Varese

Giannantoni: la stampa varesina massacrò Bocca

Il lago di Varese

Anche a Varese c’è chi ricorda il giornalista e scrittore Giorgio Bocca, scomparso a Milano dopo una breve malattia. E’ il giornalista varesino Franco Giannantoni, una lunga carriera di cronista alle spalle, ora impegnatissimo nel ricostruire la storia di Varese negli anni dell’ultima guerra.

“Quando nel febbraio 1969, dopo la prima esperienza professionale a “La Prealpina” di Mario Lodi, fui chiamato al grande “Il Giorno” di Italo Pietra, conobbi Giorgio Bocca”, ricorda lo storico varesino. “Giorgio Bocca fu il mio primo maestro, partigiano medaglia d’argento della X Brigata “Giustizia e Libertà” della Val Maira e della Val Varaita, giornalista integerrimo, nemico di ogni compromissione. A lui devo tutto”.

Franco Giannantoni ricorda il suo grande debito nei confronti del giornalista scomparso: “Per prima cosa l’aver imparato, pagando prezzi pesantissimi di cui tuttora mi onoro, a tenere sempre la schiena diritta. Un ricordo solo per capire meglio di che pasta era fatto l’uomo: il lago di Varese era una melma, putrido, ingestibile. Ne scrissi a lungo. Anche Bocca se ne interessò negli anni ’70 venendo in città e mi difese dagli attacchi furiosi dei “padroni del vapore” (industriali e politici) che scaricavano i liquami delle loro industrie nelle acque lacustri, divorandole. Il suo servizio su “Il Giorno” aveva un titolo passato alla storia: “La città che galleggia sulla m….””.

Ancora oggi restano vivi i ricordi di allora, riemergono i duri attacchi subìti dal giornalista. “La stampa locale massacrò Giorgio Bocca e io con lui pagai il pegno dovuto alle canee dei potenti. Oggi, quarant’anni dopo, il lago è nelle condizioni più o meno di allora, malgrado le condutture circumlacuali del professor De Fraia Frangipane e la spesa di centinaia di milioni”.

26 dicembre 2011
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