Varese

CL: fuori dal “bunker” si può sconfiggere la crisi

I relatori al convegno organizzato da CL

Affollato incontro, ieri sera, presso il Cinema Vela, organizzato da Comunione e liberazione di Varese sul documento, distribuito nelle ultime settimane, “La crisi sfida per un cambiamento”, un documento che si apre con una considerazione del fondatore di CL, monsignor Luigi Giussani. Il cinema si è riempito rapidamente, e in prima fila era seduto il sindaco di Varese, Attilio Fontana.

“La crisi può essere un’occasione per un cambiamento – ha dichiarato, in apertura, Carlo Petroni, responsabile di CL a Varese -. Può essere una condizione positiva se ci costringe ad un cambiamento di concezione. Come dimostrano tante piccole realtà imprenditoriali, che per fronteggiare la crisi mettono mano alla produzione, si alleano per andare all’estero”. Insomma, l’incontro ha subito dichiarato l’obiettivo: guardare alla crisi senza farsi piegare, ma reagendo in positivo. ”Non vince il lamento, non vince la disperazione”, ha detto ancora Petroni. Interessante la prospettiva indicata sul piano politico da Petroni: “La politica non deve arroccarsi su posizioni preconcette, ma deve guardare al bene comune”.

Vivace e provocatorio l’intervento del bocconiano Paolo Preti, docente di Organizzazione delle pmi. Partendo dal drammatico episodio di Marcinelle del ’56, quando perirono 136 minatori italiani, emblematico di un’Italia che, solo pochi anni fa era costretta ad emigrare in un Paese vicino, Preti ha lanciato la sua provocazione, che ricordava, come lui stesso ha fatto capire,  un’idea dell’ex premier: “La crisi c’è, ma siamo un Paese benestante”, pur ricordando che ciò non vale per tutti i singoli. Tuttavia, per l’economista la crisi è una sfida, e proprio di quelle in cui il Paese dà il meglio di sè: “E’ già accaduto: dal quinquennio difficile ’68-’73, l’Italia è uscita con molte innovazioni, dal “made in Italy” al modello dei distretti”. Grande aiuto può venire da eccellenze e “punti di cambiamento” che possono essere esempio per un cambiamento positivo.

Ha poi preso la parola, per una riflessione di carattere filosofico, il professor Giampaolo Cottini, docente di Etica in Cattolica. Cottini ha ammesso che viviamo “uno smarrimento di direzione, una perdita di riferimenti, un sentirsi schiacciati dalle circostanze”, ma ha sottolineato il vero significato di crisi. “Krisis - ha detto il filosofo – significa anche giudizio: è il momento in cui dare giudizi sulla nostra umanità, fare un bilancio della nostra vita”. Un momento che offre l’opportunità, dunque, di valutare e guardare al futuro. Ma il futuro va affrontato con “speranza”: “Una speranza che poggia sul fatto che all’origine c’è qualcosa di positivo da cui proveniamo”. Se non riusciamo a vivere questa dimensione di apertura verso il futuro, il nostro destino diventa preoccupante. Utilizzando una bella metafora di Benedetto XVI, “rischiamo di restare imprigionati in un bunker, una gabbia che alla fine ci impedisce di essere uomini”.

 

13 dicembre 2011
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