Varese

Tutti pazzi per Ornella. La Vanoni fa sold out in biblioteca

Ornella Vanoni alla Biblioteca Civica di Varese

Imprevedibile, pirotecnica, un po’ folle. E sempre con tanta ironia. E’ riuscita a fare sold out una delle grandi interpreti della canzone italiana, Ornella Vanoni, che in Biblioteca Civica a Varese ha presentato la sua autobiografia, “Una bellissima ragazza” (pubblicata da Mondadori). Non è stato semplice, per il moderatore Mauro Della Porta Raffo, moderare: Ornella si è raccontata senza diplomazia, eccessivi pudori, con una libertà che, qualche volta, si confondeva con una certa severità verso se stessa.

Un fiume in piena di ricordi, di incontri, di esperienze, di note e melodia. Una chiacchierata spesso molto privata, che è partita dai “grandi maestri” del passato. La Vanoni li evoca in una Milano che è scomparsa per sempre. “I grandi maestri erano evidenti, e io ho avuto la fortuna di conoscerli”. La Vanoni parla di Strehler, il regista di cui è stata compagna, deòl compositore Bruno Maderna, della coppia del teatro tedesco Brecht & Weill. Ma soprattutto c’erano luoghi in cui i grandi maestri si incontravano: il Piccolo Teatro, il Bar Giamaica a Brera. “Là si incontravano gli artisti, parlavano, discutevano e così nascevano i nuovi movimenti artistici”. “Ora l’arte dell’incontro non c’è più – rimarca Ornella -, c’è solo la solitudine di Internet”.

A Giorgio Strehler, grande regista, compagno nella vita, fondatore, con Paolo Grassi, del Piccolo Teatro di Milano, riserva una particolare, affettuosa attenzione. “Strehler era tutto teatro”, dice Ornella. A lui si deve l’idea delle “Canzoni della mala” che lei interpreta giovanissima (“ma all’inizio dovevano chiamarsi canzoni da cortile, un’espressione che, però, apparve troppo debole”, rivela la cantante). Dai ricordi Ornella passa agli aneddoti: il grande regista, mentre c’erano le prime dei suoi spettacoli, si chiudeva in bagno. Allora Grassi mandava la “signorina Vanoni” a convincerlo ad uscire. E qui Ornella parla degli uomini, dei suoi amori, delle sue sofferenze d’amore. “Noi donne siamo fatte così: anche se non funziona, anche se non va, noi donne insistiamo, e diventiamo come ‘mocho vileda’”.

Dagli uomini al mondo della canzone. Della Porta Raffo sollecita Ornella a parlare delle altre due regine della canzone italiana: Mina e Milva. E lei non si fa pregare. “Io sono sempre stata più vicina a Mina: nonostante quello che scrivevano i giornali, non siamo mai state nemiche. Sono sempre stata ammirata dalla sua straordinaria vocalità e dalla sua gioiosità”. Più severa, un po’ perfida verso Milva: “quando ha cominciato, non sapeva nemmeno parlare l’italiano”.

Non sono mancati momenti più difficili e profondi, nel generoso e appassionato intervento della Vanoni: come nel caso in cui il discorso ha affrontato gli anni della sua depressione. Un tema spinoso, affrontato con coraggio. “Quando la mente si ammala, quando uno è depresso, il vuoto pneumatico lo circonda”. La Vanoni attribuisce agli uomini l’origine del suo malessere. Anche se, con un guizzo, strappa un sorriso: “Ci sono tante leggende metropolitane su di me, dal fatto che sono stata tutta rifatta alla voce che io sia lesbica. Non è così: mi piacciono le donne, ma non da farci l’amore”.

E Varese? Ci ha anche abitato, a Varese, in via Veratti. Vecchi ricordi della città, di una sua cugina Tibiletti. Una signora del pubblico si alza e interviene. Rimprovera Ornella perchè non ricorda alcuni episodi della sua vita varesina. E lei risponde, fa finta di non capire, sorride. La signora insiste e nasce un siparietto che fa ridere tutti, anche il sindaco Fontana seduto in prima fila.

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4 dicembre 2011
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