Regione

De Capitani, assessore al Pirellone, attacca Napolitano

L'assessore leghista De Capitani

Non si può nascondere una curiosità relativa a cosa abbia pensato il presidente della Regione, Roberto Formigoni, nel leggere le considerazioni di un assessore della sua giunta nei confronti del messaggio di fine anno pronunciato dal Capo dello Stato. Considerazioni diffuse dall’assessore regionale all’Agricoltura, il lumbard  Giulio De Capitani. Il quale, a dire la verità, non è andato per il sottile. Vedremo se un sussulto, nelle prossime ore, verrà dagli uffici del Pirellone.

Dice De Capitani: “Nei 22 paragrafi o, se si preferisce, nelle 2314 parole, che compongono il “messaggio” presidenziale, la riforma federalista, ma anche qualsiasi timido riferimento alla responsabilità territoriale, scompaiono completamente, inghiottite da una certa retorica nazionalista e da un’attenzione mirata piuttosto (con rispetto parlando naturalmente) alla ‘condizione disumana delle carceri e dei carcerati’, o ai bambini degli immigrati che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare”.

Continua De Capitani: “Non avendo visto in diretta il discorso (nemmeno in registrata a dire il vero), ma basandomi sulla lettura integrale del testo scaricato dal sito ufficiale del Quirinale, sinceramente non riesco ad immaginare quali corde emotive abbia toccato il Presidente Napolitano per suscitare un quasi unanime consenso nelle forze politiche (Lega a parte) e nella stampa (Padania a parte), con il Corriere e Repubblica letteralmente inchinati di fronte alle “nobili e responsabili parole” del capo dello Stato, ma anche con giornali locali che pubblicano accorati scritti di lettrici “commosse” davanti al televisore”.

“Non c’è traccia – insiste l’assessore della giunta Formigoni – di piccole e medie imprese nel testo, di titolari di ditte che si sono suicidati perché sommersi da impegni finanziari dopo aver lavorato per decenni, nessun collegamento di merito tra quanta ricchezza un territorio produce fiscalmente e quanto abbia il diritto di utilizzare, sebbene anche in questo periodo di crisi la Lombardia da sola continui ad avere un residuo/credito fiscale di oltre cento milioni di euro, ogni beato giorno che passa, tanto che basterebbe trattenere il dieci per cento di questa differenza per evitare qualsiasi tipo di taglio a lavoratori, enti, imprese della nostra regione, pensionati compresi”. L’assessore lumbard ricorda che Napolitano “si emoziona ricordando i lavoratori delle fabbriche della “sua” Napoli, e non sente minimamente il bisogno di menzionare i lavoratori del “nostro” Nord, ai quali dopo quarant’anni di lavoro non viene riconosciuto il diritto di godere pienamente il frutto del loro impegno, a favore invece di pensioni a chi non ha mai lavorato”.

Conclude l’assessore: “La storia italiana, passata e recente, nel discorso di Napolitano (che ricordiamo è nato nel 1925 ed è in Parlamento da quasi sessant’anni), viene ricostruita in modo utilitaristico e mistificatorio: chi nel 1956 (Budapest), 1977 (Praga), 1980 (Afghanistan) e fino al 1989 (Berlino) ed oltre stava fermamente dalla parte dei regimi totalitari, può permettersi di evocare “un mondo nel quale sono emerse di recente nuove correnti e forze portatrici di aspirazioni alla libertà e alla giustizia”, contestualmente giudicare “un azzardo pesante” il ricorso al voto dei cittadini, senza suscitare fortissimi dubbi sulla correttezza delle sue decisioni e sull’operazione “Monti & friends”, con nomina a senatore a vita incorporata?”.

 

3 gennaio 2012
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