Varese

Pm10 alle stelle da 57 giorni, Legambiente all’attacco

A Varese respirare fa male. I limiti di concentrazione di polveri sottili nell’anno 2011 sono stati superati per 57 giorni, a ieri domenica 27 novembre. Erano stati 38 nel 2010, e manca ancora dicembre, mese di solito negativo per la qualità dell’aria. L’Unione Europea chiede che il Pm10 non superi per più di 35 giorni l’anno la soglia di 50 microgrammi per metro cubo: un traguardo che Varese aveva raggiunto già il 24 febbraio.

Dato che la politica non pare occuparsene con reattività, Legambiente rilancia le proposte già avanzate nel febbraio scorso, quando i rappresentanti del Cigno Verde avevano consegnato direttamente nelle mani del Sindaco Fontana una lettera contenente possibili azioni da intraprendere. Con lo scopo di non arrivare in emergenza, come al solito, nei mesi invernali.

“Siamo consapevoli delle responsabilità ma anche delle difficoltà dell’Amministrazione – dice Dino De Simone, presidente del circolo ambientalista varesino -, perchè l’inquinamento dell’aria non è risolvibile solo con gli strumenti e i poteri a sua disposizione. Però al Sindaco fa capo la salute pubblica locale e quindi ci aspettiamo molta più attenzione e molte più energie affinchè il Comune si faccia promotore di interventi strutturali e di iniziative coordinate con i paesi limitrofi.”

Quindi bene i controlli alle caldaie partiti da poco, così come la possibile sperimentazione dell’asfalto antismog, ma secondo gli ambientalisti di cose da fare ce ne sono molte: “Iniziamo a considerare l’inquinamento una priorità, perchè riguarda la salute dei cittadini, la qualità della vita, l’organizzazione di una città a misura d’uomo e non di auto. Fontana – rilancia De Simone -, in quanto presidente Anci Lombardia, si faccia portavoce anche a livello nazionale perchè abbiamo bisogno di leggi chiare, vincolanti, efficaci.”

L’aria malata in provincia di Varese dipende, secondo il rapporto “Qualità dell’aria” di Arpa Lombardia (l’agenzia regionale per la protezione ambientale), per il 40% dalle combustioni non industriali e per il 39% dal trasporto su strada.

Ecco dunque alcune azioni che Legambiente chiede al Comune capoluogo di intraprendere subito: fare i controlli delle violazioni del codice della strada e per tutte le emissioni inquinanti fisse e mobili, in primo luogo per i camion euro 0, 1, 2; chiedere ai cittadini di abbassare il riscaldamento delle abitazioni a 19 gradi e abbassare la temperatura negli stabili pubblici e nei negozi (20 gradi sarebbe una norma d’igiene da applicare tutto l’anno); indire blocchi del traffico domenicali ma anche nei giorni feriali dopo un determinato numero di giornate in cui il Pm10 oltrepassa i limiti; istituire aree a 30 Km/ora, cominciando attorno a qualche plesso scolastico; obbligare i negozi a chiudere le porte, evitando un inutile spreco di energia e di soldi; istituire dei bus navetta a pagamento che dai parcheggi esterni alla città vadano in centro durante le settimane precedenti il Natale, vietando alle auto di percorrerlo.

Tra le misure strutturali, l’associazione da tempo propone di: istituire un tavolo permanente tra il Comune di Varese, i Comuni limitrofi, l’Asl e l’Arpa che lavori tutto l’anno, per evitare di convocare gli enti interessati per la prima volta nel pieno dell’emergenza; assicurare nuovi investimenti per il trasporto pubblico locale e considerare la politica del TPL come centrale anche in funzione anti-inquinamento, razionalizzando e potenziando le corse e sostituendo gli autobus inquinanti; sostituire il parco veicoli della pubblica amministrazione con vetture a basso impatto: a metano, elettriche, ibride; varare progetti a basso costo a sostegno della mobilità sostenibile: percorsi ciclabili, estensione delle isole pedonali, servizi di trasporto pubblico a chiamata; allestire in Comune una centrale della Mobilità, con un Mobility Manager al servizio di tutte le grandi utenze: Ospedale, Scuole, Università, Provincia; rilanciare con convinzione il bike sharing e diffondere la pratica del car-sharing; rimuovere gli ostacoli burocratici e facilitare gli investimenti di risparmio energetico e l’applicazione di pannelli solari e altre tecnologie pulite e rinnovabili; considerare le scuole il luogo privilegiato per l’educazione ambientale, sostenendo progetti come il pedibus ed il bicibus; seguire l’esempio di Torino e Genova che hanno aderito al Patto europeo dei Sindaci e hanno dato il via libera a piani per ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 30%.

28 novembre 2011
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