera di villa Concordia (Zanoletti) in via Solferino. L’accusa era di “collaborazionismo con la Resistenza, favoreggiamento nella fuga in Svizzera di cittadini di razza ebraica, violazione dei doveri di ufficio, intelligenza con il Comitato di Liberazione Nazionale”.

Dal 31 dicembre 1943 per decisione del Podestà Domenico Castelletti era stato “messo a disposizione” in attesa di accertamenti sul rilascio illegale di carte d’identità ad antifascisti e ad ebrei. Marrone era stato “tradito” da qualcuno che lavorava al suo fianco. Il 15 febbraio 1945 “all’alba della libertà” dopo una lunga e dolorosa peregrinazione fra le carceri di Varese, Como, Milano e il campo “di smistamento e di polizia” di Bolzano-Gries, si spegneva per stenti nel campo di sterminio nazista di Dachau. Accanto a lui il padre cappuccino Giannantonio Agosti sopravvissuto alla tragedia che ne riportò la notizia una volta giunto a Milano.

Marrone, vincitore di concorso pubblico, nel 1931 si era trasferito nella nostra città con la moglie Giuseppina e i quattro figli Filippina, Salvatore, Dina e Domenico. Proprio per non far correre alla famiglia i rischi di possibile rappresaglia, Calogero Marrone aveva rifiutato il 4 gennaio 1944 di fuggire quando era stato avvisato di un possibile e imminente arresto da parte di don Luigi Locatelli, un coraggioso sacerdote della Basilica di San Vittore che si era recato a casa sua ad informarlo del pericolo.

Una lapide voluta anni fa dal rappresentante della Comunità Ebraica varesina avvocato Giorgio Cavalieri, dal comandante partigiano “Claudio” Macchi e dall’allora sindaco Raimondo Fassa e una piazzetta alle spalle del Liceo Musicale (sconosciuta ai più tanto è isolata) intitolata alla sua figura dalla Giunta Fontana ne ricorda il sacrificio. Da anni è in corso allo Yad Vashem di Gerusalemme l’istruttoria per il riconoscimeno di Calogero Marrone come “Giusto fra le Nazioni”.

Franco Giannantoni

 

6 gennaio 2012
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6 commenti a “Marrone dimenticato da tutti, Comune compreso

  1. Jane Bowie il 7 gennaio 2012, ore 12:17

    “Giardini Calogero Marrone”. Si poteva. Un’occasione persa.

  2. Grinch il 8 gennaio 2012, ore 03:51

    Da un Comune che intitola un giardino al fascista Gentile cosa potevamo aspettarci?

  3. Davide Giaccone il 8 gennaio 2012, ore 15:07

    Il comune ha regolarmente intitolato un giardinetto a questo signore…che faceva carte d’identità false in cambio di lauto corrispettivo, ovviamente in nero.
    E quindi viene osannato dai moralisti odierni.

  4. a.g. il 8 gennaio 2012, ore 19:22

    Pubblichiamo il commento in nome della libertà. Ma il lettore dovrebbe approfondire la figura del “signore” in questione. Certo, in questi tempi di oblio, tutto si può scrivere….

  5. franco giannantoni il 8 gennaio 2012, ore 23:03

    Egregio Direttore, leggiamo indignati le ingiurie incredibili mosse da alcuni suoi lettori alla memoria di Calogero Marrone morto a Dachau il 15 febbraio 1945. Neppure i fascisti della Rsi nel consegnare ai tedeschi il capo dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Varese furono sfiorati dal sospetto di mercimonio a scopo di lucro. Calogero Marrone nel rapporto del Podestà Domenico Castelletti del 31 dicembre 1943 fu accusato di collaborazione con la Resistenza, favoreggiamento nella fuga in Svizzera di cittadini ebrei, di violazione dei doveri d’ufficio, di intelligenza col Cln. Delitti prettamente politici. Marrone venne invitato a restare a casa in via Chiesa a disposizione, in attesa di accertamenti. Per amore della famiglia (moglie e quattro figli) non fuggì seppur avvisato del pericolo imminente dal sacerdote don Luigi Locatelli. Il 7 gennaio 1944 fu arrestato da ufficiali tedeschi. Iniziò allora il suo calvario fra carceri e campi di concentramento e di polizia. Nel ricordare commossi la sua figura di grande cittadino e di martire della libertà da noi ripercorsa anni fa nel libro “Calogero Marrone, un eroe dimenticato”, edito da Arterigere di Varese, non rinuncereremo in ogni sede e con ogni mezzo a tutelarne il ricordo. Nessuno può permettersi di macchiare la figura di quest’uomo. E’ un fatto gravissimo. Con distinti saluti, Franco Giannantoni e Ibio Paolucci

  6. Dario D. il 9 gennaio 2012, ore 20:22

    Sarebbe davvero interessante sapere cosa avrebbe fatto il Sig. Giaccone al posto di questo Giusto! Calogero Marrone ha salvato innanzi tutto dei cittadini italiani ingiustamente perseguitati e mandati allo sterminio: Lei Signor Giaccone come avrebbe contribuito al bene del Paese? In che modo avrebbe aiutato dei Cittadini inermi di fronte all’ingiustizia della deportazione? Attendiamo fiduciosi una sua risposta…..sempre che ne abbia una

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