Varese

Tra i profughi dalla Libia, dimenticati dal Comune

Rappresentanti di associazioni e movimenti, del sindacato, di realtà culturali, molto sfaccettato il mondo che ha partecipato, in piazza del Podestà a Varese, alla manifestazione “Mettiti in giallo contro il razzismo”. Non mancavano neppure esponenti delle comunità straniere presenti nel capoluogo. Tra i partecipanti anche un gruppo dei profughi provenienti dalla Libia e che da sei mesi risiedono a Varese presso l’Hotel Plaza di via Sanvito Silvestre.

Una situazione molto difficile la loro, come sottolinea Gisa Legatti, dato che si tratta di ragazzi attendono il riconoscimento dello status di profughi. “Uno status che possono ottenere soltanto se il Paese di provenienza è in guerra – dice la Legatti -. Sì, loro arrivano dalla Libia, ma in Libia era immigrati per trovare lavoro, ma quasi tutti provenivano dall’Africa sub-sahariana”. Comunque l’esame della situazione dei ragazzi accolti a Varese va molto a rilento, e loro vivono un’attesa infinita, senza notizie certe circa il loro futuro. Per quanto riguarda questo gruppo, solo cinque sono stati esaminati dalla Commissione competente a valutare la loro richiesta di essere riconosciuti come profughi.

La vita quotidiana dei 43 profughi è un succedersi di giornate tutte uguali, in cui i ragazzi si annoiano, non essendo stati coinvolti in alcuna attività di lavoro o di formazione. Sono fantasmi per le istituzioni locali, per il Comune, che non si è mai occupato di loro. Nessuna iniziativa per i profughi a Varese, a differenza di quanto accade in altri Comuni che si sono mobilitati per venire loro incontro. Come è accaduto nella vicina Saronno.

L’unica attività a cui partecipano i profughi presenti a Varese è la scuola di italiano, che seguono presso l’EDA (educazione degli adulti). Un’attività che si svolge tre volte alla settimana e consente di impadronirsi dello strumento principale di integrazione. Ma loro vorrebbero potere seguire anche corsi di formazione professionale. Molti di loro possiedono infatti livelli significativi di professionalità: tra loro ci sono decoratori e piastrellisti, che vorrebbero imparare quali tecniche si utilizzano nel nostro Paese. Un modo per riuscire a trovare lavoro e a diventare cittadini italiani a tutti gli effetti.

 

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10 dicembre 2011
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Un commento a “Tra i profughi dalla Libia, dimenticati dal Comune

  1. ester il 11 dicembre 2011, ore 16:48

    il problema è molto complesso ed è facile cadere in luoghi comuni,sia ponendosi come difensori di queste persone sia criticandone la presenza nel nostro Paese.Io dirò il mio parere,anche a rischio di sembrare egoista o peggio.Innanzitutto queste immigrati sono un po’ vittime dell’incapacità dei governi e dell’Europa a gestire concretamente situazioni emergenziali che appunto sono estremamente difficili,ma che vanno gestite a monte se no diventano ingovernabili,come è accaduto.Ma sia allora sia ora éprevale un buonismo che spesso si appella a sommi principi umanitari ma che va insieme ad un non saper che pesci pigliare di fronte a movimenti così massicci di popoli.In realtà questi flussi non li vuole nessuno e non mi pare sia giusto che un Paese venga “invaso”.Si ricordi la povera Lampedusa,Ventimiglia e Sarkosy che aveva chiuso le frontiere ecc.ecc.Per farla breve si è arrivati alla situazione di compromesso attuale che costa tantissimo allo Stato e non risolve nulla.Non se ne parla neanche perché non penso che a nessuno faccia piacere vedere dei giovani mantenuti in hotels x mesi a spese dello Stato e che non possono neanche rendersi utili x leggi astruse.Senz’altro sono quasi tutti ottimi giovani,magari con buone qualifiche professionali,ma se il lavoro non c’è x gli Italiani,non è che unPaese già x giunta sull’orlo del default,possa farsi carico di tutto quello che avviene nel mondo.I valori di solidarietà,umanità ecc.devono valere,ma devono valere anche le leggi ad es quelle x stabilire la condizione di profugo.Quanto al comune di Varese spesso non si occupa neppure degli Italiani,in questo caso poi non mi sento di biasimarlo.Ha recepito le direttive statali e gli immigrati sono alPlaza,mangiano alle Acli tutto gratis, poi se si annoiano…forse molti di noi con problemi di vario tipo vorrebbero annoiarsi in questo modo,protetti dallo Stato e da una confusione normativa che gioca a nostro favore.Come è stato detto, mi pare anche a Varese, una soluzione può essere un ritorno assistito nei Paesi d’origine.
    Un’ultima osservazione,forse questo è il contrappasso x i danni gravissimi causati dal colonialismo.Boh forse nella vita e nella storia è tutto casuale e certo le colpe non le paga chi le ha commesse,ma forse gente che non ne ha tratto alcun vantaggio.Anna Biasoli

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