Varese

Zat’ar al Nuovo, cronache da un territorio spaccato

Prosegue la bella rassegna, promossa da Filmstudio 90, che ha per titolo “Note di scena”, giovedì 24 novembre, alle ore 21, con lo spettacolo teatrale “Za’tar” di Daniele Braiucca, un bello spettacolo con musica live, messo in scena al Cinema Teatro Nuovo di Varese dalla compagnia varesina “Teatro Elidan” e tratto dal libro “Muri, lacrime e Za’tar” di Gianluca Solera.

Za’tar è un insieme di erbe aromatizzate usate come condimento per diverse pietanze nella cucina araba e mediorientale. Sono erbe capaci di crescere e resistere a qualsiasi situazione ambientale avversa e simboleggiano, sia nel libro che nello spettacolo teatrale, il radicamento profondo alla terra e
alle proprie origini.

Za’tar è il titolo dello spettacolo, ma anche di un progetto di collaborazione con ex combattenti sia israeliani che palestinesi, uniti nell’organizzazione “Combatants for Peace” che tenta di elaborare una prospettiva di pace e di tolleranza. Tratto da un libro di Gianluca Solera e diretto da Daniele Braiucca, con musiche e video di Ermanno Librasi, lo spettacolo è basato, oltre che sulle testimonianze raccolte da Gianluca Solera, anche su quelle di personalità ed artisti che hanno vissuto direttamente l’esperienza della guerra nei territori occupati.

Come ha scritto lo stesso Solera, “Muri, lacrime e za’tar è un viaggio che evita i tour organizzati e le propagande ufficiali per scoprire luoghi e persone di una terra che non trova pace, dove un’umanità prigioniera dell’ultima ideologia etnocoloniale resiste affidandosi alla forza travolgente della vita e a certe piccole cose, come lo za’tar (il timo) nell’olio d’oliva, in cui si intinge il pane casereccio. In tempi nei quali si sta cercando di cancellare l’identità della Palestina dalle cartografie, ho registrato segni e parole, e documentato sia la sofferenza palestinese che le conseguenze sociali e umane dell’occupazione sugli israeliani. Incontrando politici e difensori dei diritti umani, rifugiati e coloni, rabbini e patriarchi, soldati e detenuti, contadini e tassisti, ho ricostruito il quadro di una terra spaccata. Nelle storie personali raccontate, nei diari di viaggio dalle città dei territori occupati e di Israele, negli incontri con i prigionieri morali e materiali di questo conflitto, ebrei e arabi, c’è un muro che cresce e guadagna metri, dividendo madri e bambini, oppressori e oppressi. Ma tra i muri ritroviamo fessure che le persone di buona volontà, o quelli che disperatamente cercano di vivere con dignità, sanno vedere, passandoci attraverso.”

23 novembre 2011
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