Varese

Tagliare costi della politica? Il Consiglio dice: no, grazie

Il Consiglio comunale di Varese

“Non siamo la casta”. “Sono proposte demagogiche”. “A scrivere certe cose i giornali alimentano la tensione sociale”. Si tratta solo di una breve antologia dei pensieri e delle parole che ieri sera, in un Consiglio comunale con ben pochi cittadini presenti (per fortuna), sono salite dal Consiglio comunale per dire no, no  e basta, al taglio dei compensi di consiglieri, assessori e sindaco. Un no trasversale, bipartisan, con l’esercizio del “tiro al giornalista” che si permettesse di definire tutto ciò un comportamento da casta.

Due le mozioni all’ordine del giorno ieri sera: una firmata Alessio Nicoletti (Movimento Libero) e una scritta dal grillino Francesco Cammarata. La prima chiedeva di tagliare i compensi di assessori e sindaco del 10%, e dei consiglieri del 20%, mentre la mozione del Movimenti Cinque Stelle proponeva di tagliare i componsi dei consiglieri del 50%. Niente da fare, le due mozioni sono state velocemente rispedite ai mittenti. E la crisi? E le manovre “lacrime e sangue”? E l’attesa di un segnale da parte dei cittadini? Su tutto è passato un bel colpo di spugna, con un voto del Consiglio che ha visto il centrodestra, Pdl e Lega, e Udc di complemento, quanto mai uniti nel respingere i tagli. Nessun ripensamento, nessuna eccezione. Neppure da parte di chi, come il consigliere Pdl Mauro Pramaggiore, ha votato no ai tagli, ma ha rinunciato, per tutta la consigliatura, a percepire il proprio gettone di presenza.

Qualche eccezione tra le opposizioni. Con l’Udc passato, per qualche istante, in maggioranza, le opposizioni si sono divise. A favore dei tagli si è schierato il Pd e la lista civica “Varese&Luisa”, oltre naturalmente ai proponenti le due mozioni in questione, mentre si è astenuto sulla mozione Nicoletti e ha votato contro la mozione dei grillini il consigliere Sel Rocco Cordì, una scelta che ha destato qualche sconcerto e più di una perplessità tra i banchi dell’opposizione.

Il confronto sui tagli ai gettoni di presenza dei consiglieri è partito con Nicoletti che, tra qualche rumoreggiare tra i banchi, ha spiegato i risparmi annuali che sarebbero derivati a Palazzo Estense dall’applicazione della sua ricetta: tagliare compensi ad assessori e sindaco 50 mila euro, tagliare i compensi dei consiglieri 14 mila euro, tagliare consulenze 50 mila euro, tagliare le indennità dei rappresentanti dei partiti nelle municipalizzate altri 40 mila euro. Nicoletti chiedeva anche lo scioglimento di Avt e Varese Risorse.

Un bel gruzzoletto, non c’è che dire, una cifra che, in un momento di difficoltà come questo, poteva essere utile per pagare servizi e quant’altro. E invece non c’è stato nulla da fare e Nicoletti si è visto rigettare le sue richieste dal voto del Consiglio. Tanti gli interventi in aula, a partire da quello del sindaco Fontana. “Questa è demagogia pura. E’ giusto fare sacrifici – ha detto Fontana -, ma per svolgere il ruolo di sindaco ho quasi abbandonato la mia attività professionale. Un taglio come quello proposto andrebbe ad incidere su una delle poche indennità che mi sono rimaste”.

Morello (Udc) ha ribadito che “è pura demagogia ridurre compensi, come quelli dei consiglieri, che sono già bassi”. E, quanto al sindaco, “con le sue funzioni prenderebbe compensi molto più alti in un’azienda privata”.

Il capogruppo leghista Moroni ha espresso la sua “nausea” nell’apprendere degli arresti di Nicoli Cristiani al Pirellone. ”Qui dentro siamo tutte persone per bene, ed è giusto che ci venga riconosciuto un rimborso, sennò la politica la farà solo chi se le può permettere”.

Voto a favore della mozione Nicoletti da parte del Pd, annunciato dal capogruppo Mirabelli. “E’ una mozione articolata, dato che va a colpire non solo i consiglieri, ma anche assessori e sindaco. In un momento di sacrifici, e di tagli come quelli alla Whirlpool, è necessario mandare un segnale di attenzione a lavoratori e cittadini”. Un “segnale” da inviare alla città condiviso anche dal grillino Cammarata.

Per il consigliere Sel Cordì, “il taglio delle inennità è una forzatura, che non ci fa intervenire sulla causa reale di sprechi e inefficienze”. Cordì ha comunque ricordato di versare le proprie indennità al suo partito. “Resta il fatto – ha concluso Cordì – che una mozione come questa, non ci fa affrontare seriamente il tema”.

