Varese

Di Siero con la testa tra le nuvole. Allo Spazio Lavit

Sergio Di Siero

Una serie di racconti che fotografano la vita quotidiana, che nasconde sempre qualche lato imprevedibile e singolare. A ricercare da anni l’inconsueto della normalità è lo scrittore Sergio Di Siero, che sabato 3 dicembre, alle ore 18.30, presso lo Spazio Lavit di via Uberti 42 a Varese, proporrà, in anteprima assoluta, il suo nuovo libro di racconti “Come le nuvole” (edito da Quirici).

Come sempre accade con Di Siero, non si tratta di una presentazione come le altre. Certo, ci sarà anche una chiacchierata con l’autore condotta dal direttore di Varesereport, Andrea Giacometti, un momento che vedrà la partecipazione di Daniela Zanelli. Una performance di danza vcerrà proposta da Federica e Francesca Brusati, mentre l’intrattenimento musicale è a cura di Fabio Sioli. Nel corso della presentazione e lettura del volume, scorreranno le immagini realizzate da Matteo Carnio e Maurizio Soldà.

Sarà possibile farsi autografare l’opera dall’autore e bere un aperitivo gustando la intrigante mostra in corso di Paolo Fiorellini: Ecce Homo.

Come dice l’introduzione del volume di Di Siero, il quarto pubblicato dall’autore, se è vero che «attraversiamo il cielo come le nuvole», ecco un’antologia di racconti a testimonianza di questo passaggio. Tredici nuvole, tredici storie senza tempo, perché le nuvole di tempo non ne hanno.

Le guardiamo dal basso, e non finiscono mai di stupirci. Da bambini, con il naso all’insù cerchiamo somiglianze, immaginiamo figure, mondi fantastici; le indichiamo col dito credendole lontanissime, e invece…

Soltanto da adulti scopriamo che le nuvole siamo noi stessi.

Un destino beffardo ci trasfigura trasferendoci in un paesaggio surreale, alto, lontano da qui, dalla terra.

Se piove, le nuvole cadono, ma poi risorgono come Cristo, perché sono eterne, sono come i cattivi pensieri e i buoni desideri. Sono le nostre coscienze, forse le anime, sicuramente la nostra parte migliore.

Comunque, dall’alto si prendono gioco di noi, ci ammoniscono: il tempo fugge, nulla si ferma. E non le capiamo, soprattutto, non le ascoltiamo.

Meschini, ci arrabattiamo in tante storie diverse – tredici, per esempio – senza renderci conto che loro, le nuvole, ridono.

 

30 novembre 2011
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