Castellanza

L’anno del Liuc si apre all’ombra dell’euro in crisi

L'inuagurazione dell'anno accademico al Liuc di Castellanza

Taglio del nastro per l’anno accademico 2011/12 all’Università Carlo Cattaneo -Liuc nel segno dei grandi temi dell’attualità. Un’inaugurazione segnata anche dalla recente nomina a rettore del professor Valter Lazzari, che ha riassunto in tre termini i cardini del progetto di crescita professionale e personale che la Liuc si impegna a proporre ai suoi studenti, ovvero opportunità, capacità e comunità. Sul tema delle opportunità: “Che cosa significa – ha detto Lazzari – nel periodo della grande recessione e globalizzazione dagli effetti ignoti generare o, almeno indicare, “opportunità” per giovani studenti? Nella prospettiva della Liuc, si tratta, in primo luogo, di fare il massimo del possibile per garantire pari opportunità di accesso all’educazione superiore, abbattendo barriere sia informative, sia economiche. Il diritto allo studio superiore, e di qualità, per giovani di talento resta il mezzo migliore per promuovere quella mobilità sociale di cui necessita ogni società che desideri crescere, promuovere l’efficienza e assicurare l’equità. La Liuc è da sempre impegnata, per quanto le è possibile, e forse anche più, a tal fine”.

E ancora, sul tema delle competenze: “La capacità della Liuc di generare e trasmettere competenze si estrinseca primariamente, ma non solo, nella sua attività di ricerca e di docenza. L’ambiente e le modalità di apprendimento, qui, in Liuc fanno leva anche su altre iniziative che si pongono al contorno di quelle tradizionali (i peripherals), ma che non sono affatto collaterali nel nostro progetto formativo. Intendo qui, ad esempio, le attività finalizzate ad affinare le capacità personali dei nostri studenti (progetto skills & behaviour; i corsi di intelligenza emotiva e relazionale per il business), le attività sportive e quelle dei gruppi studenteschi”.

E da ultimo, sul tema della comunità, Lazzari ha fatto riferimento ad una prima azione collettiva di straordinario rilievo, quella che ha permesso la fondazione dell’Università nel 1991, ovvero lo sforzo congiunto di 300 imprenditori e dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Una comunità articolata, che include studenti, docenti, personale tecnico – amministrativo, recruiters e alumni Liuc: questi ultimi ricoprono “una funzione cruciale in quanto veri ambasciatori dell’università nei loro luoghi di impiego, anche solo con la loro presenza”.

Al presidente Liuc, Paolo Lamberti, il compito di anticipare alcuni importanti cambiamenti che interesseranno la Liuc nei prossimi mesi: “E’ previsto un adeguamento dello Statuto per poter disporre della base normativa interna sulla quale innestare azioni in grado di portare ad un miglioramento delle performances complessive dell’Ateneo. Inoltre, avvieremo “un processo che abbiamo chiamato “re-branding” per significare che non si tratta solo di adottare un nuovo brand (che comunque ci sarà) ma di fornire alle varie e ormai molteplici attività di Liuc un’immagine e una valenza unitaria e riconoscibile e un’attività di fund raising”.

Un percorso dagli obiettivi molto chiari: “Sappiamo – ha continuato il presidente – di dover mantenere integra quella spiccata propensione all’innovazione continua che ci ha fin qui contraddistinto e che ci ha accompagnato nel primo ventennio di attività. Sappiamo anche che, per un ateneo come il nostro, l’interscambio con la realtà esterna è condizione indispensabile per mantenere viva la propensione all’innovazione. Ed è esattamente ciò che abbiamo sempre fatto”.

Sebastiano Signò, rappresentante degli studenti in Consiglio di amministrazione, ha messo in luce nel suo intervento l’importanza del contributo degli studenti per la crescita dell’università: “In questi anni il ruolo dello studente è cambiato completamente: da semplice studente che si limitava a seguire le lezioni per arrivare alla laurea, si è passati ad uno studente che dialoga con l’università e porta i suoi problemi e suggerimenti ai vertici”.

Spazio, come si diceva, alla crisi economica, nei due interventi che hanno caratterizzato la seconda parte della cerimonia, a partire da quello di Massimo Della Ragione, partner Goldman Sachs, a cui è seguito quello del professor Alberto Malatesta, ordinario di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Giurisprudenza Liuc. Una scelta ben precisa, quella dei vertici dell’università, che hanno voluto un professional ed un accademico, come nella tradizione della Liuc, università del sapere e del saper fare.

“Quella che stiamo affrontando – ha detto Della Ragione – è una crisi figlia della precedente crisi del 2007/08, nata in America per effetto dei mutui sub prime e poi arrivata anche in Europa, dove le banche hanno avuto ed hanno necessità di ricapitalizzarsi e rifinanziarsi”.

Guardando al sistema finanziario europeo ed a quello americano emergono poi alcune differenze: il primo in termini di attivi si rivela essere il doppio del secondo ed è basato molto di più sui prestiti e sui titoli governativi, ma anche su un mercato interbancario che invece in America non esiste”.

Della Ragione ha illustrato le diverse ricadute che la crisi ha avuto sui paesi europei (dalla Grecia all’Irlanda, dal Portogallo alla Francia) fissando a inizio 2012 la data auspicabile per una risoluzione della crisi stessa, in vista del necessario rifinanziamento delle banche europee (si parla di un ammontare pari a 750 miliardi di euro).

“E’ importante – ha continuato – riattivare il meccanismo di funzionamento dei mercati per far fronte anche al rischio break up (rottura) dell’euro: se si verificasse, gli investitori si ritroverebbero a non sapere quale è la loro exit strategy, con conseguenze economiche molto negative per l’economia reale”.

Guardando alla situazione del Paese, Della Ragione ha sottolineato come ci troviamo in una fase estremamente delicata ma ha lanciato anche alcuni messaggi positivi: “Siamo dotati di strutture importanti per quanto riguarda l’export e anche sul versante della competitività, certamente calata, ci sono le premesse per invertire la tendenza. Al centro di questo processo non ci può che essere l’education, un passaggio per evitare o comunque affrontare le crisi. Con essa aumenta la produttività e migliora la qualità della forza lavoro”.

Il professor Malatesta ha affrontato il tema da un punto di vista più strettamente istituzionale, delineando il quadro dei mutamenti avvenuti con la crisi: “Nel 1992 a Maastricht era stata disegnata un’Unione economica e monetaria ispirata a principi ben precisi, tra i quali il divieto della Bce di acquistare titoli di debito degli Stati membri e quello per cui ogni Stato è responsabile dei propri debiti. Con la crisi il quadro muta sensibilmente e l’assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà diventa la regola, con la Bce che interviene sui mercati secondari e la creazione del cosiddetto Fondo salva Stati e del futuro Meccanismo europeo di stabilità”.

Il professore ha poi delineato tre possibili scenari per il prossimo futuro: “Il primo, drastico, è l’uscita dall’euro, che tuttavia presenta alcune difficoltà giuridiche; il secondo un rafforzamento del coordinamento e della sorveglianza su violazioni del patto di stabilità e degli obblighi in tema di bilancio ivi previsti; il terzo, più auspicabile, coincide con una costruzione di una vera politica economica unica e una gestione almeno parzialmente sovranazionale di bilancio”

 

28 novembre 2011
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