Economia

Banco Popolare si riorganizza, Fiba Cisl alza la guardia

Fiba Cisl e Cisl di Varese analizzano la situazione del Gruppo Banco Popolare

Riorganizzare, ristrutturare, ottimizzare, tanti sono i  nomi per dire crisi. Una crisi che spinge a cambiare, a rispondere alle sfide, ad innovare. E questo vale anche per il settore bancario, che come ogni altro settore è investito da processi di riorganizzazione societaria e territoriale.

Questa mattina riflettori puntati sul gruppo Banco Popolare, 300 dipendenti, 50 sportelli complessivi, un gruppo bancario oggi radicato nella provincia di Varese e nell’Altomilanese con gli sportelli di tre istituti bancari: la Popolare di Lodi, la Popolare di Novara e il Credito Bergamasco. Del gruppo fa parte anche la Aletti, ma che offre servizi di private banking e non ha sportelli aperti al pubblico. A giugno è stato presentato un Piano industriale che prefigura preoccupanti scenari di un’ampia riorganizzazione.

Come hanno sottolineato i dirigenti della Fiba Cisl di Varese, in momenti come questi è necessario tenere alta la guardia. Con il 27 dicembre la Lodi e la Novara si fonderanno in un’unica realtà, il nuovo Banco Popolare, mentre il Bergamasco resterà con un marchio autonomo e propri sportelli. Accadrà così che due banche, appartenenti alla medesima realtà, saranno presenti nel Varesotto e nell’Altomilanese, con il rischio di raddoppiamenti, sovrapposizioni, situazioni che potranno comportare anche taglio di filiali e mobilità del personale da un territorio ad un altro.

Un processo che, però, potrebbe portare anche altri effetti. “Abbiamo conosciuto il Piano industriale in cui si presenta questo processo di ottimizzazione – spiega Gianni Vernocchi, rappresentante Fiba Cisl alla Lodi di Gallarate -. Nel Piano si propone un ampliamento quantitativo delle Direzioni locali del gruppo, che da 63 passerebbero ad 80. Non vorremmo che in questo cambiamento venisse ridimensionata la Direzione dell’Area Affari e del Centro Imprese Corporate di Gallarate della Popolare di Lodi”.

Sì, perchè questa realtà gallaratese è il segno di un forte radicamento territoriale: continua Vernocchi, “riprende la tradizione dell’ex Banca Industriale Gallaratese sorta nel 1923, e poi rappresenta l’unica sede direzionale sul territorio del Varesotto e dell’Alto Milanese”. Il sidacato e i lavoratori difendono così un aggancio reale al territorio. Così come insistono a sottolinerare il ruolo della sede gallaratese della Popolare di Novara oltre alla sede varesina del Bergamasco.

Un radicamento che non è un fattore astratto. Come rimarca lucidamente il segretario generale della Cisl di Varese, Carmela Tascone, “sguarnire il territorio della ‘testa’ del gruppo, l’ufficio direzionale, oltre che non valorizzare le tante competenze e professionalità presenti negli istituti del gruppo, significa mostrare meno attenzione nei confronti delle domande del territorio, delle richieste di piccole imprese e famiglie. Una iattura, soprattutto in un momento di crisi come questo e con una normativa europea che stringe il credito verso le realtà produttive”.

Come hanno sttolineato anche Alberto Broggi, segretario generale Fiba Cisl Provincia di Varese, e Fedele Trotta, segretario provinciale organizzativo Fiba Cisl Provincia di Varese, si tratta di una battaglia per il rilancio dell’economia locale e le realtà manifatturiere del territorio, oltre che in difesa dei posti di lavoro dei dipendenti del grupo bancario. Una ragione che ha portato la Provincia di Varese a condividere l’allarme della Fabi Cisl di Varese, sottoscrivendo un documento di analisi e prospettive della ristrutturazione. Che, a sentire i rappresentanti sindacali, non dovrebbe comportare licenziamenti, ma solo prepensionamenti volontari o pensionamenti naturali, che non verrebbero poi sostituiti.

23 novembre 2011
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