Da parte del leghista Porrini durissimo attacco alla stampa. “Non è possibile parlare di casta, vista l’irrisorietà del gettone di presenza. I giornalisti alimentano la tensione sociale”.

Il leghista Monti ha invece ironicamente ringraziato Nicoletti per avere consentito di parlare di inedennità molto basse, e comunque “con la mozione risparmieremmo 14 mila euro su un bilancio del Comune di 150 milioni di euro”.

Dopo il voto contrario del Consiglio alla mozione Nicoletti, si è passati alla mozione presentata da Cammarata, e la discussione ha ripetuto temi e obiezioni precedenti. Unica novità l’emendamento Pd che chiedeva di abolire del tutto le indennità dei consiglieri. Dall’aula sono arrivati un no all’emendamento, e un no alla mozione. E così si è chiusa la seduta.

1 dicembre 2011
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6 commenti a “Tagliare costi della politica? Il Consiglio dice: no, grazie

  1. Mario Martone via Facebook il 1 dicembre 2011, ore 08:32

    La giunta comunale e il consiglio comunale di Varese hanno confuso il consiglio comunale con l’ufficio di collocamento

  2. MF il 1 dicembre 2011, ore 10:54

    Per una volta, caro direttore, sono profondamente in disaccordo con lei. Non è questa la casta, non è questa la lotta alla casta. Non è da qui che si devono recuperare i soldi.

  3. orthensia il 1 dicembre 2011, ore 14:24

    Nessuno stupore, tutto secondo copione; nemmeno il gesto di destinare simbolicamente il gettone di almeno un consiglio a favore della comunità varesina.
    Del resto sono tutte persone perbene(i consiglieri) e le belle persone fanno così.
    Mi stupisce invece il commento del cronista: poco pubblico, per fortuna.
    Per fortuna di chi?Una bella fortuna davvero che ai consigli comunali vadano in pochissimi!Del resto le decisioni prese e (le modalità) riguardano la città di Marte,mica Varese.
    E snella città di Marte, Babbo Natale è morto da un pezzo.

  4. ester il 1 dicembre 2011, ore 15:08

    E si tengano pure i loro compensi,nessuno pretende che lavorino gratis.Ma il taglio di consulenze,della presenza dei partiti nelle municipalizzate e lo scioglimento di Avt edi Varese risorse(Varese Europea e il Santuccio e Varese cinema che fine hanno fatto?) sarebbero demagogia?E poi quanta chiusura,quanta arroganza!La maggioranza decide già tutto a priori,sembrano padroni, nonrappresentanti del popolo eletti x fare l’interesse di tutti!in un momento così difficile, che vergogna!

  5. cittadino superpartes il 1 dicembre 2011, ore 19:07

    Fare il politico e’ volontariato e come ogni volontario non prende compensi,salvo crearseli per leggi votate da loro stessi.Il sindaco Fontana non credo che il medico gli abbia prescritto come cura di dover fare il sindaco, torni a fare l’avvocato e guadagnera’ di piu’ (forse) ma sara’ meno in televisione e sui giornali Idem per tutti gli altri che si credono indispensabili per le sorti comunali, senza interrogarsi sul fatto che ormai i cittadini di tutti loro ne hanno ormai la nausea, arroganti e inaffidabili vedi vicende della brebemi, regionale.” Il lupo perde il pelo ma non il vizio” Mai proverbio fu piu’ azzeccato!!!

  6. gimocchiverdi il 1 dicembre 2011, ore 21:52

    Vorrei riprendere il concetto di volontariato esposto da chi mi ha preceduto applicato alla politica, in particolare nella vita locale. Il rappresentare le istituzioni e’ di per se un grande onore, che nel caso del sindaco lo pone come il piu’ eccellente fra i cittadini, con i requisiti di moralita’ capacita’ gestionali e alto senso del dovere. Il compenso dovrebbe essere una conseguenza di questo stato di cose, non la prima istanza che muove il raggiungimento del primo, facendo dei candidati carte false per raggiungerlo.La questione etica e morale, dovrebbe essere posta con forza in politica e solo al raggiungimento di questo traguardo potremo guardare con fiducia al futuro del nostro paese con una classe dirigente che per prima istanza a cuore l’interesse collettivo e non il proprio tornaconto, applicando ad altri soggetti il rigore, dimenticandosi di esserne loro il primo esempio.Purtroppo la seduta del consiglio comunale consumata a difendere i privilegi di una consorteria, che alla bisogna si ricompatta davanti alla vile pecunia con argomentazioni varie ed obsolote, pur di far rimanere lo status quo in un momento di sacrifici chiesti ai soliti noti, dimostra se ancora ce ne fosse bisogno che per uscire dal pantano occorre azzerare tutto, fosse anche in modo non del tutto democratico.

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